In risposta all’articolo di Mandoli e alle accuse di conflitto d’interessi, lo scorso 24 marzo l’avvocato Adelina Carbone invia una lettera alla Nazione, in cui chiarisce la posizione di Mulargia e aggiunge quanto segue: «Se il Tromino fosse stato utilizzato all’Aquila nelle settimane che precedettero la devastante scossa del 6 Aprile 2009, cioè per fini di protezione civile, forse si sarebbe potuta salvare qualcuna delle 300 vittime».
L'affermazione è molto generica, certo non si parla di previsione e si riferisce a 'qualcuna', forse, delle 300 vittime. Dire a posteriori che non era esatta non è quindi possibile, essendo una frase che includeva molta incertezza.
Desumo che il senso sia quello che si poteva utilizzare il tromino per accertare l'eventuale presenza di doppia risonanza. Per evitare fraintesi forse sarebbe stato meglio scriverlo.
Sul conflitto di interessi non saprei, non mi sembra sia accaduto niente di anomalo dalla prassi universitaria, succede spesso o forse sempre che il professore faccia parte della commissione che giudica il suo pupillo. Non so però se il fatto che entrambi siano contitolari del brevetto possa originare qualche conflitto, Mulargia è già professore e la questione del conflitto non è stata sollevata in precedenza. Idem per Mucciarelli e Albarello. Un professore in più tra i contitolari cosa potrebbe cambiare? I vantaggi e gli svantaggi del tromino sono ormai noti agli operatori e sono stati discussi e pubblicati...
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
E' un Paese così questo....non so se lo è diventato o sempre stato. Qui bisogna essere grigi...l'esaltazione del rag. Fantozzi. Poi le vere porcherie nessuno vuol vederle! mah....
Dizionario della Lingua Italiana Sabatini Coletti on-line
polemica [po-lè-mi-ca] s.f. (pl. -che)
1 Controversia vivace e combattiva condotta da due o più persone in pubblici dibattiti o mediante interventi scritti, articoli di giornale ecc. SIN diatriba, disputa: entrare, essere in p. con qlcu.; p. letteraria, politica
2 Discussione dettata da animosità e condotta spesso solo per il gusto di contraddire gli altri
Il significato 1 non mi sembra adeguato (non ho capito con chi polemizzerebbe la giornalista di panorama), il 2 forse è più adeguato. L'articolo riprende parte della discussione avviata da "Il Foglietto della Ricerca" che si trova qui assieme alla risposta mia, di Dario Albarello e Silvia Castellaro. Nei prossimi giorni, con un po' di calma recupero tutte le foto dei prototipi di sismometro all-in-one che ho sviluppato quando lavoravo per l'industria negli anni 90. Per adesso, giusto per chiarire che la giornalista di Panorama forse fa ancora in conti in lire anzichè in euro, allego qui sotto la ricevuta delle ultime royalties di brevetto che sto mettendo nella denuncia dei redditi del 2012 (e quindi sparirà un altro 23% di tasse). Direi che i guadagni milionari di cui si parla nell'articolo si riducono a qualche migliaio di euro.
Approfitto della discussione per rammentare che esiste una legislazione che regola le prestazioni extra professionali dei pubblici dipendenti, in un certo dettaglio (e ne abbiamo parlato tempo fa in un altro thread, ormai abbiamo parlato quasi di tutto ). Pongo in evidenza che, mentre la regola è quella dell'autorizzazione preventiva da parte dell'amministrazione, per le opere dell'ingegno quali i brevetti non esiste neanche la necessità di richiedere autorizzazione, ossia qualunque pubblico dipendente può brevettare qualsiasi invenzione e percepire i relativi redditi senza restrizioni. Altro esempio di libertà assoluta sono i diritti d'autore.
Vi sono altre regole ovviamente, ma all'amministrazione, fino ad una certa soglia di guadagno, non spetta assolutamente niente, dato che tra si tratta di prestazioni extra ufficio e senza utilizzo di attrezzature di proprietà dell'ente datore di lavoro.
