Buon rientro dalle vacanze a tutti i colleghi.
In questo post Vi domando due aspetti:
A) come gestire una filiera di gestione, trasporto, stoccaggio e riutilizzo di terre e rocce da scavo;
B) quali caratteristiche tecniche e che autorizzazioni (D.I.A., acque prima pioggia, …) deve avere un deposito permanente adibito a stoccaggio di terre e rocce da scavo (codice CER 170504).
La filiera che intenderei sviluppare, se possibile, è del tipo:
Impresa edile X ha un surplus di materiale caratterizzato come CER 170504 non pericoloso (derivanti, ad esempio, da scavi a trincea o mezza costa di opere soggette VIA) e vuole conferirlo in un deposito all’interno di un’area di proprietà di una impresa Y.
Il materiale viene stoccato per tempo indefinito all’interno del deposito fino a quando viene individuata un’area dove riutilizzarlo anche parzialmente come materiale per rilevati che intende realizzare la precedente impresa X.
Nel caso di terre e rocce da scavo non pericolose è necessario realizzare una piazzola impermeabile con relativo impianto di trattamento delle acque di prima pioggia considerando che sarà un luogo di transito di mezzi pesanti? Il deposito può essere a cielo aperto o deve essere un vero e proprio capannone al fine di evitare dilavamento? È possibile effettuare operazioni di vagliatura all’interno del deposito e separare il materiale per classi granulometriche?
Mi sembra di capire che la via da seguire sia quella di qualificare l’impresa Y all’Albo dei Gestori Ambientali, credo alla Categoria 8 (intermediazione e commercio di rifiuti senza detenzione dei rifiuti stessi) individuando la classe adeguata alla quantità di materiale da “ospitare”.
E’ corretta una simile filiera?
Ho pensato di escluderla dalla procedura della gestione delle terre e rocce da scavo per svincolarmi dal sito di deposito intermedio e dalla durata del cantiere non conoscendo, a priori, il sito di destinazione del materiale e le tempistiche del possibile riutilizzo.
Saluti