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un professionista chimico può firmare un piano di caratterizzazione ex art. 242 comma 3 D.Lgs 152/06? cioè, è chiaro che possa firmare le analisi ed esprimersi sulle sostanze inquinanti ecc., ma è lecito che firmi una proposta di piano di caratterizzazione con tanto di paragrafo sull'idrogeologia, sulla stratigrafia dell'area e formuli proposte per la posizione dei piezometri per il monitoraggio delle acque sotterranee?
mi trovo a dover valutare un PDC del sito di una ditta che inizialmente aveva incaricato un collega, il cui piano non era stato approvato (ma perchè il committente aveva tenuto chiusa la borsa, non per incompetenza del collega), ora il collega è stato dispensato dall'incarico che è passato ad un consulente ambientale iscritto all'ordine dei chimici che ha presentanto una seconda proposta di piano. Non mi sembra molto regolare e chiedevo cosa ne pensate.---


This is The End, my only Friend, The End (J. Morrison)
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----


coraggio ragazzi nessuno si sbilancia???



(@@ Egidio, posso duplicare il post nella sezione rifiuti & bonifiche?)

Ultima modifica di anticlinale; 25/06/2015 07:18.

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La parte geologico-idrogeologica del pdc deve essere firmata da un geologo; se così non è, pretendilo.
Ciao

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Carissimo anticlinale se sei sicuro di ciò che dici richiedi la parte geologica e idrogeologica a firma di un geologo e non mollare e/o arretrare di un millimetro.

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concordo con gli altri. o il piano proposto è a doppia firma, per incompetenza del chimico a firmare quei sotto paragrafi, oppure li toglie dal pdc e dopo richiedi l'integrazione con i sotto paragrafi mancanti firmati da tecnico professionista abilitato (se non sbaglio solo il geologo lo è per questa parte)


Impara l'arte e mettila da parte!
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concordo con gli altri. o il piano proposto è a doppia firma, per incompetenza del chimico a firmare quei sotto paragrafi, oppure li toglie dal pdc e dopo richiedi l'integrazione con i sotto paragrafi mancanti firmati da tecnico professionista abilitato (se non sbaglio solo il geologo lo è per questa parte)




Mi scuserete se riprendo questo topic un po' stagionato, ma per la cronaca lo faccio. Partendo con una domanda generica:

ESISTIAMO ANCORA ?

no perchè.. come appunto suggerito, vado avanti e pretendo la firma del geologo sul PDC facendolo presente al funzionario della provincia.

Mi viene quindi fatta una ramanzina dal mio dirigente, che quando lo viene a sapere oltre a chiedermi cosa mi è saltato in mente (lo avevo chiesto via mail senza informarlo) pretende anche che io invii una mail di ritrattazione delle mie rimostranze, perchè "non c'è scritto da nessuna parte che sia il geologo a firmare il PDC" (nonostante io avessi parlato della sola sezione di indagini geologiche e idrogeologiche) e dato che il consulente (un chimico) si era lamentato del fatto che il funzionario della provincia avesse chiesto all'ordine dei chimici in merito.

una volta chiarito si è saputo che un geologo abilitato aveva effettivamente lavorato alle indagini (ma io non sono un paragnosta e se la relazione non lo riporta non lo posso certo indovinare).

La mia colpa sarebbe stata quella di avere "scatenato una guerra tra ordini". Tra l'altro risulta che il consulente chimico sono anni che firma dei PDC discussi con la provincia, e la novità che ci deve essere la firma del geologo pare sia stata una mia poco illustre fisima.

La domanda è quindi, appunto, esistiamo ancora? possibile che nel 2015 in una provincia del nord italia non sia chiaro che cosa fa il geologo e quando la sua firma è necessaria? vabbè che non ci sono tanti geologi nelle PP.AA. specialmente in ruoli dirigenziali, ma in casi come questi questa mancanza si fa sentire al mille per cento.

Io ad esempio, sono un geologo, assunto presso l'ente in cui lavoro dopo una prova concorsuale riservata ai geologi, e una volta assegnato all'ufficio in cui lavoro mi vengono fatti fare lavori di competenza del tecnico della prevenzione dell'ambiente e dei luoghi di lavoro.
I sindacati non capiscono il problema, l'ufficio personale mi ha detto che è tutto regolare, e il vecchio dirigente oggi in pensione (d'oro) addirittura che sono "un presuntuoso" quando gli chiesi di potermi occupare di temi inerenti la mia formazione.

DA chi accidenti devo andare, dal giudice del lavoro??? pure col rischio che si esprima in modo avverso anche lui, visto lo stile kafkiano della vicenda.
L'ordine dei geologi non si dovrebbe curare anche della tutela degli interessi della professione, latu sensu cioè anche se svolta alle dipendenze di un ente? o deve solo barcamenarsi con i liberi professionisti?

scusate lo sfogo, un saluto a tutti

Ultima modifica di anticlinale; 27/08/2015 14:11.

