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#475 06/10/2000 17:43
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drieu Offline OP
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Gentili amici (colleghi non mi è mai piaciuto, mi sa troppo di corporazione),
è la prima volta che scrivo nel Forum e ciò non perché sia un neofita… anzi, però ho deciso di farlo per palesare alcune riflessioni circa la “nostra” famigerata EPAP e possibilmente avere delle repliche e/o delucidazioni.

Premetto innanzitutto di trovare più che giustificata e necessaria l’istituzione della Cassa di previdenza, se non altro perché all'opposto si rischiava di finire nel calderone dell’INPS (che rappresenta il peggio del peggio).

In ogni modo mi sono sorte istintive 2 riflessioni (sviscerando meglio il plico che mi è pervenuto ce ne saranno sicuramente altre, per la prima puntata mi limito a queste).

1) Ho notato, e correggetemi se sbaglio, che ci sono dei limiti di contribuzione, limiti inferiori e superiori. Difatti, se Tizio guadagna al netto 30 ml paga il 10%, ovvero 3 ml, lo stesso dicasi per Caio che percependo 60 ml al netto paga 6 ml. Tuttavia se Sempronio guadagna 200 ml non paga più 20 ml, bensì “soltanto” 13,2 ml. Questo non mi trova granché d’accordo, in quanto perché chi guadagna tanto deve versare poco? (Conosco professionisti o professori universitari che producono 1 o 2 lavori l’anno con parcelle superiori 100 ml l’una). Al limite questa clausola poteva essere giustificata se non ci fosse stata l’altra… quella del limite inferiore di contribuzione. Infatti, indipendentemente da quanto si è guadagnato, chi non raggiunge gli 8 ml netti annui paga comunque le sue belle 800 mila lire (+ incremento ISTAT). Questo, Signori, lo trovo ancora meno giusto, in quanto sovente capita che nei primi anni di attività professionale (a meno che non si sia già inserito nel sistema per altre cagioni) non si raggiungono affatto gli 8 milioni… Anzi, ogni poco si va in perdita (questo non lo dico così per dire ma con cognizione di causa in quanto all’inizio della mia attività non guadagnavo affatto gli 8 ml netti annui ma molto, molto meno). Qualcuno, a questo punto, potrà contravvenire alla mia analisi dicendomi che esiste lo “sconto” del 50% per i primi tre anni; ebbene, per esplicitare il mio pensiero sul famigerato sconto (o bonus) passo al punto successivo.

2) A parte in fatto che trovo aberrante che chi supera la «clamorosa» cifra degli 8 ml netti anni anche se non ha 30 anni deve pagare per intero, per quale motivo lo sconto del 50% deve essere esclusivamente applicato per chi non ha compiuto 30 anni al momento della iscrizione. Può accadere che qualcuno si iscriva all’Ordine anche a 31 anni, o 40 o 50 anni (perché è vietato?) e si trovi costretto a dover pagare la contribuzione per intero, senza bonus, ma avendo gli stessi “requisiti professionali” di chi ha meno di 30 anni. In questa “strana” situazione chi in precedenza e per qualsiasi motivo ha svolto altra attività, ma come San Paolo sulla Via di Damasco sia rimasto illuminato ed abbia deciso di mettere a frutto la sua “vecchia” laurea, si viene a trovare in condizioni di inferiorità rispetto a chi decide di iscriversi immediatamente. Io credo che questo sconto o si applica a tutti i neofiti indistintamente oppure non si applica affatto!


Grazie per eventuali commenti

PS. Scusate presumibili errori sintattici e grammaticali, ma ho buttato giù lo scritto come veniva.

