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#110626 - 08/02/2012 17:29 ingegneria naturalistica
nuvola Offline
Junior Member

Registered: 08/02/2012
Post: 5
Salve sto facendo una tesi sull'ingegneria naturalistica. Qualcuno saprebbe dirmi come mai a seguito della realizzazione di una palificata viva il coefficiente di sicurezza aumenta e come si può fare a quantificarlo?
Grazie
Cordiali saluti


Edited by nuvola (08/02/2012 17:30)

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#110628 - 08/02/2012 17:38 Re: ingegneria naturalistica [Re: nuvola]
GeofranzDesio Offline
Member

Registered: 26/07/2005
Post: 565
Loc: Desio, Monza e Brianza, Lombar...
Ciao
prova a sentire qualcuno dell'AIPIN (associazione per l'ingegneria naturalistica)
www.aipin.it

Francesco

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#110751 - 12/02/2012 02:31 Re: ingegneria naturalistica [Re: nuvola]
Don Chisciotte Offline
Member

Registered: 11/02/2012
Post: 100
Loc: città natale di A. Stoppani

Sono opere elementari, realizzate con criterio ingegneristico già un centinaio di anni fa (Valentini, 1912).

Il principio di funzionamento è assimilabile a quello di un muro a gravità. La sua funzione è quella di resistere fisicamente (struttura in legno a più livelli legata tramite graffe metalliche e incastri), finchè non viene sostituita nell'effetto stabilizzante dalle piante che vengono fatte crescere al suo interno (tramite talee e/o piante radicate da vivaio).

Questo tipo di struttura, essendo un alternativa ad un'opera a gravità di tipo tradizionale, rende necessarie una serie di verifiche statiche che ne confermino la stabilità nel periodo transitorio, durante il quale non si può fare affidamento sul contributo delle piante stesse.
Le verifiche di stabilità possono essere condotte, considerando anche le loro evoluzioni temporali (Preti e Cantini, 2002).

Essenzialmente il dimensionamento è riconducibile a problemi di equilibrio di forze in condizioni statiche, dove il manufatto è considerato come un corpo un rigido indeformabile.
Le azioni stabilizzanti sono date dal peso della struttura (legname, materiale sciolto di riempimento, e materiale sciolto di copertura) e dalle caratteristiche di resistenza al taglio dei terreni, mentre le azioni destabilizzanti sono legate alla spinta delle terre lungo pendio e dall'eventuale spinta idrostatica e all'azione sismica.
Inoltre occorre tenere in considerazione anche le azioni interne, procedendo alla verifica a flessione dei correnti interni e alla verifica al taglio dei correnti in prossimità delle chiodature.La prima permette di dimensionare il diametro dei correnti interni e l’interasse tra i traversi in maniera che gli elementi longitudinali non cedano a causa delle sollecitazioni di flessione prodotte dalla spinta del terreno retrostante, la seconda riguarda il corretto dimensionamento della sezione dei correnti in modo che resistano opportunamente alle sollecitazioni di taglio in prossimità dei vincoli, ovvero delle chiodature corrente-traverso.


Per una verifica rigorosa potrai fare riferimento allo:
- “Schema di calcolo di una palificata viva “ (Cornelini, Zoccoli, 1995);

Per un dimensionamento speditivo ti consiglio:
- F.Morra "IL DIMENSIONAMENTO SPEDITIVO DELLE PALIFICATE IN PARETE DOPPIA"

Esistono ormai da diversi anni numerose pubblicazioni e testi inerenti tali opere, in particolare valuta attentamente i casi di insuccesso e gli accorgimenti necessari per evitarli/limitarli...


dai un'cchiata inoltre al software EcoGrib per il dimensionamento speditivo di palificate vive e al suo manuale che potrai trovare qui in versione DEMO: http://www.inverde.it/ecocrib.html
_________________________
I tre grandi stupidi del mondo: Gesù Cristo, Don Chisciotte, e io.
Simon Bolívar

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#111008 - 16/02/2012 12:10 Re: ingegneria naturalistica [Re: Don Chisciotte]
nuvola Offline
Junior Member

Registered: 08/02/2012
Post: 5
Grazie mille per le risposte.
Negli appunti di F.Morra "IL DIMENSIONAMENTO SPEDITIVO DELLE PALIFICATE IN PARETE DOPPIA" si parla di chiodatura tangenziale e passante...mi saprebbe spiegare la differenza?nella chiodatura passante c'entra forse il fatto che vengono praticati degli inviti sul legno sottostante in modo che stia più fermo (ed è per questo che la assimila a una trave incastrata agli estremi) e si utilizzano i chiodi invece che le graffe??

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#111094 - 19/02/2012 12:32 Re: ingegneria naturalistica [Re: nuvola]
Don Chisciotte Offline
Member

Registered: 11/02/2012
Post: 100
Loc: città natale di A. Stoppani
Da un punto di vista funzionale le graffe o i chiodi, conferiscono alla struttura lignea nei punti di sormonto dei pali (longitudinali Vs trasversali), un incastro agli estremi, così da garantire (assieme ad altri accorgimenti costruttivi) la stabilità interna dell'opera.

Oltre a chiodi e graffe, ormai da diverse decine di anni si usa generalmente utilizzare tondini di d'acciaio ad aderenza migliorata; meno comuni, sono i bulloni. Le viti no, per ovvie questioni commerciali e pratiche!

Ognuno di essi ha una differente modalità di installazione (es. per i tondini occorre foratura+inserimento per battitura, mentre le graffe sono più rapide > sola battitura), un diverso grado di efficacia e resistenza....durabilità....grin


....(per le diverse varianti e accorgimenti costruttivi)....dai un'occhiata ai numerosi manuali e "Quaderni delle opere tipo" di I.N. pubblicati dalle diverse Regioni, Province, Autorità di Bacino, ISPRA, ecc., negli ultimi 20 anni......molti dei quali on-line.....

....per quanto riguarda il contributo alla stabilità sul lungo periodo dato dalle essenze vegetali, per le verifiche globali, esistono numerose pubblicazioni nazionali e internazionali.....per una bibliografia di riferimeno sull'argomento ti lascio quella che troverai alla fine di questo articolo di F.Preti e F. Giadrossich:
http://www.hydrol-earth-syst-sci.net/13/1713/2009/hess-13-1713-2009.pdf
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