... come diavolo fa un sismometro installato in Calabria captare le vibrazioni causate da un terremoto in Giappone del 6 grado? Ciò può dipendere dal fatto che le stazioni sono installate sotto terra e quindi le onde sono più facilmente captabili? Ma allora chi abita in un bunker sotto terra probabilmente avverte anche le microscosse di M 1 con epicentro a qualche Km di distanza? Perdonate la mia ignoranza, ma voglio imparare.
Innanzitutto sgomberiamo il campo da una confusione. Quello che avverte un uomo e quello che registrano i simometri sono due cose differenti. L'uomo è tarato dalla sua evoluzione di bipede ad avvertire accelerazioni in alta frequenza, prevalentemente sulla componente verticale. I sismometri sono progettati per registrare le velocità in un intervallo di frequenze che è molto più ampio (Matera è un STS-2, uno strumento che registra onde tra 100 Hz e 0.0001 Hz, ovvero con periodi tra un centesimo di secondo e 1000 secondi).
I sismometri sono uno strumento che ci permette di vedere piccole scosse lontane allo stesso modo in cui un telescopio amplifica le nostre capacità visive, raccogliendo ed amplificando onde altrimenti impercettibili.
La fisica di un sismometro è oltremodo semplice: è un pendolo smorzato che per inerzia tende a rimanere fermo mentre il terreno su cui è poggiato si muove. Al giorno d'oggi è l'elettronica che fa miracoli nel registrare e trattare il segnale.
Quanto allo stare sottoterra, il vantaggio è dato da una diminuzione del rumore sismico, ovvero quell'insieme di onde sempre presenti alla superficie terrestre che mascherano ed inglobano i segnali di piccoli terremoti o di eventi molto lontani. Quindi non è che il terremoto diventa più percettibile, anzi è proprio il contrario. Per un effetto detto "di superficie libera" l'ampiezza delle onde alla superficie è il doppio che all'interno della terra.