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Condivido in buona parte quello che hai scritto.
La Cassa di Previdenza mi pare sia stata istituita sulla spinta del fatto che obblighi di legge ci avebbero altrimenti imposto il versamento del 15% del reddito direttamente all'INPS, insieme a tutti i lavoratori autonomi non iscritti ad enti previdenziali; la sua istituzione è stata quindi, come tu scrivi, giustificata e necessaria. Se poi si vuole eccepire sul fatto che sia un'operazione "forzosa", non è con l'Ordine che bisogna polemizzare, ma con la legislazione previdenziale italiana; polemica con molta parte di ragione, ma di altro e più vasto livello.
Pur non essendomi addentrato nei dettagli dei punti da te indicati (sono fortunato, il mio reddito è "medio"), ritengo che soprattutto in merito ai limiti di età si poteva fare molto meglio. Il chiaro intento della norma è non oberare coloro che sono agli inizi: ma porre come criterio l'età è assurdo e ingiustificato, perchè sarebbe bastato stabilire un intervallo di tempo "di franchigia" ed imporre al contribuente l'obbligo di indicare l'effettivo anno di inizio attività.
La fissazione di un'aliquota unica indipendente dal reddito (ad eccezione dei termini estremi) è secondo me corretta in via di principio. Qualcuno la propone anche per la tassazione dei redditi sull'esempio di alcune nazioni (soprattutto anglosassoni); in questo caso la riterrei meno giusta. Perchè mentre la tassazione è la misura del grado di partecipazione alla spesa corrente dell'organizzazione statale ed ha quindi un valore sociale, da ripartirsi in funzione delle possibilità, la contribuzione previdenziale è una forma di accantonamento personale a vantaggio principalmente individuale; è la quota parte che ciascuno deve accantonare per garantire a sè stesso una pensione adeguata allo standard di vita. Si ritiene che il 15% del reddito rappresenti il minimo per assicurarsi il rispetto di tale standard.
In teoria, quindi, la contribuzione previdenziale non avrebbe alcun valore "sociale" e l'aliquota pertanto non dovrebbe variare con il reddito. Il fatto che in realtà i soldi progressivamente accantonati siano utilizzati per il pagamento delle pensioni correnti non dovrebbe costituire un problema, posto che la pensione non sia calcolata in riferimento ai massimi redditi percepiti (è uno dei meccanismi criminali che hanno affossato l'INPS), ma ad una qualche media; questa è una mia deduzione, per cui uso il condizionale.
Il vero problema è stabilire una soglia minima di reddito per l'applicazione dell'aliquota unica; quella prevista dal regolamento della Cassa è scandalosamente bassa, secondo me andrebbe come minimo raddoppiata.
A questo punto andrebbe anche introdotto un elemento di valutazione finanziaria, perchè una gestione efficace ed efficiente di un fondo impone la necessità di disporre di un capitale congruo; credo sia questa la ragione del fatto che la Cassa sia multi categoriale. Ma su questo aspetto non vado oltre una grossolana infarinatura; quindi mi fermo qui, anche perchè mi sono già dilungato abbastanza.
Salute a tutti.

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Il tema EPAP tocca un po' tutti da vicino se non altro per il fatto di dovere versare 5 (leggonsi cinque!!) anni tra passato e acconti. Sono d'accordo su molte considerazioni del collega Lozza, tuttavia non con l'INPS ma con l'Ordine me la prendo non per l'istituzione dell'EPAP, quanto nella gestione e nel coinvolgimento degli iscritti nelle scelte.

Perchè dobbiamo distinguerci con l'acconto sul netto (?!) del 2000, perchè non si dà maggiore sicurezza agli iscritti che i soldi forzosamente prelevati non si perderanno nel calderone?
Chi ha due posizioni (dipendente) e professionista che cosa deve pensare?
Purtroppo per come stanno scrivendo le regole di fatto si favorisce il nero specie per i più giovani. Si fanno incontri sulla geologia di Marte ed altre interessanti questioni ma per quale motivo non si organizza un'assemblea in cui si dia agli iscritti la possibilità di parlare con Mancini o chi per lui?

Vabbè...

Stefano cosa ne pensi?

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Vittorio Bruno, geologo
e-mail: vbruno@usa.net


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