Immagino interessi tutti, percio' scusate la lunghezza di questo messaggio pieno di links molto utili che vi inoltro.
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Oggetto: "Consiglio Europeo delle Ricerche: incontro con il MIUR"
Da: "Appello ERC" <erc@dottorato.it>
Data: Lun, 13 Dicembre 2004, 11:40 am
Cari firmatari dell'"Appello per l'European Research Council",
ADI ed EURODOC vi ringraziano per il sostegno che avete accordato
all'iniziativa che abbiamo promosso. La scarsa informazione sull'ERC e lo
scarso dibattito pubblico ci hanno convinto della necessita' di questa
azione, e dell'opportunita' di continuare nel prossimo futuro a svolgere un
ruolo attivo di coordinamento.
A seguito del lancio dell'appello, il MIUR ci ha contattato, e ci ha
chiesto un incontro, di cui potete leggere il resoconto - comprensivo di
tutte le notizie che vi possiamo fornire - in calce a questo messaggio, o
piu' comodamente scaricando il testo dal nostro sito [1].
La petizione, che ha raggiunto le 2.500 firme in un paio di settimane, e'
stata citata in un passo di un articolo su Science [2], che riportiamo qui:
"Meanwhile, the Italian government has come under attack from its own
scientists for opposing the ERC. The Italian Academy of Sciences issued a
position paper supporting the ERC last month, pointing out that it had not
been consulted on the matter and calling the government’s position
“dangerous for the prestige of the Italian scientists in Europe.” In
addition, more than 2200 scientists have signed an online petition in favor
of the ERC launched by an association of young researchers."
A livello europeo, e' attivo da qualche tempo un cartello di Associazioni e
societa' disciplinari che sostengono la creazione dell'ERC, e con quale
stiamo mantenendo stretti contatti, l'ISE (Initiative for Science in Europe)
[3].
Come potete leggere dal Resoconto dell'incontro con il MIUR, l'attenzione
si sposta ora sull'attivita' della Commissione Europea nei prossimi mesi, e
sul ruolo dei Governi dei Paesi membri, che avranno la parola finale sul 7°
Programma Quadro. Torneremo quindi ad informarvi tempestivamente, e peraltro
ogni collaborazione e promozione di iniziative, anche pubbliche, e'
senz'altro possibile.
Nel frattempo, per chi lo desiderasse, ricordiamo che e' possibile
iscriversi all'ADI - in modo comodo [4].
Ringraziamo per l'attenzione e porgiamo distinti saluti,
ADI ed EURODOC
------------------
[1]
http://www.dottorato.it/appello/Resoconto_MIUR.pdf [2] SCIENCE POLICY: Europe Advances a Plan for Merit-Based Funding, Martin
Enserink, Science 3 December 2004: 1669,
http://www.sciencemag.org/cgi/reprint/306/5702/1669b.pdf .
[3] ISE web site:
http://www.initiative-science-europe.org/ .
[4] ADI - Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani:
http://www.dottorato.it/campagnaiscrizioni/index.html .
____________________________________
- Resoconto dell’incontro sull’ERC con il MIUR dell’1/12/2004
Il giorno mercoledì 1 dicembre 2004 una delegazione ADI-EURODOC, composta
dal Segretario ADI Augusto Palombini e dal Presidente di EURODOC Renzo
Rubele, ha incontrato a Roma presso la sede del MIUR di Piazzale Kennedy il
Direttore Generale della Direzione per le Strategie e lo Sviluppo dell’
Internazionalizzazione della Ricerca scientifica e tecnologica Prof.
Alexander Tenenbaum e la sua collaboratrice dott.ssa Maria Lucia Pittalis –
si veda il rif.:
http://www.istruzione.it/organizzazione_new/dir_strategie.shtml L’incontro è stato richiesto dal MIUR, al fine di pervenire, con un mutuo
scambio di informazioni ed opinioni, ad una più chiara comprensione della
posizione del Governo Italiano in merito all’istituzione del Consiglio
Europeo delle Ricerche (ERC), facendo seguito al lancio della campagna di
raccolta firme promossa dall’ADI sull’invito-appello di EURODOC.
Ricordiamo che la posizione sostanzialmente negativa dell’Italia era stata
resa pubblica con il Position Paper pubblicato il 20 settembre:
http://www.miur.it/UserFiles/1776.pdf ,
che rappresenta il contributo italiano al dibattito sul futuro della
politica europea della ricerca lanciato dalla Commissione Europea con la
Comunicazione “Science and technology, the key to Europe's future -
Guidelines for future European Union policy to support research”, COM (2004)
353:
http://europa.eu.int/eur-lex/en/com/cnc/2004/com2004_0353en01.pdf .
