Ciao a tutti.
Stamattina, mentre studiavo per prepararmi ad un concorso che probabilmente non si farà mai, ho avuto un’illuminazione.
Cito, dal testo che mi ha suscitato tanto interesse (A. Scaglioni, “Elementi di geologia agraria”, ed. Geo-Graph, 1991):
“Le emergenze geologiche, in senso lato, essendo disperse e fra loro distanti … e per di più nella maggior parte dei casi sconosciute al pubblico, richiedono iniziative che coinvolgano più aziende non in diretto rapporto fra loro. I referenti del geologo dovrebbero essere quindi le associazioni di categoria o gli Enti Pubblici (Enti Provinciali del Turismo, Comunità Montane, etc.).
La funzione del geologo sarà quindi quella di censire tutte le emergenze, anche quelle meno spettacolari, e illustrarle sotto tutti gli aspetti in modo comprensibile anche dalle persone di media cultura.
È un settore decisamente nuovo che apparentemente sembrerebbe potere appartenere più al geomorfologo che al geologo, ma in realtà richiede una cultura di tipo eclettico, che difficilmente si concilia con una forma mentis specialistica in quanto si hanno anche fenomeni geologici non eclatanti, pur tuttavia di elevato interesse didattico e scientifico…”.
Ecco, ho pensato, questo è il lavoro che ho sempre sognato (pur senza saperlo!): girare per il territorio, analizzare, rilevare, censire, fotografare, poi tornare a casa per studiare, approfondire, confrontare… ed infine sedersi davanti ad un computer per produrre il frutto di tanto lavoro: una guida, o qualsiasi altra cosa. Il tutto, ovviamente, avvalendosi anche della collaborazione degli specialisti di volta in volta più adeguati, confrontandosi umilmente con loro, evitando di diventare “tuttologi”. Questo darebbe anche la possibilità di dare al proprio lavoro quel risvolto sociale a cui ho da sempre aspirato, perché, come dice sempre il Doglioni nel libro di cui sopra, “le emergenze per la cui salvaguardia occorre intervenire e operare per farle amare dalle comunità che le ospitano sono i nidi di fossili ed i filoni cristallini, oggetto di un vergognoso saccheggio; sono le sorgenti a cui la tradizione popolare attribuisce proprietà terapeutiche, sommerse dagli insediamenti urbani ed industriali; sono gli antichi circhi glaciali appenninici riempiti con centri sciistici e le cui morene sono manomesse dalle cave; sono le cavità carsiche o paracarsiche riempite di pattume … Spirito di osservazione e amore per la propria terra sono sufficienti per apprezzare quello che da sempre si è avuto davanti agli occhi e non si è mai visto, per amare anche quella parte dell’ambiente che non palpita ma che è il substrato su cui si sviluppa la vita, ed infine per non calpestare più – invece di camminarvi sopra – quella terra che gli antichi ritenevano, forse non del tutto a torto, che ci fosse madre”. Sto sognando, vero? Vi prego, ditemelo, se pensate che mi stia illudendo. Per questo che ho pensato di rivolgermi a voi.
Sono una geologa umbra non abilitata, che attualmente lavora come geometra in un Ente Pubblico con un contratto di LSU (quindi, senza contratto!!!), e mi chiedo se tra voi ci sia qualcuno che abbia voglia di darmi informazioni, critiche, disillusioni, consigli, suggerimenti per tentare di avvicinarmi in qualche modo al mio sogno: a chi rivolgermi, oppure se tale strada è già stata percorsa ed esaurita…qualsiasi cosa, insomma. Pensavo anche che forse, con qualche altra persona agli inizi, come me, si potrebbe tentare la strada dell’autoimprenditorialità, ricorrendo alla famosa legge 12, per i contributi all’imprenditoria giovanile, o quelli all’imprenditoria femminile…o qualsiasi altra cosa!
Vi prego, fatevi sentire numerosi.
Scusatemi per la lunghezza, grazie e un saluto a tutti.
Debora