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geovito Offline OP
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Ciao, vi espongo il dubbio.

C'è il problema di gestire circa 1500 mc di materiale di sterro accantonate da oltre 40 anni in un terreno (accantonamento mai contestato, mai rilevato,mai considerato) e che oggi è necessario rimuovere, per cui non interessa l'applicazione di cui all'art. 185 del D.lvo 152/06. Il materiale proviene dalla costruzione di una strada effettuata nei primi anni '70;
credo che il materiale non possa essere gestito come sottoprodotto in quanto in contrasto con il punto b dell'art. 184bis del D.lvo 152/06 "la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto". Va escluso, quindi l'applicazione di cui ali artt. 41 e 41 bis della Legge 98/13.
Per scongiurare un bonifica, denunce e la successivo conferimento a discarica è possibile effettuare un recupero (da parte di operatore autorizzato) e successiva riutilizzazione?
In questo caso è possibile effettuare l'operazione in sito o trasportare il materiale nel sito idoneo per procedure R13 ed R5?
Grazie


Ultima modifica di geovito; 20/04/2015 10:02.

Non si dicono mai tante bugie quante se ne dicono prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia. (Otto von Bismarck)
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Poiché il tuo materiale deve uscire dal sito hai solo due possibilità:
1) caratterizzazione ambientale e smaltimento come rifiuto. Dunque devi dimostrare attraverso analisi che sia ad esempio un rifiuto non pericoloso e smaltirlo come tale (chi e come lo fa è ora secondario) ovvero smaltirlo secondo il codice CER che gli verrà attribuito.
2) caratterizzarlo, predisporre un piano di gestione e riutilizzarlo come sottoprodotto in altro sito. Il tuo materiale costituisce un riporto e nessuno può dire se sia riutilizzabile o meno se non viene caratterizzato dal punto di vista ambientale.
Pensa alle immense coltri di riporto generate e sversate negli anni '60 del boom edilizio oppure a quelle degli anni 20 o del dopoguerra o degli anni '80.
Dal punto di vista geologico-stratigrafico costituiscono coltri di riporto e basta! Dal punto di vista giuridico non è che assumono uno status fuorilegge! Lo assumono solo se lo sono realmente e ciò deve essere dimostrato con la caratterizzazione.
Spero di essere stato chiaro! Buon lavoro

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geovito Offline OP
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Grazie Algol. Hai indicato procedure correttissime,ma il problema è come giustificare questi riporti (ripeto vecchi di almeno 40 anni e in parte vegetati e di natura litologica differente dal "substrato" senza il rischio che l'area possa essere considerata una discarica abusiva di inerti.La caratterizzazione consentirebbe di trattare il materiale come sottoprodotto.Se l'Arpa dovesse chidere:ma a che titolo questo materiale sta li?Scatterebbe l'obbligo di bonifica?


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Originariamente inviato da: geovito
Grazie Algol. Hai indicato procedure correttissime,ma il problema è come giustificare questi riporti (ripeto vecchi di almeno 40 anni e in parte vegetati e di natura litologica differente dal "substrato" senza il rischio che l'area possa essere considerata una discarica abusiva di inerti.La caratterizzazione consentirebbe di trattare il materiale come sottoprodotto.Se l'Arpa dovesse chidere:ma a che titolo questo materiale sta li?Scatterebbe l'obbligo di bonifica?


ciao, Io sono dell'Arpa, fermo restando che non tutte le Arpa hanno medesime prassi e usi & costumi, se dovessi essere chiamato a verificare la situazione la prima cosa che prescriverei, a prescindere dall'"età" del riporto, anzi, proprio prendendo a lecita causa di dubbio la sua memore presenza, una caratterizzazione e una indagine per verificare di cosa si tratta. Una volta appurato che non si tratta di rifiuti, inerti o meno, e che il riporto non è inquinato (a volte l'aspetto esteriore è ben diverso dal contenuto del cumulo) per quanto mi riguarda, potrebbe essere considerato terreno di riporto e gestito come sottoprodotto nei limiti del decreto. L'obbligo di caratterizzazione e/o bonifica scatta solo se si rinvengono superamenti dei limiti prescritti, non è per così dire automatico. Chiaramente qualche prova documentale o meno che l'origine del riporto è quella che hai detto non guasterebbe


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Concordo con anticlinale !

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Nel caso specifico l'unica gestione è quella come rifiuto; il materiale eventualmente era sottoprodotto nel momento in cui è stato scavato (anni fa).
Deve essere quindi caratterizzato come rifiuto e quindi inviato a impianti autorizzati.

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Questa mi sembra una soluzione troppo restriuttiva; in situazione simile ho progettato di smaltire i rifiuti (elettrodomestici, mattoni e quant'altro) erano stati depositati sopra il cumulo e il cumulo l'ho caratterizzato chimicamente e trattato come terra da scavo, ovvero sottoprodotto. Il tutto è al vaglio degli enti ma non ho ancora riscontri in merito.P.S. sono abbastanza sicuro della provenienza essendo cumulo al centro di una lottizzazione civile....

Ultima modifica di Vorlicek; 21/04/2015 16:56.

"laudato si mi signore
per sora nostra acqua
tanto umile et preziosa et casta" S. Francesco d'Assisi

Vorlicek Pier - Andrea
Phd in applied geology
Post doc in hydrogeology
vorlicek@libero.it
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Non è tanto un problema di qualità. Dal mio punto di vista, un cumulo fuori terra, a suo tempo realizzato senza uno scopo preciso ma solo per 'abbandonare' materiale, difficilmente può essere considerato 'non rifiuto'.

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Originariamente inviato da: geopao
Non è tanto un problema di qualità. Dal mio punto di vista, un cumulo fuori terra, a suo tempo realizzato senza uno scopo preciso ma solo per 'abbandonare' materiale, difficilmente può essere considerato 'non rifiuto'.


Più che altro, essendo stato posato senza alcuna funzione, difficilmente può essere considerato un "riporto".
Tieni presente anche la possibilità di effettuare un recupero (se il rifiuto non è pericoloso) in sito con impianto mobile autorizzato avviando, presso la provincia, la procedura di campagna di recupero.

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La domanda assoluta su questo ricorrentissimo problema è: Si tratta di un riporto alto o di un cumulo basso?
Riporto, vado in 41bis, o altro.
Cumulo, vado con CER.
Ma la risposta purtroppo non ha un'accezione univoca.
Il cumuletto generato a inizio ottocento con i lavori di sistemazione delle mura cittadine storiche, che comprende mattoni, malte, peci, ecc... ma che adesso è il piacevole rilevato erboso e piantumato del fuorimura.... cos'è?!
Noi italiani dalla vena artistica diremmo certamente un riporto, ma l'unica differenza rispetto ad analoghi, e molto meno inquinati, cumuli (bassi) degli anni novanta è esclusivamente "quando" sono stati messi li, in un passato in cui la variabile tempo non ha assolutamente alcun discrimine.
Tra l'altro le "colpe" della presenza del cumulo sono a carico al massimo di che ce l'ha messo lì, che si perde nella notte dei tempi, e non di chi ci rimette su le mani. Sarebbe assurdo che finchè rimane lì la colpa non è di nessuno e se uno prova a toccarlo per sistemare il sito và nei casini.
Ma siccome l'assurdità è all'ordine del giorno per la nostra giurispridenza la soluzione stà nella gestione concertata con gli Enti. Se si è tutti daccordo su come fare la cosa va da sè.

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