Con tale Comunicazione la Commissione ha aperto le consultazioni sia con gli
stati membri che con la più ampia comunità scientifica europea per la
definizione degli obiettivi e della struttura del prossimo Programma Quadro
comunitario per la ricerca (il 7°), che dovrà essere poi formalmente
presentato al Parlamento e al Consiglio dei Ministri nel 2005. E, nel
Consiglio del 25-26 Novembre, tenutosi a Bruxelles, i Ministri erano
invitati a dare le prime linee generali alla Commissione – l’Agenda era
peraltro fitta anche di altri temi:
http://www.eu2004.nl/default.asp?CMS_ITEM=22D520DA96244C1D96A0C2D619080E63X1 X43716 .
La preoccupazione per lo scarso dibattito pubblico e la scarsa conoscenza
della posizione dell’Italia, in particolare sull’ERC, da parte dell’opinione
pubblica, anche quella interessata, ci aveva mosso a promuovere l’iniziativa
informativa e di raccolta firme, la quale, al momento del colloquio, era già
arrivata ad oltre 2.000 sottoscrizioni. Il colloquio è avvenuto peraltro a
valle dell’incontro ministeriale del 25-26/11, del quale erano quindi note
le conclusioni. Come non riportato dalla stampa italiana, il Consiglio ha
discusso come previsto l’argomento dell’ERC, e – stante la posizione
sostanzialmente contraria dall’Italia ed anche della Polonia – è stata
adottata una “conclusione della Presidenza” (più debole di una “posizione
del Consiglio”, al cui interno evidentemente non si è voluto registrare
numericamente in modo ufficiale con un voto la situazione). Questo il
resoconto disponibile:
“The Council debated the case for funding investigator-driven basic
research, with a view to supporting research in Europe so as to achieve the
highest level of excellence and creativity in research. European basic
research should achieve maximum visibility, by encouraging more competition
on the basis of excellence in a wide range of sectors and disciplines.
The Presidency invited the Commission to develop a new mechanism, as part of
its proposal of the Seventh Framework Programme (FP7), on the basis of
consultations with national authorities, the European scientific community
and national funding agencies. Such a mechanism should take into account a
number of principles such as scientific autonomy, complementarity with
national research systems, flexibility and user-friendliness.”
L’incontro, che è durato circa un ora, si è aperto con un lungo discorso di
Tenenbaum, che ha in larga parte ripercorso e parafrasato le argomentazioni
contenute nel Position Paper (pagg. 8-9).
Tenenbuam ha ricordato che la quota destinata alla ricerca nel bilancio
comunitario equivale al 5% di quella che gli Stati membri destinano alla
ricerca, sommando le varie quote nazionali. Si tratta quindi di una parte
piccola, di per sé, degli sforzi europei in questo settore. La destinazione
d’uso di questi fondi è però, secondo il Governo italiano, strettamente
legata agli obiettivi di competitività del sistema produttivo europeo, e
quindi non dev’essere slegata da una chiara visione delle applicazioni
concrete che aumentino la capacità competitiva dell’Unione. Abbiamo un grave
problema di sviluppo economico che va affrontato, altrimenti non ci saranno
fondi ne’ per la ricerca di base ne’ per quello applicata, in futuro.
Questo non implica che il Governo italiano sia contrario alla ricerca di
base, per la quale – secondo Tenenbaum – esistono attualmente numerosi
sforzi fatti sia a livello nazionale che internazionale. Si può dire, anzi,
che oggi la gran parte della ricerca universitaria italiana sia “di base” –
anche in eccesso rispetto ad una evidente necessità di raccordo con il
tessuto sociale ed industriale. In Europa, l’Italia finanzia già numerose
iniziative (intergovernative, NdS) rivolte alla ricerca di base, come il
CERN, l’EMBL, l’ESA, ecc. Cosa dovremmo fare? Togliere il finanziamento a
queste realtà per metterle a disposizione del costituendo ERC?
Nell’ambito del metodo comunitario va inoltre tenuto presente il principio
di sussidiarietà, e l’integrazione con i fondi nazionali già esistenti.
Secondo Tenenbaum per alcuni paesi (es. UK) l'assegnazione di fondi europei
crea (per motivi di regolamenti nazionali) un proporzionale venire meno dei
finanziamenti nazionali a quei gruppi. Di conseguenza questi finanziamenti
andrebbero più a che altro a sostituire fondi nazionali e non ci sarebbe più
sussidiarietà. Questo discorso si collega anche al fatto che l’istituendo
ERC, in base alle discussioni preliminari, avrebbe la facoltà di finanziare
anche gruppi nazionali (e non solo consorzi internazionali, come gli attuali
programmi dell’Unione), in base alla sola eccellenza. Ciò non e'
ragionevole: se un gruppo nazionale è di eccellenza ha già quasi sempre dei
finanziamenti nazionali.
