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Salve a tutti, ho un cantiere di produzione autorizzato che nell’arco di qualche mese dovrebbe produrre circa 30.000 mc di terre e rocce da scavo (arenarie e marne). Il cantiere non è sottoposto a VIA, pertanto può essere gestito all’interno dell’art. 41 bis del D.L. 69/2013.
Al fine di un corretto riutilizzo avremmo trovato una ditta che prenderà il materiale, lo trasporterà con DDT presso sito di destinazione (zona D) dove è prevista una lavorazione tramite macinatura (normale pratica industriale) e lo inserirà nel “ciclo produttivo” (condotto dalla stessa ditta che lo ritira) che prevede il confezionamento di calcestruzzi. Tale prodotto sarà poi riutilizzato per la formazione di calcestruzzi magri e poveri per il riempimento di scavi destinati a sottoservizi e per la formazione di piazzali privati..... Il ciclo di confezionamento calcestruzzi pertanto mi dovrebbe rappresentare l’utilizzo delle terre e quindi determinare l rispetto di tutti i commi dell'art. 41bis.
L’unico dubbio che non riesco a chiarire è se l’utilizzo all’interno del ciclo produttivo per il confezionamento del calcestruzzo debba inderogabilmente avvenire entro 1 anno dalla data di produzione. Poiché, se così fosse, sarei obbligato al suo reimpiego (formazion di calcestruzzo) anche se la richiesta nel mercato non lo permettesse. Quesito: Una volta macinato il sottoprodotto può rimanere in cantiere per oltre 1 anno in attesa di un suo riutilizzo all’interno del ciclo produttivo dettato esclusivamente dalle richiese di mercato? Magari con impegno sottoscritto dalla ditta utilizzatrice. Grazie della vostra attenzione.
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ciao ho visto la tua richiesta. nei prossimi giorni ti rispondo (incasinatissimo  )
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ciao Finalmente un po' di libertà  Per quanto riguarda il tuo quesito, purtroppo devi riutilizzare assolutamente entro un anno, anche se le condizioni di mercato non lo permettono. Questo perchè la legge non lo prevede e gli Enti (parlo per l'area Milano-Monza) sono molto fiscali. La lettera dell'impianto utilizzatore è inutile. Capisco il tuo problema e lo comprendo appieno ! Effettivamente non ha senso fare del calcestruzzo se poi non lo vendi ! L'unica soluzione è provare a sentire informalmente ARPA e vedere se si riesce a ragionare con loro, oppure (in caso di porte chiuse) cercare altro tipo di utilizzo. Spero di esserti stato utile !
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OP
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Purtroppo la tua conclusione è ance la mia....
L'unico appiglio normativo a cui potrei riferirmi è che sicuramente il legislatore quando ha scritto la norma, e pertanto previsto il periodo temporale di 1 anno per il riutilizzo, voleva a tutti i costi impedire che i materiali, una volta stoccati in un sito, fossero lasciati in stato di abbandono e quindi si trasformassero in "rifiuto". Cosa che purtroppo è accaduta più volte. Nel mio caso le terre e rocce dopo essere state trasportate saranno anche sottoposte a macinatura (entro 1 anno) per ottenere una pezzatura idonea all'utilizzo. Sarebbe incomprensibile se, dopo aver investito su un sottoprodotto, lo si abbandonasse peraltro all'interno di un impianto di confezionamento calcestruzzi. Il riutilizzatore ha tutto l'interesse ad inserire tale materiale nel ciclo produttivo, solo con un po piu di calma e secondo i fabbisogni aziandali e del mercato.
Comunque ho seguito il tuo consiglio e sto aspettando risposta dall'ARPA competente per territorio..... se mai arriverà. Grazie del tuo tempo Un saluto
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Abbi fede..... Noi geologi misuriamo tutto in scala da 1 milione d'anni ! Con la prossima glaciazione arriverà la risposta ! 
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Iscritto: Apr 2010
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Ciao.
Secondo me un'interpretazione corretta può essere quella che la ditta che riceve il tuo materiale non è un 'sito di deposito', per cui nel momento in cui entra nell'impianto è di fatto già inserito nel ciclo produttivo.
Saluti.
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Iscritto: Jul 2005
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attenzione geopao che alcune ARPA non fanno il tuo ragionamento, che condivido, ma vogliono il reimpiego immediato nel calcestruzzo !!!
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Iscritto: Mar 2002
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Concordo con la interpretazione più restrittiva, riutilizzo in un anno. Pensate solo se la ditta fallisce............
Massimo
Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico e' ricco, arroganti se e' povero, gente che ne l'oriente ne l'occidente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezze e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero;infine, dove fanno il deserto, dicono che e' la pace. (Tacito, Agricola, 30).
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