La soglia è cospicua, si tratta di non poche decine di migliaia di euro, al mio ultimo aggiornamento di pochi anni fa, soglia che oggettivamente è quasi impossibile raggiungere e nel caso possa essere raggiunta al pubblico dipendente conviene lavorare part time al 50% ossia senza restrizioni.
Permangono ovviamente gli obblighi della denuncia del reddito e quello legato alle contribuzioni INPS per parasubordinati al di sopra dei 5000 Euro (che quest'anno è aumentata).
Mucciarelli forse ha sottostimato l'aliquota, nel periodo in cui facevo i corsi ricordo che si trattava del 40-50% quando la soglia INPS veniva superata (sono guadagni extra e quindi rientrano nella fascia più alta di tassazione).
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
per le opere dell'ingegno quali i brevetti non esiste neanche la necessità di richiedere autorizzazione, ossia qualunque pubblico dipendente può brevettare qualsiasi invenzione e percepire i relativi redditi senza restrizioni....
Mucciarelli forse ha sottostimato l'aliquota, nel periodo in cui facevo i corsi ricordo che si trattava del 40-50% quando la soglia INPS veniva superata (sono guadagni extra e quindi rientrano nella fascia più alta di tassazione).
In realtà lo standard dei brevetti universitari (regolamentato a livello di Ateneo) prevede due strade diverse prima ancora che per eventuali guadagni per le spese certe. Brevettare in Italia costa relativamente poco, ma un brevetto internazionale costa svariate migliaia di euro, che vanno ripetutamente versate a scadenza di qualche anno pena decadenza. Quindi in genere le università lasciano liberi gli inventori di accollarsi le spese (nel qual caso gli eventuali guadagni sono loro) oppure di chiedere il sostegno economico all'università per il primo btevetto e per le quote di mantenimento. In questo caso l'università diventa compartecipe agli utili.
Quanto all'aliquota parlavo del 23% perchè un altro 20% è gia stato trattenuto alla fonte.
1) gli accordi con l'ateneo. Nell'articolo di Panorama qusto dettaglio non è spiegato, anzi è esposto in maniera ingannevole, forse a causa di un errore di sintassi:
Quote:
Qualcuno potrebbe allora aspettarsi che all’Università di Bologna, dove operano sia Mulargia che la Castellaro, siano stati corrisposti i canoni periodici previsti dalla legge nel caso in cui titolari del brevetto siano esclusivamente gli inventori e non l’ente di ricerca. Invece l’Ufficio brevetti dell’ateneo precisa che dal 2004, anno della brevettazione, sino a oggi l’Università non ha visto neppure un centesimo. Interpellato su questo punto Mulargia afferma che l’invenzione non ha visto alcun coinvolgimento dell’Università, essendo stata realizzata «in un garage».
Secondo la frase in neretto ci si aspetterebbe che i titolari del brevetto, pur non avendo ricevuto contributi dall'università, debbano pagare un'aliquota all'università. Il che, secondo la reale situazione illustrata da Mucciarelli, è totalmente errato in quanto all'università spettano quote soltanto se la stessa ha contribuito alle spese, come è ragionevole.
2)20% di ritenuta d'acconto + 23% di tasse = 43%. Quando dovuto, bisogna aggiungere il contributo INPS pari a un terzo DEL 20%, ossia il 49.7 %.
Vediamo quindi che dal reddito extra ufficio dei pubblici dipendenti la metà spesso va a finire nelle casse dello stato, che a tutti gli effetti può essere considerato un socio, come amano dire gli imprenditori.
Per finire, non avevo capito che tutto era iniziato da una lettera di Mandoli, che non conosco. L'anno scorso infatti in questo forum qualcuno aveva accennato a conflitto di interessi, ma non avevo capito bene a cosa si riferiva, dato che detenere un brevetto da parte di professori e riceverne i proventi è una occorrenza comune (in Italia mi vengono subito in mente Marchetti e Meardi per rimanere nella geotecnica).
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Vediamo quindi che dal reddito extra ufficio dei pubblici dipendenti la metà spesso va a finire nelle casse dello stato, che a tutti gli effetti può essere considerato un socio, come amano dire gli imprenditori.
è quello che capita più o meno a tutti, non solo ai pubblici dipendenti