Chiedo scusa se pongo la questione soltanto ora, ma sono venuto a conoscenza di questo interessante servizio solo da pochi giorni. La mia domanda è molto semplice: chi di voi ha dovuto o dovrà iscriversi all’E.P.A.P. suo malgrado?
E soprattutto chi si è posto un eventuale dubbio sulla legittimità del regolamento dell’Ente Previdenziale che, negli
articoli 1 e 3, stabilisce quali siano i soggetti obbligatoriamente iscritti e quali i contributi minimi da versare? Noi sappiamo che Statuto e Regolamento dell’E.P.A.P. sono stati approvati dal Decreto Interministeriale 3 agosto ‘99, ma ciò non toglie alcune norme appaiano assolutamente incomprensibili (per non dire inique).

Francamente non si capisce per quale motivo debba esistere l’obbligo di versare un minimo contributivo (800.000 lire per il 1996, che si incrementano di anno in anno in base agli indici ISTAT), anche in presenza di un reddito da lavoro autonomo irrisorio. E’ chiaro che questo significa condannare alla cessazione della propria attività professionale tutti coloro che la svolgono in maniera occasionale. Mi chiedo per quale motivo chi si trova in queste condizioni sia ora costretto a dover abbandonare, a proprio rischio e pericolo, una delle due attività. Non sarebbe stato più intelligente adottare la soluzione dei nostri amici Ingegneri che, essendo evidentemente più tutelati di noi, non sono tenuti, se lavoratori dipendenti, all’iscrizione all’ente previdenziale di categoria, ma versano il 10% all’INPS? Del resto non mi pare che legislazione italiana, ad esclusione del Decreto Interministeriale 3/8/99 che approva lo statuto dell’E.P.A.P, obblighi il cittadino ad una iscrizione contemporanea a due enti previdenziali, anche perché ciò appare assolutamente controproducente in termini di prestazioni finali per chi è costretto a farlo. La previdenza complementare è, per il momento, sempre facoltativa.

Non è poi di minor importanza il problema di quei liberi professionisti che, pur non avendo compiuto i 65 anni di età, requisito indispensabile per la non iscrizione all’E.P.A.P., sono ormai giunti alle soglie della pensione. In virtù dell’art. 3 del famigerato regolamento, costoro si trovano costretti a dover versare ingenti somme, magari sottratte alla forma di previdenza privata che avevano scelto e che unicamente garantirà loro di invecchiare serenamente, senza poterne mai godere dei benefici, perché la rendita che matureranno (ammesso che riescano ad accumulare 5 anni di contributi) non permetterà loro nemmeno di sopravvivere. E non vale certamente a consolarci il richiamo al “sacrificio” che il collega Antonio Mancini, coordinatore del comitato fondatore E.P.A.P., chiede ai colleghi più anziani sul bollettino di informazione dell’Ordine nazionale dei Geologi n. 4/99. Francamente mi sembra una presa in giro: nelle società civili i sacrifici li fanno i giovani per costruire il loro futuro, non i più anziani che da costruire hanno poco e probabilmente i sacrifici li hanno già fatti in passato.

Per concludere, la mia personale opinione è che possano sussistere gli estremi per un eventuale ricorso ad un Tribunale Amministrativo Regionale (TAR). Sarei dunque lieto di avere altri riscontri e di sapere se qualcuno magari lo ha già fatto o si è semplicemente rivolto ad un legale.

Saluti a tutti e grazie per l’attenzione.