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Originariamente inviato da: Antonio Scaglioni
Ho molto aprezzato la dotta disquisizione sopra esposta però non ho rilevato alcuna indicazione operativa nell'immediato, che nel momento attuale sono le più necessarie.

Non vengono indicati i possibili interventi d'urgenza per ridurre o addirittura eliminare quanto prima l'arretramento dell'arco di distacco, nè se la consistenza del corpo di frana è tale da permette l'accesso ai mezzi meccanici per eseguire i primi fossi per smaltire le acque e svuotare eventuali laghetti di ristagno, nè vengono indicati i punti più soggetti ad rilevare la velocità della possibile l'evoluzione del movimento franoso (utilizzando semplicissime "spie"), nè se la massa franata al piede viene erosa da un corso d'acqua e in tale caso se vi è la possibilità di una immediata deviazione del filone della corrente, nè le zone in cui i fabbricati sono da abbattere e quelle nelle quali possono essere recuperabili nell'immediato futuro.

Insomma vongono affrontati i problemi solo in termini accademici e non gli interventi nell'immediato che sono quelli che servono alla popolazione ed alle autorità competenti.

Presumo che siate giovani per cui il vostro operato è comprensibile, quello che è meno comprensibile è invece che queste cose nelle università non mi risulta vengono insegnate, nè mi risulta che i nostri Ordini regionali le affrontino nel varie conferenze dell'aggiornamento portando eventualmente i partecipanti al "capezzale del malato".




Antonio sei prontamente servito,

i lavori di escavo li stanno facendo (e lo avevo già detto nel primo report), per far drenare le acque e già hanno fatto tanto. Hanno fatto addirittura già una pista fino al laghetto che si è formato in testata a causa dello sbarramento del fosso (quello che si vede troncato) e ieri stavano già posizionando la condotta di drenaggio.

La provincia sta facendo eseguire, oltre ai lavori nel corpo di frana, dei sondaggi a monte del punto più interno del coronamento ed è lì che ho preso i dati che hanno validato la stratigrafia che avevo desunto inizialmente solo da un rilevamento speditivo, ma naturalmente per motivi deontologici e di profondo rispetto che nutro per il collega (di cui sono molto amico) che sta seguendo i lavori, non ho divulgato e NON divulgherò.

Per il momento operare sulla scarpata e sul coronamento è impossibile e sarebbe veramente da suicidio, visto che la scarpata è praticamente verticale, estremamente instabile e con continui distacchi ed arretramenti (già dove stanno facendo il sondaggio non è che siano veramente in sicurezza).

Per quanto riguarda il monitoraggio sono stati tempetivamente installati una serie di coni ottici e relativa stazione totale e credo che installeranno degli inclinometri nei pozzi dei sondaggi.

Per il momento non si parla di manufatti da abbattere, questo dipende dall'evoluzione della frana e dagli interventi che verranno pianificati per la messa in sicurezza della scarpata.

Non siamo dei pivellini, forse un po' incoscenti sì, visto che siamo stati letteralmente sul coronamento oltre le fessure dei futuri e sicuri distacchi (che si possono verificare in qualsiasi momento e senza preavviso, proprio due giorni fa è venuto giù un altro pezzo della parte a sinistra del fosso), rischiando di andare giù per 50 m e abbiamo pure rischiato anche una denuncia per essere entrati nella zona rossa nonostante l'ordinanza di sindaco, prefetto ecc.

Insomma forse non ti sei reso conto, come tanti altri, della complessità e della vastità del fenomeno (ma lo capisco perché se non ci vai di persona non te ne puoi fare un'idea), si parla di 1,5-2 mln di m^3, e della difficoltà di intervento, visto il continuo evolversi della frana.

Noi siamo stati più volte anche in comune e ci siamo messi a disposizione GRATUITAMENTE per eventuali rilevamenti e consulenze.

