Carlo, professore greco-americano o greco-australiano (in quest'ultimo caso mi riferisco a Harry Poulos dell'università di Sidney)?
Come è stato posto in evidenza in una discussione nella sezione geotecnica di qualche tempo fa, i fattori che influiscono maggiormente sul comportamento dinamico dei pali appaiono essere:
1) forze inerziali della struttura sovrastante le fondazioni, forze che impartiscono momenti flettenti e taglio al palo soprattutto nella parte superiore e immediatamente al contatto con la testata. Per una quantificazione di tali forze è necessario avere la PGA in superficie, per cui la VS30 ricercata si riferirebbe alla profondità dalla testa dei pali.
2) fenomeni di liquefazione che riducono o annullano il confinamento laterale dei pali nelle sezioni interessate.
3) forze inerziali del terreno, ma solo in presenza di forti contrasti di rigidità nella successione stratigrafica. Qui può servire la PGA alla profondità specifica della sezione di interesse.
I primi due fattori sono i più definibili e certi, le soluzioni progettuali prevedono forza bruta: utilizzo di diametri consistenti, utilizzo di cerniere plastiche con idonea staffatura e sovradimensionamento della sezione dell'acciaio.
Sul 3° fattore non ho letto molto, ma anche qui la forza bruta credo sia inevitabile.
Un esempio dello studio della risposta di un palo in condizioni dinamiche (e soprattutto di liquefazione)si trova in rete:
http://ro.uow.edu.au/cgi/viewcontent.cgi?article=1174&context=engpapers L'analisi pseudostatica si riduce ad una analisi della trave alla Winkler, con il palo che costituisce la trave e la reazione orizzontale del terreno la verticale.