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Sto cercando norme e riferimenti bibliografici per l'esecuzione ed interpretazione di prove con martinetti piatti su rocce tenere (tufi e pozzolane), in rete ho trovato solo applicazioni su murature non credo però che siano complessivamente trasferibili alle rocce! Grazie!
La Luna piena minchionò la Lucciola - Sarà l'effetto dell'economia, ma quel lume che porti è deboluccio... - Sì, - disse quella - ma la luce è mia! (Trilussa)
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Da questo lavoro http://www.civil.uminho.pt/masonry/publications/nat_journ/2000_gregorczyk_lourenco.pdfrisulta che originariamente la prova nasce per prove su rocce. È stato un ricercatore italiano ad adeguarla alle murature. Cercando in rete (in inglese) qualcosa si trova quindi penso tu possa andare tranquillo
Ultima modifica di Egidio Grasso; 25/03/2014 19:13.
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Grazie, ho continuato a cercare ma: - non ho trovato nulla di specifico sulle rocce tenere e su procedure dettagliate (sembra che ognuno usi una propria geometria di attrezzatura tarata preventivamente in laboratorio) -purtroppo le pubblicazioni più gustose sono a pagamento! - ho trovato solo prove con martinetti piatti giganteschi e con pressioni elevatissime (questo l'ho messo in relazione sia alla necessità di investigare il maggior volume possibile di roccia sia al fatto che le rocce testate sono abbastanza resistenti, comunque non rocce tenere) - essendo le prove eseguite con un singolo martinetto si perviene alla definizione del modulo di deformazione della massa rocciosa (Em ....... mi pare).
Ora, risolto parzialmente il problema di definizione del modulo Em, qualcuno sa dirmi se, analogamente a quanto si fa per le murature, è corretto poter pensare di determinare la resistenza a compressione mediante l'utilizzo di due martinetti sovrapposti? Naturalmente sempre facendo riferimento a rocce tenere (tufi - mi pare di ricordare che qualcosa di analogo fosse stato fatto in alcune cave campane e/o laziali)
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Nelle pubblicazioni che hai trovato usano il martinetto singolo per il modulo elastico? Mmm strano, per he il singolo ti permette solo di determinare il carico agente nel punto testato. Per determinare il modulo elastico è necessario eseguire il doppio.....
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Considerando la facilità di poter confezionare provini su rocce tenere come i tufi mi sembrerebbe molto più semplice prelevare un campione e sottoporlo a compressione monassiale eventualmente anche con misura delle deformazioni e determinazione dei moduli elastici. Ti confermo anche io che con il martinetto singolo non si può determinare un modulo elastico.
Chi confida nel Signore è come il monte Sion: non vacilla, è stabile per sempre.
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Appunto, si faceva riferimento al modulo Em e non al modulo di elasticità E.
ISRM 1975 Modulus of deformation of a rock mass (Em): The ratio of stress to corresponding strain during loading of a rock mass, including elastic and inelastic behaviour
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Considerando la facilità di poter confezionare provini su rocce tenere come i tufi mi sembrerebbe molto più semplice prelevare un campione e sottoporlo a compressione monassiale eventualmente anche con misura delle deformazioni e determinazione dei moduli elastici. Preferirei eseguire anche prove in sito per: - testare un volume maggiore - ridurre l’influenza sulla prova di inclusi e/o piroclasti con dimensioni medie - eseguire prove anche su depositi a granulometria media - poter eseguire prove anche su depositi a granulometria media debolmente “cementati” (non campionabili) Tra l’altro la domanda è legata proprio al problema di caratterizzare termini non campionabili con le normali tecniche e che in cava stanno belli dritti su pareti verticali alte anche 40 m e da molti anni (es pozzolane rosse e nere, tufo di Villa Senni area romana). Lo so è il solito dilemma roccia tenera-terreni. Tra l’altro spesso nella pratica su questi termini si fanno sondaggi con SPT (spesso a rifiuto) e raramente analisi di laboratorio (proprio perché questi termini sono difficilmente campionabili). Alcune prove con martinetti su un bel fronte di cava ovvero trincea sarebbero molto utili per inquadrare il problema, ottimizzare un eventuale rilievo geomeccanico e classificare il litotipo. Senza sottilizzare troppo sul numero di martinetti qualcuno sa darmi qualche indicazione su un testo che descriva più o meno lo stato dell’arte?
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Qualcosa sono riuscito a trovare! La cosa che sembra inquietante è che la metodologia è stata pensata e sviluppata per le rocce ed ha avuto evoluzione e diffusione prevalentemente per le murature (occasione persa?). Ora nella pratica comune, ed escludendo le applicazioni per gallerie e dighe, credo che ci sia spazio (tecnico e scientifico) per estendere le procedure nella pratica comune, specialmente in litotipi quali tufi e pozzolane. Tra l'altro credo che anche altre prove condotte sulle strutture (cemento o muratura), poco utilizzate per le rocce e spesso solo in laboratorio, siano riproducibili in sito come indagini geotecniche.
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Massimo Online17,513 Jul 9th, 2026
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