Nel 2005 il nostro ordine ci ha portato "al capezzale" come dici tu, della frana di Cavallerizzo per una "lezione" sul campo con tanto di ricercatori cnr e geomorfologi e Geoalfo può confermare, quindi, come vedi almeno il nostro ordine, almeno il passato consiglio, si muoveva bene, ora aspettiamo di vedere come agirà l'attuale.
E ieri addirittura abbiamo proposto all'assessore, passata la fase emergenziale, vista l'irrimediabile perdita di una fetta di territorio comunale e privato, di fare la richiesta di istituzione di un geosito per campi didattici.

Comunque quando sarà pronta la galleria fotografica vedrete tutte queste cose, almeno in foto e vi renderete conto di dove siamo stati.


L'intenzione supera l'azione
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sono d'accordo ben esposto
rimangono le mie osservazioni cui se vuoi puoi dare risposta
è fondamentale il modello di riferimento per ragionare


michele conti
fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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A parte i primi interventi di stabilizzazione superficiale, come vedreste un campagna di indagine con tecnica ReMi sul corpo di frana e zona circostante per identificare i vari livelli e/o interfacce?

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Da quello che hai descritto operi in modo giusto.

Un appunto: sul bordo di frana di quell'altezza non ci si deve andare ma se è proprio indispensabile ci si va bene imbragati a corda di sicurezza bene ancorata.

Felicitazioni per l'idea dei geosito per campi didattici. Ai miei tempi non si parlava ancora di geositi, tanto meno didattici.

A proposito di inclinometri: messi in questa fase finiranno con il rompersi subito, poi la frana è talmente profonda che agli effetti pratici non è che diano un grande contributo per definite gli interventi di consolidamento all'interno del corpo di frana. Sono utilissimi invece per controllare se si hanno mivimenti nell'area a monte dell'arco di distacco.

Circa poi i ricercatori ed i geomorfologi vanno ascoltati se hanno un'esperienza pratica e non teorica e va verificato se hanno il coraggio di firmare quello che propongono (ai miei tempi c'è stato un famosissimo cattedratico che regolarmente spariva dopo aver pontificato).



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Originariamente inviato da: michelec

rimangono le mie osservazioni cui se vuoi puoi dare risposta

michele a cosa ti riferisci in particolare?
ho letto tutti i tuoi post e concordo appieno su ciò che hai scritto

Originariamente inviato da: Antonio Scaglioni
Da quello che hai descritto operi in modo giusto.

Un appunto: sul bordo di frana di quell'altezza non ci si deve andare ma se è proprio indispensabile ci si va bene imbragati a corda di sicurezza bene ancorata.

infatti ho detto che siamo degli incoscenti e anche se si è trattato di pochi minuti, giusto il tempo per fare le foto, così a freddo ripensandoci non so se lo rifarei, però sai è stata troppo forte la tentazione.

Originariamente inviato da: Antonio Scaglioni

A proposito di inclinometri: messi in questa fase finiranno con il rompersi subito, poi la frana è talmente profonda che agli effetti pratici non è che diano un grande contributo per definite gli interventi di consolidamento all'interno del corpo di frana. Sono utilissimi invece per controllare se si hanno mivimenti nell'area a monte dell'arco di distacco.

è solo una mia supposizione. Sono d'accordo con te che se verranno installati, verrà fatto a monte, perché vicino al coronamento non ha senso.

Originariamente inviato da: Antonio Scaglioni

Circa poi i ricercatori ed i geomorfologi vanno ascoltati se hanno un'esperienza pratica e non teorica e va verificato se hanno il coraggio di firmare quello che propongono (ai miei tempi c'è stato un famosissimo cattedratico che regolarmente spariva dopo aver pontificato).

era gente con i controco****ni con tanto di studio di alto livello sul fenomeno


L'intenzione supera l'azione
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tra le altre questa "fatte queste analisi che inquadrano bene la situazione (a proposito c'è qualche sezione) bisognerebbe passare alla seconda e più importante fase di comprensione del fenomeno ossia sezioni interpretative (profondità del corpo frana) meccanismo di innesco e cause preparatorie e scatenanti e non ultimo l'attività residua (misurata del fenomeno)
senza queste e senza capire cosa è successo non si può fare prevenzione infatti come si fa a prevenire quello che non si conosce?"


