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sul Vajont sono stati fatti "a posteriori" molti stdi anche di ecellente livello scientifico che hanno ricostruito una situazione complessa dal punto di vista geologico (tralasciando gli errori umani e l'inadeguatezza scientifica del tempo) ma sulla diga del Gleno che a me sembra in proporzione più inquietante è stato studiato scritto poco


michele conti
fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
michelec #120619 16/10/2012 09:46
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E' vero, non si è scritto molto..forse è proprio per "l'inadeguatezza scientifica del tempo", cui si aggiunge un periodo storico in cui censura (periodo fascista e le leggi bavaglio all'informazione)+corruzione agivano indisturbate..


The road not taken
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pasionaria #120622 16/10/2012 11:09
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La lettura del libro postato da negus e' iknteressante e inquietante per l'ignoranza del problema sicurezza e controllo che traspare.... Il fascio c'entra poco gli interessi di varie caste molto

Ultima modifica di michelec; 16/10/2012 13:10.

michele conti
fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
michelec #120623 16/10/2012 13:50
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Se fosse esistita una Merlin, sono certa che l'avrebbero "imbavagliata", perchè il ruolo del giornalismo, nel caso Vajont, è stato fondamentale, secondo me.
Se poni poi a confronto i due processi, gli esiti sono più raccapriccianti nel caso del disastro di Gleno.
Due dei motivi sono l'omertà e la difficoltà di trovare indizi e colpevoli. E credo che su quest'ultimo punto Vajont e Gleno abbiano molto in comune.


The road not taken
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pasionaria #120631 16/10/2012 15:23
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senza voler difendere nessuno credo che le implicazioni tecnico scientifiche nei due casi fossero molto superiori alle conoscenze sia dei progettisti che dei periti, nel caso del vajont (premesso che solo il nome dovrebbe essere stato un warning) le modalità di rottura ed innesco e (versione USA) il comportamento pressiorio erano superiori alle capacità di comprensione dei geotecnici italici specie in fasi analisi durante i primi movimenti. sono campi molto complessi e non mi sento di gettare croci addosso a nessuno. poi con il livello di ricerca (compreso il modo furbetto e mafiosetto di gestire la ricerca e la geotecnica nel nostro caso) che ci ritroviamo...


michele conti
fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
michelec #129750 09/10/2013 05:35
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Sono passati 50 anni!
Spero che il convegno abbia raggiunto alcune delle finalita' per il quale mi ero tanto adoperato alla la sua nascita 3 anni fa:
  • insegnare a tutti noi le lezioni del passato;
  • ricordare come anche nelle piccole cose, ogni giorno il lavoro del geologo rischia di diventare un "piccolo Vajont";
  • far comprendere ai media a livello nazionale ed internazionale il ruolo chiave del geologo;
  • ricordare che la geologia non e' una scienza esatta e la ricerca e' parte integrante dello sviluppo di questa giovane disciplina;
  • la geologia e' parte fondamentale dello sviluppo di qualsiasi paese.


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Ciao a tutti.
Anche io ho partecipato al convegno di Domenica e all'escursione di lunedì al Vajont.
Credo che il convegno oltre alle importanti cose ben elencate da Matteo secondo me apre qualcosa di nuovo per la figura del geologo nel panorama italiano e cioè che noi geologi siamo pronti e capaci ad assumerci le nostre responsabilità professionali e sociali.
Antonio


Antonio Di Lauro
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Dillinger #129765 09/10/2013 12:21
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Dalle parole del Prof. P.Paronuzzi, invece, ho capito quanto siamo anni luce indietro (a suo dire), nella verifica sulla stabilità dei versanti. Lui stesso (un geologo che insegna a Udine, agli ing ambientali) si è avvalso di due suoi studenti ing che ci hanno descritto la geologia del contesto...a parte questa "umiliazione", ho apprezzato moltissimo la sua ricostruzione (cui è arrivato dopo 13 anni di studi) e il giusto merito che ha dato a L.Broili (e qui michelec si commuoverà, a ragione). Preciso che concordo sulla necessità di superare l'approccio qualitativo; la quantificazione dello strain softening è la chiave per comprendere (e valutarla come tale) la sequenza degli errori commessi. Indipendentemente da quelli commessi da non geologi (ing progettisti,sade&C), ad esempio, non si è considerato nella giusta misura:
-rilievo+caratterizzazione geomeccanica delle famiglie di giunti;
-rilievo strutturale delle strie (slikensides) e delle pieghe;
-la caratterizazione geomeccanica degli ammassi rocciosi e della roccia intatta...
ma soprattutto l'associazione tra basso angolo d'attrito interno delle argille montmorillonitiche e l'alta permeabilità dell'ammasso..
Curioso il contrasto tra chi affermava l'assenza di fondi pubblici MIUR per lo studio del fenomeno ("non esiste ancora un modello idrogeologico", diceva) e il quadro (sebbene in divenire) fornito dal Prof. P.Paronuzzi che ci ha pienamente avvinti (pur bastonati wink ) alle sue spiegazioni. bravo


The road not taken
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pasionaria #129767 09/10/2013 13:48
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Originariamente inviato da: pasionaria

Curioso il contrasto tra chi affermava l'assenza di fondi pubblici MIUR per lo studio del fenomeno ("non esiste ancora un modello idrogeologico", diceva)...


Il problema e' stato finora affrontato prevalentemente dal punto di vista geomeccanico.
Se si studiano attentamente le cause innescanti il rapido movimento, si potra' notare come l'aspetto idrogeologico sia quello decisamente piu' determinante.
Infatti e' stato statisticamente dimostrato dall'analisi dei seguenti fattori:
  • piogge dei precedenti 30 gg;
  • pressione idraulica nell'acquifero superficiale;
  • pressione idraulica nell'acquifero piu' profondo;
  • livello del livello statico nel lago (leggi moti di filtrazione/sifonamento);
  • contenuto liquido nelle sopramenzionate argille;

come il ruolo dei sistemi idrogeologici sia stato il piu' rilevante tra tutti quelli esaminati.

Questo appare evidente anche solo esaminando questo grafico tratto dallo studio di Hendron e Patton e ripreso dallo stesso Paronuzzi (Geomorphology, 2013):


Nel 2007-2009 - durante il mio dottorato di ricerca - avevo suggerito a piu' riprese ad alcuni docenti universitari di sviluppare l'argomento attraverso anche una back analysis con modelli numerici idrogeologici adeguati, utile per poter eventualmente trasferire queste conoscenze anche in altri contesti.

So che il mio appello era stato in qualche modo accolto, ma purtroppo non ne conosco ancora gli esiti.

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avevo letto e studiato il lavoro di Hendron e Patton e il modo di disaccoppiare alcune fenomenologie che si erano evidenziate nelle analisi a ritroso. Ricordo che si tratta di una fenomenologia complessa che sarebbe riduttivo e semplicistico definire "frana" viste i moltissimi aspetti che dono "venuti fuori" ad una analisi più attenta. basta ricordare il duolo della temperatura e l'effetti scala......


michele conti
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