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Salve, La domanda che vorrei porvi è la seguente: é corretto secondo voi affermare che l'angolo di attrito che si ottiene dalle prove DPSH su un corpo franoso, che come tale ha perso le caratteristiche di resistenza che aveva precedentemente e si trova in uno stato tensionale diverso dai terreni sottostanti, sia equiparabile e quindi da considerarsi di tipo residuo? (con tutti i limiti del caso delle correlazioni da prove penetrometriche)
Grazie mille
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No, non si può parlare di phi residuo se non si specifica la condizione di grandi deformazioni lungo una superficie di rottura. Dovresti quindi avere individuato la o le superfici o fasce di rottura. Poi definire un phi con il DPSH, su un corpo di frana governato da phi-c, è pericoloso, ossia se insorgono problemi avrai la vita difficile. Alcuni lavori su frana è meglio rifiutarli se il budget è basso. se si tratta di terreno prevalentemente granulare allora phicv e phires coincidono, e la resistenza che misuri è quella del terreno rimaneggiato (ponendo che non si sia dislocato un blocco rigido).
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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Il mancato prelievo di un campione ad una certa profondità, oltre a motivi economici, può essere anche dovuto a motivi logistici e di difficoltà o pericolosità di accessi con una sonda, più pesante e ingombrante di un penetrometro.
Inoltre se si tratta di un terreno detritico altamente eterogeneo, con un budget comunque non elevato ritenete preferibile e più rappresentativo il prelievo di uno/due campioni, piuttosto che l'esecuzione di un numero elevato di prove penetrometriche?
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ma a questo punto non è meglio fare una analisi a ritroso?
Ultima modifica di federico_forli; 17/05/2016 15:09.
Non baratterei mai le mie conoscenze geologiche con tutto il sapere della geotecnica.
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Il mancato prelievo di un campione ad una certa profondità, oltre a motivi economici, può essere anche dovuto a motivi logistici e di difficoltà o pericolosità di accessi con una sonda, più pesante e ingombrante di un penetrometro. Inoltre se si tratta di un terreno detritico altamente eterogeneo, con un budget comunque non elevato ritenete preferibile e più rappresentativo il prelievo di uno/due campioni, piuttosto che l'esecuzione di un numero elevato di prove penetrometriche?
Adesso si capisce meglio! In presenza di terreno detritico il DPSH già va molto meglio. Sì, essendo presente un cospicuo rimaneggiamento direi che il phi misurato si avvicina al phi_cv=phi_res in terreni attritivi. La strategia di indagine, con tutte le motivazioni e le difficoltà ostative che citi, dovrebbe ovviamente essere esposta in relazione.
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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Vi ringrazio molto per le utili risposte fornite!
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Secondo me il valore residuo lo tenti di assegnare solo dove dalla prova trovi la superficie di scivolamento, quindi hai un valore solo. N20 = 2 o 1 Sono sempre valori al di sotto del range dello strumento che inizia dare valori attendibili sopra 3 (lo trovi in testi e normative)
IL DP lo userei per ricostruire la forma dello scivolamento..... e per stabilire dove attestare opere di conoslidamento
Pochi giorni fa abbiamo utilizzato due CPT e diverse DPM per farlo. Le CPT hanno permesso di fare una correlazione locale CPT DPM che è assolutamente difendibile.
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Mi trovo assolutamente in accordo con Massimo: eseguire una sana (e inconfutabile) sperimentazione di correlazione fra prove generalmente poco affidabili tipo le DP e prove "migliori" a livello "locale" è un ottima strategia. Tra l'altro fatta in un sito favorevole può essere "traslata" (sempre però a livello di medesima formazione, geoambiente e condizioni morfoclimatiche) in altri siti in cui la "taratura" risulta impossibile per varie problematiche. Più complicato rendere pubbliche (e validate) queste correlazioni locali, ma ordine regionale con collaborazione università locali potrebbero dedicarci del tempo. Perchè vanno bene gli standard d'indagine ma come vado ripetendo da tempo l'Italia è talmente varia che più che di standard dovremmo discutere di indagini geolocalizzate e geoadattate alle condizioni locali. Questo forse eviterebbe di finire in tribunale e di fatto stabilirebbe dei minimi tariffari, come mi sembra sucedda in Lazio (che visto da fuori mi sembra talora un tantino eccessivo) Saluterei come faceva Costanzo con la camicia "giusto collo"...(tra l'altro veniva prodotta a Este) Buona indagine a tutti
"laudato si mi signore per sora nostra acqua tanto umile et preziosa et casta" S. Francesco d'Assisi
Vorlicek Pier - Andrea Phd in applied geology Post doc in hydrogeology vorlicek@libero.it
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