michele conti
fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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Vi segnalo un link del sito dell'Ordine dei geologi della Calabria che riporta una analisi sulla frana di Maierato del dott. Scalamandrè.

http://www.ordinegeologicalabria.it/areadue.asp


Quello che facciamo
è soltanto una goccia nell'oceano.
Ma se non ci fosse quella goccia
all'oceano mancherebbe.
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molto istruttivo ed esplicativo
ma quella è una evidente grande paleofrana riattivatasi
ntare come il borgo vecchio sia in zona sicura e come strade e nuovi insediamenti abbiano occupato la nuova zona
la dice lunga il fosso e le contropendenze della zona cacuminale del dosso franato


michele conti
fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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Originariamente inviato da: Ása-Þórr

Originariamente inviato da: Antonio Scaglioni

Presumo che siate giovani per cui il vostro operato è comprensibile, quello che è meno comprensibile è invece che queste cose nelle università non mi risulta vengono insegnate, nè mi risulta che i nostri Ordini regionali le affrontino nel varie conferenze dell'aggiornamento portando eventualmente i partecipanti al "capezzale del malato".


Nel 2005 il nostro ordine ci ha portato "al capezzale" come dici tu, della frana di Cavallerizzo per una "lezione" sul campo con tanto di ricercatori cnr e geomorfologi e Geoalfo può confermare, quindi, come vedi almeno il nostro ordine, almeno il passato consiglio, si muoveva bene, ora aspettiamo di vedere come agirà l'attuale.


Ricordo bene il convegno a cerzeto...purtroppo l'escursione me la sono dovuta perdere...ma so che per molti è stata una bella esperienza....certamente da ripetere in altri contesti.

I colleghi vibonesi quando c'è stata l'alluvione a Bivona e a Marina nel mi sembra 2007 (correggimi Asa che sono stanco....e non connetto) hanno prestato gratuitamente assistenza alle squadre di rilevamento della protezione civile, e questo gli fa onore!!!

Comunque vi allego il link del reportage fotografico predisposto dal collega Ceravolo e pubblicato sul sito internet dell'ordine dei geologi della calabria.

http://www.ftpfast.eu/ftp/file_system/geologicalabria/angela/Dossier_Fotografico_Frana_Maierato.pdf


quandu u sceccu non voli mbiviri...ambatula mi nci frischi...
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Originariamente inviato da: GEOALFO

Ricordo bene il convegno a cerzeto...purtroppo l'escursione me la sono dovuta perdere...ma so che per molti è stata una bella esperienza....certamente da ripetere in altri contesti.

I colleghi vibonesi quando c'è stata l'alluvione a Bivona e a Marina nel mi sembra 2007 (correggimi Asa che sono stanco....e non connetto) hanno prestato gratuitamente assistenza alle squadre di rilevamento della protezione civile, e questo gli fa onore!!!

Comunque vi allego il link del reportage fotografico predisposto dal collega Ceravolo e pubblicato sul sito internet dell'ordine dei geologi della calabria.





innanzitutto scusate se non ho potuto rispondere prima ma ho il pc infestato da ospiti indesiderati ed è da più di una settimana che provo a "sverminarlo". Purtroppo ho perso i dati dell'ultima settimana di lavoro, quella di cui non avevo ancora fatto il backup, comprese molte foto della frana (ora sono connesso con un pc di fortuna).

L'alluvione di Vibo si è verificato il 3 luglio 2006 (sì Geoalfo, sei proprio stanco. Effetto EPAP?). Io ho fatto parte del gruppo di geologi volontari ed è stata una bella esperienza.

bellissimo il report fotografico di Ezio, spero di poter integrare presto con altre foto (quelle del 16/2 e del 23/2 per fortuna le avevo salvate, mancano quelle del 2 marzo che erano le più importanti e spero di poterne recuperare il più possibile).

X Michele

Avevo fatto delle sezioni e un 3D dell'area di frana, ma purtroppo sono svaniti nel nulla ed ora mi tocca rifare tutto, sempre pc permettendo, in quanto lì ho tutti i progammi che mi servono.


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