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Quello che mi propongo con il doppio vincolo è di stimare una coesione non drenata in un suolo che abbia appunto maggiori probabilità di essere coerente e quindi non è questione di essere cautelativi ma di avere a disposizione valori di cui ci si possa fidare.
Non ritengo corretto infatti, ma come ho anticipato è solo una mia opinione, avere a profondità che differenziano di centimetri e quindi con lo stesso OCR, valori di coesione non drenata che sono uno il doppio o addirittura il triplo dell'altro.
Per i suoli con Ic> 2.67 e FC <60% è in ogni caso possibile stimarne l'angolo di attrito con l'equazione di Senneset et al.
Come sempre è necessario operare delle scelte ed ognuno, grazie a Dio, decide in base alle proprie conoscenze in cui le esperienze personali giocano ovviamente un ruolo di grande rilievo.
Io ho messo a disposizione le mie e non intendo certo convertire alcuno.


Gianni Togliani
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Originariamente inviato da: gto
Come sempre è necessario operare delle scelte ed ognuno, grazie a Dio, decide in base alle proprie conoscenze in cui le esperienze personali giocano ovviamente un ruolo di grande rilievo.
Io ho messo a disposizione le mie e non intendo certo convertire alcuno.

Ma io sono dispostissimo a "farmi convertire"!!! wink
In che terreni ritieni più adatta la tua interpretazione?

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Pienamente d'accordo con quanto espresso da Gianni. Allego i valori di su ricavati tramite CPeT-IT a confronto con i dati forniti(punti blu) da prova DMT. Come si vede chiaramente i valori di su ricavati tramite CPeT-IT variano di molto in pochi centimetri di profondità, mentre i valori ricavati dalla prova DMT sono molto più vicini alla realtà (a mio parere).
N.B. Le due prove sono state effettuate ad un metro di distanza.
Saluti cordiali

Immagini allegate
confronto su.jpg (44.07 KB, 25 download)

Ognun vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei – Niccolò Machiavelli
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È una questione di metodo.
Quando elaboro una CPTu la prima cosa che faccio è visualizzare su un grafico quali siano le variazoni di Ic e FC con la profondità in modo da individuare gli strati "guida" a carattere decisamente coesivo (Ic>2.67 e FC>60%) e decisamente incoerente (Ic <1.8 e FC <12%).
Per entrambi determino i parametri fondamentali come ad esempio il grado di sovraconsolidazione, la coesione non drenata e il modulo confinato (coesivi) o l'indice di densità (densità relativa) cosa che ha senso a mio parere solo per i suoli con FC <12% (la classificazione USCS è quindi GP/GW o SP/SW), l'angolo di attrito e ancora una volta il modulo confinato (incoerenti).
Per questi strati ottengo quindi una popolazione di valori sufficientemente omogenea da consentirne una caratterizzazione geotecnica ragionevolmente realistica che mi serve poi come base per definire le proprietà dell'intera successione stratigrafica.
Per determinare i parametri geotecnici non uso le equazioni di Robertson (CPeT-IT) ma ne paragono sempre i risultati con i miei sebbene, alla resa dei conti, scelga invariabilmente questi ultimi.
Questa tuttavia non è una dimostrazione di arroganza ma semplicemente una constatazione del fatto che ogni zona di indagine ha delle caratteristiche peculiari che frequentemente non vengono "captate" da equazioni che hanno una validità generale come quelle di Robertson dal che si evince che, se del caso, preferisco sbagliare di mio e, appunto, con metodo!


Gianni Togliani
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