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#6679 11/03/2005 19:26
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Che ne è stato del fascicolo sul fabbricato e della assicurazione obbligatoria sui rischi naturali?Quando ci decideremo a diventare un paese non dico serio ma quantomeno sensato?


Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà,non c'è niente di nuovo sotto il sole
#6680 12/03/2005 06:16
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Non è questione di permalosità!
La questione della faglia è una semplificazione, rivolta appunto al grande pubblico.
Il docente di cui si parla è di una preparazione indiscutibile.
I permalosi siete voi!
mad Si può semplificare senza dire cose inesatte. mad

#6681 12/03/2005 08:37
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Per Massimo,

di questa legge del 1906 non ne so nulla da noi in regione si applicava la n.445 del 19o8 per il trasferimento e consolidamento abitati.

Giusto disquisire in fatto di geologia "teoretica" però nessuno, dico nessuno, che si ponga il problema di come agire nell'emergenza mi delude profondamente !!

Di questo aspetto evidentemente all'Università nessuno ne ha parlato, eppure sono convinto che occorra essere preparati anche per una attività di "pronto soccorso geologico" o almeno per "un primo soccorso geologico" e non solo in fatto di dissesto idrogoelogico.

Ciao Antonio

#6682 12/03/2005 09:57
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Caro Antonio,
mi lancio in un'interpretazione, sottoponendomi in caso di errore alle forche caudine del forum. Dalle poche immagini che ho visto classificherei la frana come una frana di scorrimento rotazionale, secondo Varnes 1978; probabilmente tu la definiiresti uno scoscendimento. Con frane del genere, per cercare di limitare il più possibile l'evoluzione, nell'attesa di salvare il salvabile dalle case, bisogna cercare di portare via l'acqua dal corpo di frana, intercettandola a monte, impermeabilizzandone il più possibile la superficie e le fessure del coronamento e quelle trasversali al movimento del corpo di frana, verificando che non ci sia erosione al piede da parte di un corso d'acqua, ne qual caso va impedita tale erosione. Nel caso del paese di Cerzeto, mi pare, comunque che i buoi sono gia scappati dalla stalla, purtroppo. Se è vero che è un paese che deve essere spostato dal 1906 allora non posso che aggiungere un no comment sulla situazione.
Cari saluti a tutti


Giovanni Toffolon, geologo, n. 591 Ordine del Veneto
Rilevamenti geologici,consulenza Protezione Civile
Motta di Livenza (TV)
#6683 12/03/2005 16:54
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Antonio lo so che hai scritto un libro sul tema, dicci qualcosa.

Io avendo visto Cerzeto su Atlanteitaliano mi chiedevo solo cosa si fosse mosso, se qualche collega di li me lo diceva. Perchè con la curiosità imparo molto.

Sto seguendo un corso di 50 ore dell'Ordine sulla Prot Civ, ma per ora nessuno ha ancora parlato di sistemazioni di emergenza ne di cautele geologiche.


"Prosunt omnia quae obstant"
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#6684 12/03/2005 18:10
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Non è un libro ma un manualetto " Geologia d'urgenza nelle calamità naturali" dove ho sintetizzato le esperienza acquisite quando ero in Regione in fatto di frane, alluvioni e sismi oltre a quelle acquisite con la libera professione in fatto di siccità ed epizoizie.

Più che giusto quanto scritto da Giovanni ma vi è anche il problema in piena emergenza di riuscire a localizzare le parti della frana che si muovono più velocemente per potere permettere lo sgombero delle masserizie con il minor rischio possibile e questo lo si fa con tanti osservatori che controllano dei traguardi ed osservano l'evolversi delle lesioni nei fabbricati.

Io ho sempre ritenuto che occorra scappare a gambe levate quando si manifesta uno dei seguenti eventi: rottura dei vetri delle finestre chiuse, difficoltà delle porte ad aprirsi e cigolii vari, non bisogna assolutamente aspettare che gli stipiti delle porte e delle finestre comincino a perdere di verticalità.

C' poi da controllare le condizioni delle strade per evitare che i veicoli con le masserizie restino intrappolati, o peggio ancora che su di loro si riversino i fabbricati.

Le strade più strette dell'altezza dei fabbricati non vanno assolutamnete più percorse sin dai primi sintomi di movimento della frana anche se questi si verificano realtivamnete lontano .

Intervenire solo se si indossa un vestiario adeguato alla circostanza e pretendere che anche gli altri lo indossino, quindi elemetti e scarpe da cantiere etc.

Attenersi sempre alle disposizioni dei Vigili del fuoco senza rinunciare ad esprimere le proprie opinioni con i comandanti anche perchè la nostra funzione in questi casi è di consulenza .

Ciao Antonio

#6685 12/03/2005 18:42
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Grande !!!

Aspetto che qualche collega curioso si rechi sul posto e ci dica cosa si muove e dove.


