Il termine eluvio-colluviale è ovviamente generico, ma può essere usato quando si fa riferimento ad esempio alle coperture dei versanti (in particolare quelli pelitici) dove non è possibile identificare chiaramente un processo geomorfologico a cui correlare il deposito. Personalmente intendo con questo termine quei casi in cui il materiale è litologicamente e granulometricamente riconducibile al substrato, di cui ne rappresenta l'alterazione, e verosimilmente non ha subito un trasporto significativo o comunque relativamente rapido (mm/anno).
Come esempio posso portare le coperture argilloso limose, "non di frana", che hanno spessori anche di 10 metri, presenti sui versanti poco acclivi delle fasce collinari del versante Adriatico, dove il substrato è rappresentato dalle Argille Azzurre del Pliocene.
In sostanza, intendo il termine come una definizione "genetica", se vogliamo anche generalizzata, che esclude processi geomorfologici caratterizzati da traporti importanti e/o veloci (ad esempio fluviali) oppure marcatamente selettivi. Può essere superata quando è riconoscibile un contesto geomorfologico definito. Ad esempio il "detrito di falda" è si una deposito eluvio-colluviale, ma può essere ben riconosciuto come il prodotto del weathering di pareti rocciose...
Comunque rimane sempre il fatto che in geologia è difficile categorizzare tutto in maniera univoca...