Direi che la laminazione sia piuttosto una struttura legata alle modalità di sedimentazione in riferimento all'ambiente sedimentario (più o meno energetico), tant'è che, mi sembra, che si parli anche di strati o banchi laminati.
Non sempre. Non necessariamente. Anche uno "strato" può essere legato alle modalità di sedimentazione e alla maggiore o minore energia del mezzo.
In uno strato torbiditico ad esempio si passa da una base ad alta energia (l'inizio della torbida) a una parte alta in cui l'energia via via decresce (la coda di sedimenti fini) sino ad esaurirsi del tutto; il nuovo strato inizia con un nuovo arrivo di materiale in massa.
A memoria ricordo, ad esempio, che la sequenza di Bouma, per uno strato torbiditico, preveda laminazioni piano parallele e/o incrociate (a seconda se è completa o no) e, di fatto, si tratta della deposizione di uno strato pressoché istantanea su scala geologica.
Anche una lamina, a maggior ragione, è istantanea... il punto è proprio la scala geologica.
Comunque, occorre trovare una "definizione" che calzi per la casistica completa.
Gli strati si formano anche in bacini tranquilli, in assenza di correnti di torbidità, che sono un caso particolare.
Ad esempio, in una sequenza di fanghi calcarei, uno strato può rappresentare tempi geologici sensibili. Dipende non solo dall'energia del mezzo, ma anche dall'apporto dei sedimenti.
Al limite, su di un paleoalto liassico nonostante l'energia del mezzo possa essere elevata (bassa profondità), la sedimentazione e quindi gli "strati" che si formano sono scanditi dal maggiore o minore apporto di fanghi, con superfici di assenza di sedimentazione e/o di maggior apporto realtivo di terrigeni... insomma, è una faccenda complessa, se si vuole generalizzare.
Le lamine, siano esse piane, incrociate ecc., sono unità di ordine inferiore e sono contenute all'interno dei singoli strati.
In passato c'era la tendenza a suddividere strati e lamine in base allo spessore (il valore limite era 1 cm). Attualmente si tende a considerare la lamina come unità di rango inferiore rispetto allo strato, indipendentemente dallo spessore.
Questo esattamente è il concetto di scala del fenomeno.
Che è diverso da "dimensioni assolute".
Il fattore scala è "quanto da vicino osservo l'oggetto". In una data sequenza, tendo a chiamare lamine le unità più piccole e strati quelle più grandi, che le comprendono.
In realtà, anche così non stiamo dando una definizione generale.
In una sequenza lacustre varvata, ad esempio, si ha una sequenza, appunto, costituita da lamine, ma non da "strati". Qualche bvolta si ha un "banco" varvato, che è uno stratone grande, oppure una semplice "sequenza di decine di metri di lamine, senza alcuna interruzione degna di individuare uno "strato".
Resta il fatto che oltre un certo spessore, una lamina non viene più percepita come "lamina".
Lo spessore critico è però relativo al contesto, e quindi torniamo al "fattore scala". Non posso dare un valore assoluto di spessore che discrimini strato da lamina, però concettualmente adopero i due termini in due contesti di scala ben precisi e definiti.
... ragionando ragionando e girandoci attorno, prima o poi arriverà anche la definizione...