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OP
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Oggi mi sono imbattuto in questo documento ( http://www.acqua.gov.it/fileadmin/Documenti/Censimento_delle_acque30-giu-2014Testo_integrale.pdf). Devo dire che sono rimasto sconcertato dalle cifre riportate. I quantitativi d'acqua prelevati (e disperse in rete) sono doppi rispetto a paesi di simile popolazione (UK). Non riesco a capire come sia possibile che dal 2008 al 2012 le cose si siano aggravate e nulla sembra muoversi in termini di investimento e pianificazione. Le previsioni per un futuro non tanto lontano indicano rischi di cambiamenti climatici non insignificanti, con potenziale riduzione della disponibilità' idrica (non fate riduzionismo alla Trump ...). Eppure, in Italia non sembra esserci alcuna strategia di riduzione delle perdite delle reti di distribuzione, ben al 38% in media (UK e' al 20-22 con piani per ulteriore riduzione). L'altra cosa sconcertante e' che un prelievo cosi' massiccio ha un impatto ambientale significativo. Che e' successo all'articolo 4 della direttiva sulle acque riguardo al non-deterioramento dei corpi idrici (No Deterioration principle)? Dopotutto, l'acqua rimossa dall'ambiente (generalmente nella parte alta del bacino) e' acqua che non alimenta i fiumi con conseguenze all'ecologia. Tutto cio' va contro le direttive comunitarie sulle acque. Ma l'Europa sta' chiudendo un'occhio o cosa? Credo che la deregulation del ambiente lasciata in mano alle regioni abbia portato ad una totale mancanza di una strategia nazionale sulle acque e fra non molto, gl'italiani inizieranno a pagarne il prezzo. Buona fortuna!
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Iscritto: Feb 2003
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Se preoccupano ora, non oso pensare tra una ventina di anni....
te lo spiego io perchè si sono aggravate: 1) la vita tecnica media di una condotta acquedottistica è trenta anni 2) il 60% di tutti i km di rete posati nel paese è stato posato prima del 1970 3) il tasso di ricambio e sostituzione delle condotte ammalorate è meno del 2 % annuo basta fare un attimo di conti per capire che in trent'anni non si rinnova la rete, ma si fa quello che si può.
la legge prevede la copertura dei costi di erogazione dei servizi con gli introiti della bolletta dell'acqua, peccato che 1) la bolletta deve coprire anche la depurazione e la fognatura, e sono costi mica da ridere sia per la manutenzione degli impianti che per l'energia che occorre a farli funzionare 2) a gestire i servizi c'è un privato quotato in borsa, che non lavora per beneficenza ma per creare profitto: nonostante il referndum del 2011 avesse abrogato "la remunerazione del capitale investito" tra le voci per calcolare la tariffa dei servizi idrici, le autorità di vigilanza sono riuscite a far mantenere i guadagni al privato che gestisce le reti....
In pratica, già i soldi non bastano, se poi si deve garantirli al gestore come proprio investimento, senza allo stesso tempo imporgli degli standard da raggiungere, è normale che le cose vadano a rotoli
This is The End, my only Friend, The End (J. Morrison)
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Iscritto: Apr 2005
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OP
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Iscritto: Apr 2005
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Ciao,
credo che la tua e' una delle tante opinioni, rispettabile ma pur sempre una delle tante in merito.
Ci sarebbe anche da considerare che:
a) le tariffe idriche in Italia sono tra le più' basse d'Europa;
b) sistemi idrici misto pubblico/privato che funzionano egregiamente esistono, vedi Australia;
c) l'attuale sistema e' il risultato di una cattiva applicazione della Leggi Galli le cui intenzioni erano ben altre;
d) nonostante le basse tariffe, c'è sempre il furbo di turno che bypassa il contatore e ruba alla collettività' (altrimenti come si spiegano tassi di perdita del 75% ... il caso di molti piccoli comuni ...) .. la scusa delle bollette alte non regge visto che sono tra le più' basse d'Europa;
e) il privato non e' necessariamente un mostro visto che ci sono esempi di sistemi idrici privati che funzionano abbastanza bene, dove la salute e' veramente tutelata perché' i controllori fanno il loro lavoro e le penalità' non esistono solo sulla carta ma vengono applicate davvero (vedi UK).
