Gent.mo Matuyama, ho posizionato, nell'intorno di una discarica, i primi piezometri nel 1987. Sono stati ripristinati più volte, ma i dati raccolti dallo stesso soggetto incaricato risalgono al 2002 e sempre derivati da piezometri ubicati da me stessa. Lo scopo era ed è quello di monitorare eventuali sversamenti in falda di percolato. Come ho avuto modo di dire in precedenza, è impossibile individuare il monte o la valle di spostamento delle due falde, per la presenza di canali di bonifica che possono alimentarle o drenarle. Siamo in zona di bonifica, sotto il livello del mare. Il sistema di idrovore raccoglie le acque superficiali per immetterle in canali pensili che arrivano a mare. Ho dati (migliaia) in tutte le stagioni e, anche se le procedure di filtrazione e campionamento sono cambiate, nel corso degli anni, credo che il set statistico in consultazione possa rispettare i criteri di omogeneità (a parità di metodi).
Essendo i piezometri a distanza ravvicinata dalla discarica, mi domando se la presenza di altre sorgenti potenzialmente inquinanti (aree agricole, industriali) possa escludere o meno responsabilità della discarica. In Commissione c'è chi dice che se Fe, Mn, As, superano i limiti tabellari, perchè, se la causa fosse il percolato, ciò non accade con la stessa frequenza anche per Zn, Cr, Ni, Cd e Pb?
Ecco perchè si cerca di indagare sul rilascio dei terreni naturali..
Vi è mai capitata questa circostanza?