A seguito degli ultimi decreti e incentivazioni sulle FER (Fonti di Energia Rinnovabile) si sta massicciamente disseminamdo sui territori a maggior insolazione (Sardegna e Sicilia ma non solo)impianti cosidetti CSP (termodinamico solare a concentrazione) ma non vi è nessun studio o linee guida a livello nazionale e/o regionale per una programmazione attenta e rispettosa delle altre risorse presenti sul territorio e tantomeno che evidenzino le criticità di tipo ambientale in termini di risorsa idrica impegnata e consumo di suolo (solitamente fertili e produttivi sottratti all'agricoltura). Inoltre tali impianti devono essere associati ad altre fonti rinnovabili ma non necessariamente, per essere produttivi; esempio biomasse quindi gassificatori. Ma la cosa più curiosa è che in altri Paesi (es. Australia)consci di questa criticità legata al gran consumo di acqua, si stanno sperimentando altri sistemi a secco. Mi piacerebbe conoscere il vostro punto di vista.
Devo dedurre che l'argomento sia pressochè sconosciuto, in effetti si tratta di tecnologie sperimentali, utilizzate massicciamente ad esempio in Spagna, Australia a fini commercilai; gli incentivi alle FER stanno producendo una discesa in campo di multinazionali che propongono tali impianti in aree agricole,poichè la norma volutamente ha lasciato la porta aperta, pianure fertili; diversi sono gli aspetti delicati, cito i più evidenti: compromissione della risorsa suolo e delle risorse idriche. Gli areali occupati non sono inferiori ai 160 ha nei migliori dei casi, ma arriviamo anche a 260 ha, per produrre dai 30 ai 50 MWe, con consumi idrici di circa 600.000 mc d'acqua all'anno; non sono compatibili con le attività agricole e/o zootecniche. Inoltre prevedono sistemi ausiliari di riscaldamento con l'uso delle biomasse, gassificatori, abbinate ad una convenzionale centrale termoelettrica.
Salve, credo comunque sia essenziale informarsi ed informare, questo aspetto rientra nella cosidetta "green economy" ma come sempre le storture sono all'orizzonte; non vorrei che a breve si debba intervenire per riqualificare spazi e territori persi e compromessi da scelte affrettate, scarsamente programmate e tantomeno pianificate.
Aggiungo una fotografia di una parte del territorio interessata da tali interventi; la loro ubicazione ottimale, secondo l'ENEA, sono le aree desertiche, industriali, aree compromesse quali siti inquinati e discariche per le quali potrebbero rappresentare un valido metodo di riqualificazione, ovviamente i costi d'investimento lievitano ma i benefici sui territori coinvolti aumentano in proporzione. Al momento la tendenza è fortemente sbilanciata verso aree a vocazione agricola o zootecnica, le pianure dove insistono i suoli più potenti e fertili. La tematica per ora interessa in particolare le due maggiori isole, Sardegna e Sicilia e alcune aree del Salento, poichè il primo requisito è l'insolazione (1947 kWh/mq*anno) il seondo vaste aree pianeggianti. Ad ogni modo anche la Germania nonostante sia carente sul parametro insolazione intende incentivare tale fonte d'energia per cui credo che a breve altre regioni saranno coinvolte in tali progetti. Con la normativa attuale d.lgs 387/2003 art.12, non modificato dai successivi atti normativi emessi in materia, nelle regioni a statuto ordinario l'approvazione di tali progetti procede con la Autorizzazione Unica, per cui i siti selezionati anche ricadenti in aree agricole secondo lo strumento urbanistico vigente vanno in variante automaticamente con cambio di destinazione d'uso; per le regioni a Statuto Speciale, quale la Sardegna, il passaggio non è automatico.