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Per Cascone che in altra parte del Forum poneva queste domande:

Mi spiego ponendo a te e a chi è per conservare certe "tutele" alcune domande:

1) perchè i nostri committenti non si rendono minimamente conto di quello che facciamo ?

2) può una persona che "ignora" il nostro lavoro apprezzare la nostra professionalità ?

3) chi ha abituato tali signori a vedere il nostro lavoro come semplice adempimento burocratico ?

4) quanti di noi, liberi professionisti, quando chiamiamo questa o quella impresa per l'esecuzione delle prove, scegliamo in base al prezzo più basso e non in base alla serietà professionale di chi viene ad operare, per risparmiare anche solo 50-100 euro ?

5) perchè nelle altre nazioni della comunità europea, dove non esistono tariffari e nemmeno ordini professionali, il geologo è ABBONDANTEMENTE PIU' considerato, PIU'rispettato e chiamato non solo sin dalle prime fasi di un progetto ma in equipe con gli altri tecnici nelle scelte progettuali ?


Caro Cascone, condivido che ogni regione sia un mondo a sé, ma ti dico di più: anche nella mia regione, che conta gli abitanti di un quartiere di Roma, ci sono realtà diversissime quanto a modalità di lavoro, di incarico, di effettuazione delle indagini, ad entità dei compensi, ecc.
Ciò detto, provo a rispondere alle tue domande sopra riportate, premettendo che non è la verità assoluta, ma solo la modesta lettura di uno che ha 15 anni di professione, pur non essendo un matusa.

1) In parte perché quella del geologo è una professione giovane, poco conosciuta (spesso confusa con quella dell'archeologo (a chi non è capitato più volte??), non radicata nella cultura popolare come l'Ingegnere o il Geometra, veri e propri tuttofare (specie il secondo) nel panorama storico-tecnico italiano, anche per una secolare maggior vicinanza ai committenti privati; in parte perché l'intermediazione passa quasi sempre attraverso il filtro dei "di cui sopra", e il committente spessissimo non vede mai la relazione geologica, nemmeno quando è fatta bene e serve davvero a dimensionare e realizzare l'opera, qualunque essa sia.

2)No, non può. E' per questo che il 90% delle volte si apprezza solo l'offerta economica, cosa che a me personalmente mi fa sentire come una p.....a.

3) I progettisti e quei colleghi che accettano la subordinazione economica, decisionale e "psicologica" a loro

4) E' vero che si guarda il prezzo, ma è anche vero che non sempre nelle indagini il prezzo più alto fa la qualità migliore; a volte capita proprio il contrario e dopo che ci si batte il naso una volta allora si può scegliere con più cognizione di causa; è chiaro che il professionista serio non può affidarsi ad una ditta solo perché costa meno. Ma lo capiscono tutti?

5)Perché in Europa tutte le scienze, specie quelle "naturali", hanno sempre avuto maggior considerazione che in Italia, dove l'esistenza per secoli dello Stato Pontificio ha ostacolato pesantemente lo sviluppo del sapere scientifico (Galileo e la "scuola gentiliana" docunt); il sapere più tecnico (quello "del fare") invece, legato alla risoluzione di problemi contingenti, è stato ben tollerato e si è fatto strada anche nella cultura popolare. Se si vanno a leggere molti testi su alluvioni, frane, ecc. dal '700 in poi, si vedrà che la risoluzione era affidata sempre all'Ingegnere di turno. Insomma, l'approccio ai problemi del territorio del mondo centroeuropeo ed anglosassone è stato sempre profondamente differente da quello italiano.

Ma tutto ciò penso c'entri poco con Bersani, se non che con lui (e i provvedimenti che seguiranno) cade anche l'esile baluardo a difesa di professioni come il Geologo o il Dottore Forestale, con cui si era cercato di far assurgere a tali professioni la stessa dignità delle altre.

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E' vero che si guarda il prezzo, ma è anche vero che non sempre nelle indagini il prezzo più alto fa la qualità migliore;
è proprio questo, a mio modesto avviso, il motivo per cui il Decreto Bersani non altererà gli attuali equilibri (tendenti già al ribasso per i lavori privati)

circa l'interessante analisi storica sulle responsabilità pontificie sulla mancata accelerazione delle dottrine pragmatiche, bhè, non ne condivido la sostanza, almeno non completamente, e sicuramente non per gli ultimi 15 anni per due motivi sostanziali:

1) fino a 20-30 anni fa il geologo che aveva un certo rilievo tra la comunità scientifica si occupava di ricostruzioni paleogeografiche, analisi petrografiche di quella facies sedimentaria o studi paleontologici di quella particolare orbitolina. Se andiamo ancora più indietro ('800) il geologo era il classico studioso omniscente che si occupava anche di medicina e/o di filosofia (vedi per tutti Leopoldo Pilla)


2) negli ultimi 15 anni grazie ad alcune leggi (vedi 183/89, 152/99) si è definita perentoriamente l'importanza del geologo nella pianificazione dellla gestione del territorio.


Il problema, a mio avviso, è un altro: non siamo riusciti ad amministrare alcuni vantaggi datici (purtroppo) dalla natura quali alcuni sismi (Friuli 1976, Irpinia 1980, Umbria 1997) e varie alluvioni ( a partire da quella del 1966 a Firenze)
La verità, caro Ubaldo, è che, in ogni occasione, abbiamo voluto fare gli ingegneri e non i geologi facendo e dicendo quanto siamo bravi a calcolare le Qamm o i cedimenti e quanto sono ignoranti gli ingegneri che non capiscono un tubo di geotecnica. D'altro canto stesso su questo Forum si leggono tali presuntuosità tra l'altro stupide oltre che sterili in quanto ci fanno dimenticare che tra noi e loro (gli ingegneri), le competenze sono complementari e non sovrapponibili.


Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui"
(Ezra Pound)
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Riguardo al punto 1, sostanzialmente condivido, ma proprio per questi motivi si occupava poco (e poco lo si considerava esperto) di interazione fra sapere prettamente scientifico ed interventi sul territorio;
riguardo al punto 2, purtroppo la legge non fa il geologo; nel senso che da una parte il geologo è entrato finalmente nelle pianificazioni a larga scala, dall'altro, a scala più ridotta, la figura del geologo ha faticato e fatica ancora oggi ad entrare nel bagaglio culturale ordinario della gente; e proprio perché alcune leggi impongono (per fortuna) la presenza del geologo, nei più questo viene ancora oggi vissuto come una imposizione burocratica. Del tipo: "...ma trent'anni fa il geologo non c'era e le case si facevano lo stesso e ancora stanno su".

Sulle conclusioni invece sono sostanzialmente d'accordo: sarebbe meglio fare di più i geologi e meno gli ingegneri, solo che questo è possibile di più nelle pianificazioni (PRG. PTCP, ecc.) che nei lavori ordinari, nei quali spesso di geologico "stretto" (geo-strutturale e sedimentologico, geomorfologia a parte che serve davvero sempre) c'è proprio poco poco da fare, anche a cercarlo col lanternino. A meno che non si faccia come qualcuno, che per la costruzione di una casetta si mette a dissertare in pagine e pagine sull'evoluzione tettonico-sedimentaria dell'area dal Terziario in avanti, senza che ciò abbia alcuna influenza sul manufatto in esame. E quindi magari le Università, oltre a creare bravi geologi, dessero loro migliori conoscenze di geotecnica. Il che agli Ingegneri, se ci si pensa bene, toglierebbe tante castagne dal fuoco, e non penso sarebbero ostili, proprio per quella complementarietà di competenze che ricordavi tu.

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