Invece, si potrebbe pensare che qualche gruppo di ricerca non venga
finanziato con gli attuali meccanismi nazionali, e ci sia eventualmente l’
utilità di pensare ad un fondo – però ristretto, 100-200 milioni – dedicato
ad esempio ai giovani che fanno ricerca interdisciplinare, non pienamente
valorizzati attualmente.
Tenenbaum ha poi puntato l’indice contro il carattere fortemente
anti-Commissione della proposta: ad un incontro a Dublino all’inizio dell’
anno, la comunità scientifica, che sostiene l’iniziativa, avrebbe chiesto “i
soldi” ponendosi in esplicita opposizione ad ogni tipo di amministrazione da
parte della Direzione Generale della Ricerca di Bruxelles – questo con la
giustificazione di avere meno vincoli burocratici e più potere nella
predisposizione dei progetti. Ciò, secondo Tenenbaum, non ha senso:
innanzitutto l’argomento dell’alleggerimento burocratico deve valere per
tutte le discipline, non solo quelle di base, e poi bisogna tenere presente
che una direzione di scelta politica dei finanziamenti è sempre necessaria:
come si fa a confrontare un buon progetto di archeologia con uno di fisica
della materia? Gli scienziati stessi non possono: ne verrebbe che chi
dispone delle leve decisionali finirebbe col favorire i progetti che stanno
più vicino ai propri interessi, e si creerebbero delle discriminazioni o
lotte accademiche. E poi bisogna considerare l’ammontare dei fondi
disponibili: pur ingenti, non sarebbero in grado di evitare l’
oversubscription, e quindi dei criteri sarebbero comunque richiesti per
gestire nella pratica l’ERC. Anzi, se si va avanti in questa direzione, non
si vede proprio come si possa realizzare effettivamente questo progetto.
Secondo Tenenbaum, l’idea è stata promossa con il supporto di un ristretto
gruppo di persone e tutto il processo non risulterebbe ben legittimato
democraticamente (si intende che il potere e le decisioni democratiche sono
di competenza dei governi, NdS).
Ed infine, va ribadito che il denaro che si investirà in questa direzione
andrà necessariamente a sottrarsi a quello per la discipline e i progetti di
ricerca applicata, mentre per essere competitivi abbiamo un gran bisogno di
finanziamenti che abbiano ricadute e generino un ritorno in termini di
crescita della competitività.
Rubele ha ricordato innanzitutto i motivi che hanno portato a promuovere l’
iniziativa informativa dell’appello, citando anche – a supporto della
necessità del dibattito - la posizione assunta dall’Accademia dei Lincei:
http://www.dottorato.it/appello/Position_Paper_Lincei.doc e la posizione della CRUI, come si evince ad esempio da:
http://www.crui.it/crui/newsletter_bxl/ottobre_04/ricerca_news6.htm nonché i numerosi riscontri ottenuti da Società disciplinari, sindacati,
comunità scientifica ampia o “grass-root”, come si suol dire.
A questo punto Tenenbaum ha tenuto a ricordare come il MIUR avesse a suo
tempo avviato una consultazione con 120 soggetti istituzionali per redigere
il proprio position paper (senza per questo negare la responsabilità
politica del Governo italiano). La consultazione si può fare solo con i
vertici, non con la base. E l’Accademia dei Lincei era stata consultata, ma
a quanto pare “era in vacanza” nel periodo in questione. Ma non per questo l
’Accademia può dire di non essere stata consultata: il giorno prima (cioè il
30/11 NdS) c’è stato un incontro con il Presidente Prof. Conso, per chiarire
la posizione pubblica espressa nel position paper dell’Accademia, che è
anche uscita sui giornali – con un risalto e con una forma per cui il MIUR
ha ottenuto le scuse per quell’affermazione.
Circa la CRUI, Tenenbaum si è limitato a leggere il testo scritto nella
pagina web in questione, rilevando come la risposta data a suo tempo non
fosse proprio in netto disaccordo con il position paper del MIUR.
Rubele ha espresso quindi il merito del disaccordo con il MIUR sull’ERC. La
comunità scientifica internazionale si aspetta che i fondi per la ricerca
del bilancio comunitario (che è l’oggetto della discussione) siano aumentati
notevolmente – presumibilmente a (lieve) scapito dell’agricoltura, e quindi
ci si sta ponendo in un ottica di utilizzo di fondi aggiuntivi e non
sostitutivi di altre azioni.
