Un altro bell'esempio di come uno stato sedicente liberale e aperto al mercato impiega le tasse del contribuente.
http://www.appaltieriserve.it/HTML/5266.htmlAutorità di Vigilanza. Determinazione del 21 ottobre 2010
Questioni interpretative concernenti la disciplina dell’articolo 34 del d.lgs. 163/2006 relativa ai soggetti a cui possono essere affidati i contratti pubblici
DETERMINAZIONE N. 7
1. l’elenco riportato nell’articolo 34 del D.lgs. 163/2006 non è da considerarsi esaustivo dei soggetti di cui è ammessa la partecipazione alle gare indette per l’affidamento dei contratti pubblici.
Rientra nei compiti dell'autorità di vigilanza interpretare una legge?
http://www.adnkronos.com/IGN/Lavoro/Prof...1231804793.htmlIngegneri, inaccettabile concorrenza atenei su gare progettazione
I professionisti contestano la determina dell'autorità di vigilanza al riguardo.
Roma, 10 nov. (Labitalia) - "In una situazione di grave crisi economica che colpisce pesantemente anche il mondo delle professioni, è inaccettabile che un settore composto da migliaia di professionisti, fra ingegneri, architetti, geometri, geologi, periti, debba fare i conti con la concorrenza delle università, che devono invece accentrare tutti i loro sforzi verso la formazione". Non usa mezzi termini il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni), Gianni Rolando, nel denunciare, in una nota, "una scelta che va a incidere pesantemente su un settore già in gravi difficoltà".
Rolando si riferisce alla determina dell'autorità di vigilanza del 21 ottobre 2010 che consente agli atenei italiani di partecipare alle gare per l'affidamento di progettazione. "I ruoli dell'università - sottolinea Rolando - sono la didattica e la ricerca, certamente non l'attività professionale che deve rimanere competenza di chi da sempre fornisce un servizio altamente qualificato all'intero Paese". Per il presidente del Cni, ci troviamo di fronte a "un caso evidente di concorrenza sleale, dato che i liberi professionisti per esercitare il loro lavoro devono necessariamente sostenere ingenti costi".
Inoltre, è bene avere sempre presente che per gli iscritti agli Ordini il lavoro professionale è "l'unica fonte di sostentamento". Con questa interpretazione "si mette ulteriormente in crisi un settore composto da chi ha sempre costituito l'ossatura portante della tecnica italiana applicata alle costruzioni". Secondo Gianni Rolando, "l'attività delle università in tutti i campi professionali dell'ingegneria si deve limitare alle consulenze di alto livello, senza minimamente interessare l'ambito professionale sia di progettazione che di direzione lavori e tantomeno di collaudo".
Il grande bagaglio culturale delle università, secondo Rolando, "non è da confondere assolutamente con l'esperienza e l'attività professionale". Insomma, ognuno faccia il suo mestiere. "Solo in questo modo - prosegue Rolando - si potrà uscire dalla crisi mantenendo di altissimo livello l'ingegneria italiana". In ogni caso, ferma restando la forte contrarietà alla determina, il presidente del Cni coglie l'occasione per ricordare come sia essenziale che il governo investa somme adeguate per il nostro sistema scolastico e l'università italiana.
"Ritengo - sottolinea Rolando - che aberrazioni come quella oggetto di questa nota e il lento ma progressivo decadimento del livello formativo italiano che, nonostante tutto, è ancora fortunatamente fra i migliori in Europa, siano dovuti principalmente al sistema economico legato al finanziamento delle università proporzionale al numero dei laureati e inversamente proporzionale ai tempi necessari per laurearsi. L'università deve possedere - conclude - fondi necessari per garantire la miglior formazione possibile, senza entrare in conflitto col mondo professionale e senza distogliere il proprio impegno alla fondamentale attività didattica".
Abbiamo uno stato che con le tasse del contribuente finanzia le Università pubbliche e i corposi stipendi dei professori, talmente bene da aver permesso una moltiplicazione di sedi e cattedre fuori da ogni logica.
Poi un'autorità dello stato, i cui costi ricadono sul contribuente, "interpreta" una legge a favore delle Università di stato per farle partecipare a gare pubbliche.
Le gare sono alimentate con le tasse del contribuente.
Il contribuente gioca su tutti i fronti: stipendia il professore e finanzia la struttura che svolgerà il lavoro, dopodichè gli paga anche l'onorario, non senza aver compensato anche un'autorità formata da funzionari statali affinchè decida che va bene uno stato che con i soldi di tutti alimenta solo se stesso.
I benpensanti negheranno che gli introiti vadano soprattutto nelle privatissime tasche dei professori. Negheranno inoltre che i lavori saranno svolti da manovalanza gratuita, magari studenti sotto tesi o assegnisti di ricerca.
Questo sistema "liberale e di mercato" molto all'italiana ricorda lo stalinismo, dove ci sono èlite che si arricchiscono e dove il privato semplicemente non è previsto.
Il presidente degli ingegneri perlomeno prova a difenderci.