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#6686 13/03/2005 20:21
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Caro Massimo, hai per caso un elenco degli argomenti del corso di pc che stai seguendo? Sto cercando da tempo dei corsi validi sull'argomento, visto che già ci lavoro.
Cari sluti


Giovanni Toffolon, geologo, n. 591 Ordine del Veneto
Rilevamenti geologici,consulenza Protezione Civile
Motta di Livenza (TV)
#6687 13/03/2005 23:00
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La frana di Cavallerizzo ha sempre rappresentato una delle tante situazioni di criticità di cui la provincia di Cosenza è piena; essa è ben conosciuta sia in ambienti accademici che nel mondo professionale, è stata ben segnalata nell'attuale piano urbanistico comunale, è segnalata come zona a rischio molto elevato nel Piano di Assetto Idrogeologico redatto dall'Autorità di Bacino, è segnalata in tutti gli studi e nella letteratura scientifica sull'argomento.
Ci sono almeno una ventina di situazioni, in provincia, che coinvolgono centri abitati e per i quali ancora non si è mai intervenuti; qualcosa si sta cominciando a muovere solo da qualche anno, dopo la Legge Sarno (DL 180/98) e la successiva legge regionale 11/12/2000; sono stati stanziati dei fondi per il riassetto idrogeologico cui hanno partecipato un elevato numero di comuni.
Ovviamente i soldi non bastavano per tutti e sono stati privilegiati, in questa prima fase, i comuni ritenuti più a rischio.
In comuni come Verbicaro e Lungro si è già intervenuti; a San Benedetto Ullano e Caloveto si sta per intervenire; sul perchè a Cavallerizzo non si sia ritenuto opportuno intervenire già nelle primissime fasi rimane un interrogativo; probabilmente la situazione di pericolosità di questo centro non è stata ritenuta più elevata degli altri centri (alcuni dei quali, se non sono ancora franati, poco ci manca).
Purtroppo duole constatare come il sacrificio degli abitanti di Cavallerizzo, così come quelli di Sarno e di Soverato, serviranno a stimolare una maggiore attenzione e disponibilità di fondi per poter intervenire in maniera sostanziale e diffusa.
Cavallerizzo sorge proprio al contatto morfologico tra un rilievo metamorfico e le coperture vallive plio-pleistoceniche; tale contatto è strutturalmente marcato da una faglia diretta ad andamento regionale che ha prodotto anche una notevole copertura detritica al piede del versante; l'abitato è posto su un ingente spessore detritico (detriti franati dal rilievo retrostante) il quale poggia sulle argille suddette.
Il dissesto si produce proprio all'interno di tale massa eterogenea per innalzamento della falda freatica tamponata sul fondo dalle argille; dopo 40 giorni di pioggia quasi continua il notevole innalzamento della piezometrica ha creato le tensioni interstiziali sufficienti a rimettere in moto, nei settori detritici granulometricamenti più fini, quegli scorrimenti rotazionali con coronamento principale proprio a ridosso della case poste più a valle, con una serie di movimenti regressivi e formazione di archi a monte che coinvolgono il resto del paese.
Il carico indotto dalla massa franata, unitamente al carico idraulico generato dall'innalzamento della falda, sta generando anche un movimento di colata lenta lungo la valle; si tratta quindi di una frana ereditata di tipo complesso (scorrimento rotazionale-colamento), che, come affermato sulla stampa da più geologi, necessitava, in primo luogo, di un energico intervento di drenaggio per evitare proprio quell'innalzamento della falda che ha generato il movimento.
Se si pensa che, oltretutto, l'area giace su una faglia e che la zona è ad elevato rischio sismico, lascio intendere il generale livello di rischio frana cui la zona è soggetta.
E tutto questo, come giustamente dice il collega, lo si sapeva già dal 1906.
Che dire ?
Lascio spazio ai colleghi per tutte le esternazioni sul caso.
Tengo a precisare un solo argomento: i geologi calabresi, ormai più di 800, per l'80 % giovani, sono da anni impegnati in energiche campagne di sensibilizzazione verso un settore che finalmete, bisogna dire, sta ricevendo la dovuta considerazione; tanti disastri, come quest'ultimo, non si è riusciti ad evitarli; per quanto riguarda il futuro, tutto dipenderà dalla sensibilità di chi ci governerà ma anche e soprattutto dal nostro impegno.

Saluti


Il vero viaggio di scoperta non è il cercare nuove terre ma è l'avere nuovi occhi.....(Marcel Proust)
#6688 14/03/2005 07:53
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Ottimo, Belcastro! Spero che qualche giornalista legga il tuo intervento.
Se sei stato sul psto ci puoi dire cosa si muove ed in quale direzione?

Per Giovanni, inoltro mail perchè il programma non è incollabile sul forum. Comunque è il primo e non si può che migliorare.


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