Ciao a tutti, in un lavoro, per il quale ho redatto la sola relazione geologica, il progettista si trova in difficoltà e mi ha chiesto supporto. Per la realizzazione di una piscina è stato realizzato uno scavo in terreni flyschoidi prevalentemente pelitici. Durante lo scavo sono stati rinvenuti vecchi drenaggi in pietrame realizzati parecchi anni orsono e ormai dimenticati. Da questi drenaggi fuoriesce una discreta quantità di acqua che, rigonfiando le argille alla base dello scavo ne causano lo scalzamento al piede e il conseguente franamento al tetto. il fenomeno si è acuito dopo le piogge degli ultimi giorni Il progettista teme il continuo arretramento del fronte che di fatto impedisce la realizzazione del muro di contenimento. Oltre ad una seria opera di drenaggio tutto intorno alla futura piscina ho pensato che una soluzione potrebbe essere una barriera di massi che impedisca il continuo franamento. Voi che ne pensate? Grazie
Inserisco alcune foto dello scavo in cui si può notare il vecchio drenaggio in pietrisco e rami. Le immagini non sono chiare me le ha fornite il progettista. Domani faccio un salto e ne faccio di nuove
Effettivamente dalle immagini capisco poco, addirittura da una sembra che ci sia un peosuolo sepolto con un incisione colmata di ghiaie più che un drenaggio, ma sono ormai un pò "orbo" I massi vanno bene solo ser la base li sostiene e devono essere abbastanza grandi per lavorare singolarmente a meno che non riesci proprio a fare un vero muro a secco, Recentemnte ho avuto una brutta esperianza di massi anche grandi di trachite ma che non ben appoggiati fra loro non hanno retto la spinta e sono poi crollati con il versante. Se non puoi fare una gabbionata al limite li puoi far collaborare con funi ancorate con vitoni a pressione ai massi (lavoro artigianale ma in trentino lo fanno spesso con funi dismesse, che si trovano anche dai rottamai di ferro) Attendo maggiori info Pier-Andrea
"laudato si mi signore per sora nostra acqua tanto umile et preziosa et casta" S. Francesco d'Assisi
Vorlicek Pier - Andrea Phd in applied geology Post doc in hydrogeology vorlicek@libero.it
a me dà l'impressione di una vecchia frana. Ci sono poi tecniche meno artigianali e più documentate tipo chiodature a pressione di boiacca etc. comunque con la poca documentazione disponibile.....
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
si la situazione è poco chiara. Comunque potresti pensare a del soil nailing con facing flessibile (solo rete elettrosaldata senza spritz beton). Su quelle altezze ne ho fatte diverse con successo. Mi confermi però che lo scavo è provvisorio vero? Scusa, ma quanto è alto, 3-4 m? ciao
Gent.mo Killermazz, per me la situazione è abbastanza evidente, il richiamo di acqua effettuato dai drenaggi o il disseccamento della parete conducono, o all'aumento delle sovrapressioni interstiziali neutre, con franamento, oppure alla perdita di coesione con sfaldatura del terreno. In ogni caso il risultato è identico, l'arretramento del fronte di scavo che nel primo caso è più rapido per microfrane e nel secondo più lento, il terreno cade come fette di formaggio. La situazione è delicata. I massi sono sconsigliabili perchè non sarebbero comodi da posizionare e potrebbero addirittura peggiorare la situazione. I cubi di cemento di recupero potrebbero andare, ma hanno un difetto, pesano 2,5 tonnellate l'uno, sono difficilmente trasportabili e potrebbero non reggere al ribaltamento e ancor più allo scivolamento (questo dipende dalla spinta dello scavo). Mi sono trovato in situazione pressochè analoga diversi anni fa, la soluzione più logica che io ed un mio collega abbiamo trovato e poi praticato, è stata fare una serie di micropali in prossimità del ciglio che hanno funzionato come un inferriata di contenimento. Per onore del risparmio, puoi distanziarli anche 80 cm l'un l'altro, non devono essere eccessivamente armati ma devono essere ben infissi nel terreno sottostante. Pensa che in questo modo abbiamo salvato una costruzione sovrastante. Un'altra soluzione sarebbe coprire lo scavo con "gummite" ancorata, che dovrebbe fermare il tutto, ma io, personalmente non ho fiducia in questa soluzione che peraltro è pure abbastanza costosa. Per me una serie di micropali potrebbe essere la soluzione definitiva e sicura del problema. Chapeau Spirifer
Ciao, allego alcune nuove immagini che dovrebbero aiutare a capire meglio. La base è costituita da argilliti molto compatte (Nspt >40) e pertanto non ci dovrebbero essere problemi per l'appoggio dei massi. Il sostegno provvisorio eviterebbe il continuo scalzamento delle argilliti rammollite rendendo possibile la rapida realizzazione del muro di sostegno definitivo. Ho consigliato la posa di un geotessuto a protezione delle argilliti e un ottimale allontanamento delle acque.
Ciao Dario, sì lo scavo è provvisorio ed è alto circa 4m; la zona interessata dal rammollimento è quella inferiore, dello spessore circa 2 m. Il drenaggio che porta acqua non era stato intercettato dal sondaggio realizzato circa 6 mesi fa il cui foro era totalmente asciutto
Grazie Spirifer, l'idea dei micropali mi sembra buona; proviamo a vedere come si comporta lo scavo con i massi (li avevano subito disponibili) e poi si vedrà.
Ciao Killermazz, dalla ultima foto che hai mandato, confermo l'idea di Spirifer, ma volendo essere un po pignoli, penso che i micropali dovevano essere fatti prima dello sbancamento, come sostegno del futuro versante di sbancamento.