Attualmente il Programma Quadro è strutturato per priorità tematiche che
sono in larga parte o society-driven (ambiente, salute) o industry-driven
(biotecnologie, nanotecnologie, infotecnologie), e che quindi non coprono l’
aspetto knowledge-driven, o “di base”, pur rilevante per l’Europa. Larga
parte dei ricercatori non può presentare progetti nel contesto dei bandi del
PQ, e si sente quindi esclusa dai canali di finanziamento europei. L’
obiettivo di comprendere tutta la ricerca nei piani dell’Unione viene visto
come un modo per dare corpo uno Spazio Europeo della Ricerca basato sull’
eccellenza, e d’altra parte il modello della National Science Foundation è
lì a testimoniare l’importanza di una agenzia di questo tipo.
Tenembaum è intervenuto ricordando come l’Unione Europea abbia delle
limitazioni nell’ambito della propria politica, e l’“ampliamento del
patrimonio della conoscenza” non appare fra quelli di competenza
comunitaria, proprio per il principio di sussidiarietà. Se si vuole
promuovere un movimento popolare, di intellettuali, che supporti questo
obiettivo egli può personalmente sottoscriverlo, ma allo stato attuale i
compiti dell’Unione in tema di ricerca sono compresi all’interno del
Consiglio “Competitività” – il nome è testimone.
Per Rubele non si intende qui disconoscere l’importanza della ricerca
applicata, ma si ricorda come anche nel recente rapporto di medio termine
sull’andamento della Strategia di Lisbona, il tema della ricerca di base e
dell’istituzione dell’ERC siano esplicitamente citati come punti concreti di
attuazione della politica dell’Unione nel più ampio contesto
economico-sociale. E cioè la stessa ricerca di base non è più vista
distaccata dal resto della ricerca proprio in attuazione di una politica
dell’Unione.
Palombini rileva che si ha l'impressione che molti degli argomenti citati,
anche degni di approfondimento, giustificherebbero un dibattito sulle
modalità di realizzazione dell'ERC e non un atteggiamento contrario alla sua
esistenza quale quello che si percepisce dal position paper italiano.
L'ampio confronto con la Comunità Scientifica sottolineato dal Ministero non
sembra tale visto che i soggetti - di una certa levatura - di cui noi
abbiamo riscontro hanno una posizione favorevole all'ERC, come la CRUI o
l'Accademia dei Lincei.
Inoltre c'è una divergenza di fondo. Il Ministero sostiene il valore della
ricerca di base solo se chiaramente finalizzata a ricadute applicative. Si
può al contrario osservare che, mentre per la ricerca applicata è opportuna
la scelta politica di priorità, il medesimo atteggiamento può essere
controproduttivo per la ricerca di base.
Molte scoperte applicative nella storia della scienza sono scaturite da
applicazioni ritardate di principi scaturiti dalla pura ricerca
“curiosity-driven”: Maxwell lavorò sull'elettromagnetismo senza immaginare
la radio, così come Von Neumann e Turing non immaginavano i prodotti di
Bill Gates, eppure nè la radio nè i processori sarebbero esistiti senza le
rispettive basi teoriche.
Quanto al fatto che tutte le discipline avrebbero bisogno di alleggerimento,
non appare un buon argomento criticare un progetto finalizzato alla ricerca
di base perchè non risolve i problemi di altri campi di ricerca.
La discussione è proseguita con un più serrato botta e risposta su vari
aspetti, variamente già ricordati in precedenza, e in particolare si è
ricavata la forte irritazione del Ministero per la scarsa considerazione
data agli argomenti del Governo italiano da parte dei partner europei. Non
sono state date delle risposte puntuali, ma solo generiche e non risolutive.
In qualche caso – ad esempio nel corso dell’incontro riservato fra la
Presidenza Olandese e il MIUR, svoltosi a Firenze il 2 Novembre – l’
interlocutore ha dovuto convenire della sensatezza di alcuni rilievi dell’
Italia. Anche qualche altro Paese come il Portogallo ha espresso valutazioni
di segno simile all’Italia. Inoltre, traspare l’insofferenza per l’
impressione che la Commissione stia andando avanti nel progetto “da sé”, ma
poi quando si dovrà arrivare al voto finale sul nuovo PQ, si dovrà vedere
(chi ha il potere, NdS). Ma non hanno le idee chiare neanche loro (a
Bruxelles). Che presentino un progetto definito. Epperò non si può ignorare
in questo modo il parere di un Governo di una grande Paese come l’Italia.
D’altra parte, la conclusione del Consiglio dei Ministri del 25-26 Novembre
non è forte, in quanto si cita “un meccanismo per il finanziamento della
ricerca di base” senza nominare “ERC”, e si tratta di un invito della
Presidenza e non del Consiglio alla Commissione.
L’incontro si è concluso con l’assicurazione che da ora in poi, nella lista
di Istituzioni accreditate per le consultazioni, faranno parte anche ADI ed
EURODOC.
Augusto Palombini (Segretario ADI)
Renzo Rubele (Presidente EURODOC)