This is The End, my only Friend, The End (J. Morrison)
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L'obbiettivo principale nell'ambito della redazione di un Piano della Caratterizzazione è quello di pervenire al Modello Concettuale Preliminare sulla base del quale pianificare le indagini ambientali interessanti le varie matrici coinvolte, i cui risultati serviranno successivamente a definire il Modello Concettuale Definitivo.
Il Modello Concettuale Preliminare non può naturalmente prescindere dagli aspetti geologici e idrogeologici del sito che ritengo non possano essere se non di competenza esclusiva del geologo, magari nell'ambito di un lavoro multidisciplinare e con l'emissione di documenti firmati da diverse figure professionali.
Anche se una conoscenza approfondita e di maggior dettaglio la si avrà solamente dopo l'esecuzione delle indagini (sia per quanto concerne le contaminazioni in atto, sia in riferimento alla natura litologica dei terreni e della presenza o meno di falde e loro caratteristiche), è chiaro che un'analisi preliminare di carattere geologico e idrogeologico eseguita da tecnici non competenti in materia, magari copiando qua e là dalla solita letteratura, comporta sovente brutte sorprese. Per diversi anni ho fatto anche il sondatore e spesso lavoravamo per conto terzi, con piani a dir poco assurdi e compilati da altre figure professionali. Sondaggi da 10 m in zone con substrato roccioso affiorante o sub-affiorante, piezometri da 20 m in aree con falda freatica a 50-60 m e quindi perennemente sterili; sondaggi profondi in zone con ceppo conglomeratico (e con i tecnici ARPA e Provincia che per non deviare da quanto approvato in sede di CdS volevano che si campionasse a secco, col risultato che si confezionavano vasetti di polvere di perforazione!), sondaggi per la caratterizzazione della matrice terreno superficiale e suolo profondo in zone con falda quasi a piano campagna e in pressione; e via dicendo.
E poi si tenga presente che, a differenza della prima fase pionieristica delle bonifiche ambientali, quando gli Enti di controllo erano troppo impreparati e spesso facevano passare analisi di rischio tutte basate su parametri di default previsti dai softwares tipo Giuditta e Rome, ora le cose non sono poi così da prendere alla leggera; quindi anche prevedere qualche prova in sito (analisi granulometriche, prove di permeabilità, ecc.) già in fase di caratterizzazione, può tornare utile per non perdere altro tempo prezioso viste le lungaggini della nostra burocrazia, e tutto questo non può che essere di pertinenza della figura del geologo.


potius sero quam numquam
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L'obbiettivo principale nell'ambito della redazione di un Piano della Caratterizzazione è quello di pervenire al Modello Concettuale Preliminare sulla base del quale pianificare le indagini ambientali interessanti le varie matrici coinvolte, i cui risultati serviranno successivamente a definire il Modello Concettuale Definitivo.
Il Modello Concettuale Preliminare non può naturalmente prescindere dagli aspetti geologici e idrogeologici del sito che ritengo non possano essere se non di competenza esclusiva del geologo, magari nell'ambito di un lavoro multidisciplinare e con l'emissione di documenti firmati da diverse figure professionali.
Anche se una conoscenza approfondita e di maggior dettaglio la si avrà solamente dopo l'esecuzione delle indagini (sia per quanto concerne le contaminazioni in atto, sia in riferimento alla natura litologica dei terreni e della presenza o meno di falde e loro caratteristiche), è chiaro che un'analisi preliminare di carattere geologico e idrogeologico eseguita da tecnici non competenti in materia, magari copiando qua e là dalla solita letteratura, comporta sovente brutte sorprese. Per diversi anni ho fatto anche il sondatore e spesso lavoravamo per conto terzi, con piani a dir poco assurdi e compilati da altre figure professionali. Sondaggi da 10 m in zone con substrato roccioso affiorante o sub-affiorante, piezometri da 20 m in aree con falda freatica a 50-60 m e quindi perennemente sterili; sondaggi profondi in zone con ceppo conglomeratico (e con i tecnici ARPA e Provincia che per non deviare da quanto approvato in sede di CdS volevano che si campionasse a secco, col risultato che si confezionavano vasetti di polvere di perforazione!), sondaggi per la caratterizzazione della matrice terreno superficiale e suolo profondo in zone con falda quasi a piano campagna e in pressione; e via dicendo.
E poi si tenga presente che, a differenza della prima fase pionieristica delle bonifiche ambientali, quando gli Enti di controllo erano troppo impreparati e spesso facevano passare analisi di rischio tutte basate su parametri di default previsti dai softwares tipo Giuditta e Rome, ora le cose non sono poi così da prendere alla leggera; quindi anche prevedere qualche prova in sito (analisi granulometriche, prove di permeabilità, ecc.) già in fase di caratterizzazione, può tornare utile per non perdere altro tempo prezioso viste le lungaggini della nostra burocrazia, e tutto questo non può che essere di pertinenza della figura del geologo.



queste sono cose che sono chiarissime, ma A noi.
evidentemente non lo sono - e come potrebberlo - a tecnici, funzionari non-geologi della pp.aa. i quali, a meno che non esista una legge, un decreto, una circolare, una delibera regionale, una qualche normativa che scriva papale papale e per filo e per segno tutto quanto compete a quanto da te evidenziato, non si prenderanno la responsabilità o la "briga" di creare un caso da giurisprudenza del diritto amministrativo.

D'altronde in tale giurisprudenza ho letto le peggio cose, battaglioni di avvocati difensori con in controcosiddetti sono in grado di demolire ordinanze troppo sgradite da parte dell'amministrazione (vedi i punti vendita carburante)
E spesso il piano di caratterizzazione "nebuloso" torna comodo anche al cliente dato che, salvo casi particolarmente sfortunati nei quali la situazione è davvero grave: meno sondaggi fa = meno spende, meno si va a guardare nel dettaglio = meno scheletri cascano fuori dall'armadio. Finchè non ci sono uno o due geologi nell'amministrazione che si occupano solo di quello le speranze di un contradditorio sono da considerarsi fallite in partenza


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