Il problema non e' quello di scegliere tra pubblico o privato. Purtroppo queste sono frutto di campagne di disinformazione che tipicamente si fanno con i referendum. Si tratta di avere un sistema idrico dove si tutela la salute davvero, dove l'acqua non manchi mai, dove l'ambiente viene tutelato nell'interesse delle future generazioni e dove si abbia un sistema idrico a prova di futuri cambiamenti climatici.
Certo, questo ha un costo e se non si vuole capire questo, beh, non c'è' speranza. Riguardo ai profitti, ammetto che suona male speculare su un bene primario come l'acqua. Ma se il sistema e' strutturato in modo tale per cui si riesce a proteggere sia gl'utenti che l'ambiente secondo standard ben definiti e i profitti vengono dalle efficienze imposte alle aziende, allora credo che il prezzo da pagare e' un male minore? Le prese di posizione ideologiche e di principio non sempre portano al migliore risultato, non credi?
Saluti
Ultima modifica di geotux; 15/01/2018 20:36.
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Iscritto: Feb 2003
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Ciao,
credo che la tua e' una delle tante opinioni, rispettabile ma pur sempre una delle tante in merito.
Ci sarebbe anche da considerare che:
a) le tariffe idriche in Italia sono tra le più' basse d'Europa;
b) sistemi idrici misto pubblico/privato che funzionano egregiamente esistono, vedi Australia;
c) l'attuale sistema e' il risultato di una cattiva applicazione della Leggi Galli le cui intenzioni erano ben altre;
d) nonostante le basse tariffe, c'è sempre il furbo di turno che bypassa il contatore e ruba alla collettività' (altrimenti come si spiegano tassi di perdita del 75% ... il caso di molti piccoli comuni ...) .. la scusa delle bollette alte non regge visto che sono tra le più' basse d'Europa;
e) il privato non e' necessariamente un mostro visto che ci sono esempi di sistemi idrici privati che funzionano abbastanza bene, dove la salute e' veramente tutelata perché' i controllori fanno il loro lavoro e le penalità' non esistono solo sulla carta ma vengono applicate davvero (vedi UK).
Il problema non e' quello di scegliere tra pubblico o privato. Purtroppo queste sono frutto di campagne di disinformazione che tipicamente si fanno con i referendum. Si tratta di avere un sistema idrico dove si tutela la salute davvero, dove l'acqua non manchi mai, dove l'ambiente viene tutelato nell'interesse delle future generazioni e dove si abbia un sistema idrico a prova di futuri cambiamenti climatici.
Certo, questo ha un costo e se non si vuole capire questo, beh, non c'è' speranza. Riguardo ai profitti, ammetto che suona male speculare su un bene primario come l'acqua. Ma se il sistema e' strutturato in modo tale per cui si riesce a proteggere sia gl'utenti che l'ambiente secondo standard ben definiti e i profitti vengono dalle efficienze imposte alle aziende, allora credo che il prezzo da pagare e' un male minore? Le prese di posizione ideologiche e di principio non sempre portano al migliore risultato, non credi?
Saluti ti posso solo dire che ho lavorato in una ATO per otto anni prima che questa chiudesse per effetto di una legge dello stato (la ben nota modifica al 152/06, nel cui testo era stata incorporata la stessa legge galli e che aveva previsto l'istituzione di questi organi operativi sugli affidamenti dei servizi idrici. In pratica chi decideva erano i politici e gli amministratori. Scelte tecniche tra un'occhio ai conti del comune, uno a quello del gestore (di fatto l'attuale gestione E' un sistema misto pubblico-privato, solo che di facciata si vuole tenere nascosto) e uno ai possibili voti persi... l'italia è l'italia, nella gestione dell'acqua come in quella delle mozzarelle...
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