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#124066 05/02/2013 10:21
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arual Offline OP
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A seguito degli ultimi decreti e incentivazioni sulle FER (Fonti di Energia Rinnovabile) si sta massicciamente disseminamdo sui territori a maggior insolazione (Sardegna e Sicilia ma non solo)impianti cosidetti CSP (termodinamico solare a concentrazione) ma non vi è nessun studio o linee guida a livello nazionale e/o regionale per una programmazione attenta e rispettosa delle altre risorse presenti sul territorio e tantomeno che evidenzino le criticità di tipo ambientale in termini di risorsa idrica impegnata e consumo di suolo (solitamente fertili e produttivi sottratti all'agricoltura). Inoltre tali impianti devono essere associati ad altre fonti rinnovabili ma non necessariamente, per essere produttivi; esempio biomasse quindi gassificatori. Ma la cosa più curiosa è che in altri Paesi (es. Australia)consci di questa criticità legata al gran consumo di acqua, si stanno sperimentando altri sistemi a secco. Mi piacerebbe conoscere il vostro punto di vista.

Ultima modifica di arual; 05/02/2013 12:23.

Arual
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Devo dedurre che l'argomento sia pressochè sconosciuto, in effetti si tratta di tecnologie sperimentali, utilizzate massicciamente ad esempio in Spagna, Australia a fini commercilai; gli incentivi alle FER stanno producendo una discesa in campo di multinazionali che propongono tali impianti in aree agricole,poichè la norma volutamente ha lasciato la porta aperta, pianure fertili; diversi sono gli aspetti delicati, cito i più evidenti: compromissione della risorsa suolo e delle risorse idriche. Gli areali occupati non sono inferiori ai 160 ha nei migliori dei casi, ma arriviamo anche a 260 ha, per produrre dai 30 ai 50 MWe, con consumi idrici di circa 600.000 mc d'acqua all'anno; non sono compatibili con le attività agricole e/o zootecniche. Inoltre prevedono sistemi ausiliari di riscaldamento con l'uso delle biomasse, gassificatori, abbinate ad una convenzionale centrale termoelettrica.

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Arual
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effettivamente è sconosciuto

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arual Offline OP
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Salve,
credo comunque sia essenziale informarsi ed informare, questo aspetto rientra nella cosidetta "green economy" ma come sempre le storture sono all'orizzonte; non vorrei che a breve si debba intervenire per riqualificare spazi e territori persi e compromessi da scelte affrettate, scarsamente programmate e tantomeno pianificate.


Immagini allegate
csp_water_study.pdf-csp_water_study.pdf (872.68 KB, 12 download)

Arual
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Aggiungo una fotografia di una parte del territorio interessata da tali interventi; la loro ubicazione ottimale, secondo l'ENEA, sono le aree desertiche, industriali, aree compromesse quali siti inquinati e discariche per le quali potrebbero rappresentare un valido metodo di riqualificazione, ovviamente i costi d'investimento lievitano ma i benefici sui territori coinvolti aumentano in proporzione. Al momento la tendenza è fortemente sbilanciata verso aree a vocazione agricola o zootecnica, le pianure dove insistono i suoli più potenti e fertili.
La tematica per ora interessa in particolare le due maggiori isole, Sardegna e Sicilia e alcune aree del Salento, poichè il primo requisito è l'insolazione (1947 kWh/mq*anno) il seondo vaste aree pianeggianti. Ad ogni modo anche la Germania nonostante sia carente sul parametro insolazione intende incentivare tale fonte d'energia per cui credo che a breve altre regioni saranno coinvolte in tali progetti.
Con la normativa attuale d.lgs 387/2003 art.12, non modificato dai successivi atti normativi emessi in materia, nelle regioni a statuto ordinario l'approvazione di tali progetti procede con la Autorizzazione Unica, per cui i siti selezionati anche ricadenti in aree agricole secondo lo strumento urbanistico vigente vanno in variante automaticamente con cambio di destinazione d'uso; per le regioni a Statuto Speciale, quale la Sardegna, il passaggio non è automatico.


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2013_0324_I nostri deserti1.JPG (1.27 MB, 15 download)

Arual

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