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appunto, magari associandosi con altri professionisti (ing) per byapassare queste difficoltà di "qualifica" comunque la qualifica te la da il mercato, se risolvi il problema e ti prendi le tue responsabilità puoi essere anche blù ma acquisti credibilità e peso stanne certo
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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esiste un mercato abbondante per le sistemazioni dei dissesti, la stabilità, gallerie strade, dissesti in terreni complessi frane in roccia, caduta massi etc, molto specialistico connesso con l'ingegneria, poco frequentato perchè appunto non è generico e naturalista (perdonatemi ma è la famosa geochiacchera) che richiede specilizzazione studio e aggiornamento e forti responsabilità personali nel forum non se ne è mai parlato
Ultima modifica di michelec; 02/07/2010 07:50.
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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... che ti deve dare l'Università in primis!!!
L'aggiornamento non può prescindere dalle basi universitarie, impostate arcora oggi troppo su base "naturalistica". E' complicatissimo dopo deviare e "qualificarti" con le reali esigenze del progresso.
Le qualifiche te le da l'Università e la legge, il mercato ti da i meriti che possono essere anche molto più ampi e gratificanti.
your neighbour
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io mi sono laureato con una tesi di geologia strutturale in Cadore poi ..... corsi residenziali esperienze corsi convegni lavori contatti e scambi culturali con colleghi, partecipazione a prohgettazioni con ing e imprese ora faccio geotecnica e geomeccanica che nei miei corsi di studio non c'erano
all'inizio poi facevo il "geoelettrico" e qnche questo non c'era nel mio corso quindi non vedo la complicazione!!!
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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io mi sono laureato con una tesi di geologia strutturale in Cadore poi ..... corsi residenziali esperienze corsi convegni lavori contatti e scambi culturali con colleghi, partecipazione a prohgettazioni con ing e imprese ora faccio geotecnica e geomeccanica che nei miei corsi di studio non c'erano
all'inizio poi facevo il "geoelettrico" e qnche questo non c'era nel mio corso quindi non vedo la complicazione!!! In effetti basta prendere atto che il corso di laurea in geologia non è sufficiente a formare un professionista rifinito. Diciamo che si apprende l’arte di leggere il territorio, ma non (a sufficienza) le tecniche utili per risolvere problemi concreti, che fanno il vero professionista. Quindi, come sottolinea Michele, dopo la laurea bisogna rimettersi in gioco, continuare a studiare per colmare le lacune del corso di studi, costruendosi un proprio percorso formativo, integrativo, nei settori tecnici che tirano e che sono remunerativi. Ma uno si potrebbe chiedere, oltre alla possibilità di sostenere l’esame di abilitazione alla professione, cosa rimane in questo professionista “integrato” (in tutti i sensi) del corso di laurea ufficiale? Mi piacerebbe sapere da Michele cosa gli è rimasto del suo corso di laurea ufficiale. Saluti Michele De Luca
Ultima modifica di m-d-l; 02/07/2010 21:24.
How many years can a mountain exist/ before it is washed to the sea?
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In realtà il rapporto CRESME, di cui parlate, a ben leggere, ha anche alcune carenze, forse decisive; ad esempio si basa su soli 378 geologi che hanno risposto su circa 4000 interpellati: è un numero statisticamente significativo? Vi ricordo che siamo più o meno 15.000 in Italia quindi un campione del 2,5% circa non credo sia rappresentativo; inoltre non si capisce questi 378 chi siano; uomini, donne, dipendenti, liberi prof, fascia di età, di reddito, ecc Insomma ce ne sarebbe da parlare e infatti se ne parlerà a roma Giovedì e venerdì prossimi. A giovedì per chi ci sarà. Roberto
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Troncarelli scusa ma ora inizio a non capirti. Io credo che l'occasione generata dal rapporto CRESME consente di dialogare in primis con l'università, questo è il punto. Tu invece cerchi di deviare il tema per non so quale ragione.... o forse si....... Comunque se leggi con più attenzione (nessun tono polemico per carità) puoi verificare che 398 colleghi costituiscono un campione attendibile.
Ultima modifica di neworder; 03/07/2010 10:27.
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rispondo a De Luca per me il corso di laurea con tutti i limiti e difetti è stato molto importante mi ha permesso (nota che nel mio corso eravamo in 15 quindi curati e conosciuti personalmente) di vedre altri modi di vedere e ragionare, applicazioni e tecniche allora nuove e in primis (tesi di rlevamento ci ho messo tre anni) la capacità di osservare, ragionare ricostruire geometrie e sopratutto cavarmela da solo e come si dice dalle mie parti "prendere il sacco dalla cima" ed affrontare con calma e consapevolezza tutti i problemi (le basi c'erano) poi le strade e le occasioni sono infinite e "tutto scorre" nulla è per sempre bisogna continuamente reinventarsi e curiosare (anche al forum debbo qualcosa) ed è per questo che faccio volentieri questo lavoro che non mi annoia
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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sono poi d'accordo con Troncarelli che il campione sia misleading e mostri una relatà che non esiste o non è ben dimostrata
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Secondo me, oltre ad una questione di numeri, c'è forse una mancanza di strumenti d'azione.Il geologo manca di strumenti d'azione. E' troppo legato al binomio Geologo=Relazione geologica, precostituito nella notte dei tempi
Bisogna trovare strumenti d'azione più ampi e renderli funzionali:
E quindi:Relazione idrogeologica, Progettazione geologica, Relazione sismica o geofisica,Relazione geotecnica (sui terreni o quant'altro),Rapporto sulle indagini, si potrebbe iniziare a pensare ad una relazione geotermica o termica del sottosuolo, qualità dei geomateriali da scavo; adesso iniziano a diffondersi l'utilizzo della Relazione ambientale, la certificazione ambientale (che chiaramente magari non sono di esclusiva competenza, ma tutte le categorie soffrono di competitività) e per tale ragione che a mio parere la specializzazione è inevitabile.Chiaramente questi strumenti non devono essere utilizzati come balzelli ma come strumenti per ottimizzare gli interventi e quindi favorire lo sviluppo, specie per esempio quello eco-sostenibile.
Il punto è che il lavoro del geologo, anche se si tratta di un lavoro intellettuale professionale, risponde come tutti i lavori alla legge del mercato domanda offerta. Si leggono molto spesso nella rivista dell'ordine titoli come "l'importanza della professione del geologo", "difendere la professione" ecc. ecc.. Questo atteggiamento di sentire sempre il bisogno di difendere la professione, denuncia secondo me debolezza e forse la consapevolezza che in alcuni casi si svolge un lavoro non tanto utile (anche io sono un geologo). Invece di parlare di cose tecniche, innovazioni e scoperte nel campo della ricerca ed in quello applicativo, come sarebbe giusto secondo me questi argomenti monopolizzano l'attenzione. Io stesso mi rendo conto che molte attività nel campo professionale si potrebbero evitare perché piuttosto inutili, altre magari no. Penso che se il lavoro professionale è alimentato da leggi e non da un reale bisogno, il futuro è breve ed incerto. E poi non siamo certo a vendere capi di abbigliamento, non è un campo dove si può alimentare la domanda creando un bisogno. Il committente vuole raggiungere il risultato migliore con il minimo impegno economico, non compra certo una relazione geologica perché è bella.
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