I modellini (classici per questo argomento) postati sopra esprimono in concreto quella che è la cosiddetta "regola dei limiti". E mostrano come essa non sia frutto di una elucubrazione mentale o di una formula a memoria, bensì discenda dall'ovvietà.
Allora, partiamo dall'inizio, cioè dal più ovvio e facile.
Premessa: le isoipse sono intersezione di piani orizzontali con la superficie topografica.
Il "limite" è l'intersezione di un piano - di stratificazione - con il pendio.
Quindi:
regola 1) se il piano di stratificazione è orizzontale, il limite è parallelo alle isoipse, cioè non le interseca mai (ovvio, si comporta esattamente come loro, perché è generato da un piano con la medesima giacitura)
regola 2) se il piano di stratificazione immerge a reggipoggio (cioè "entra" nel versante, pende dalla parte opposta a questo), il limite attenua le isoipse.
Spiegarlo a parole è confusionario, però se guardi il modellino appare ovvio... in pratica, sui dossi o crinali il limite sale via via verso quote più alte, per poi ridiscendere verso quote più basse nelle valli.
regola 3) se il piano di stratificazione è a franapoggio (cioè pende dalla stessa parte del pendio)... beh, qui ci sono due casi:
3a) è meno inclinato del pendio (cioè comunque "esce" da questo), il limite accentua le isoipse. Anche qui, vedi modellino: sul dosso il limite scende di quota, nelle valli sale, e l'effetto in pianta è che il suo andamento curvilineo ricalca quello delle isoipse ma accentuandolo marcatamente.
3b) se è più inclinato del pendio (cioè si inzeppa entro questo, senza uscirne fuori), il limite si oppone alle isoipse. Vedi modellino: la linea sale sui dossi, con convessità opposta a quella delle isoipse, e scende nelle valli con concavità opposta.
regola 4) se il piano è verticale... beh, questa è semplice, la sua proiezione in pianta è sempre e comunque una linea retta di uguale direzione.
Destra e sinistra non c'entrano... per fortuna, perché me le confondo sempre!!!!