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IL D.M 16/01/96 DICE A RIGUARDO DEL COEFFICIENTE DI FONDAZIONE e "Si assume di regola e = 1. In presenza di stratigrafie caratterizzate da depositi alluvionali di spessore variabile da 5 a 20 metri, soprastanti terreni coesivi o litoidi con caratteristiche meccaniche significativamente superiori, si assumerà per il coefficiente e il valore 1.3. ALLORA IO MI CHIEDO SE SONO IN PRESENZA DI 10M DI DEPOSITI ELUVIO COLLUVIALI O DEPOSITI DI PALEOFRANA CHE VALORE DI e DEVO ASSUMERE?
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Dipende dalla differenza di rigidità che tale copertura ha con il substrato; se il loro rapporto è superiore a 15 userai sempre 1,3, se compreso tra 5 e 15 userai 1,2, se inferiore a 5 userai 1,1. Rammento che per rigidità R si intende il prodotto tra la densità e la velocità delle onde di taglio. Comunque una facile dissertazione sull'argomento la trovi in Marsan - Romeo "La relazione geologica e geotecnica" La Nuova Italia Scientifica. Ciao e buon lavoro
Il vero viaggio di scoperta non è il cercare nuove terre ma è l'avere nuovi occhi.....(Marcel Proust)
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Il valore di "e" non è legato al "tipo" specifico di materiale. La norma da te citata si riferisce al contrasto di impedenza sismica tra la copertura ed il bedrock, solo che è scritta in modo forse troppo banale ed approssimativo e prevede (attraverso il coefficiente moltiplicativo 1,3) un incremento della forza sismica (componente orizzontale) del 30%. E' ormai noto che in particolari condizioni si possono avere incrementi maggiori, ma gli obblighi derivanti dalla pedissequa applicazione della nostra normativa vengono pienamente "soddisfatti" se si adotta il 30%. E' da sottolineare che la norma chiede solo una valutazione di tipo "quali-quantitativo" con ciò significando che se una stima "a naso" ti fa indurre a pensare che ci possa essere un "significativo" contrasto d'impedenza tra copertura e bedrock poni direttamente il valore massimo previsto (30%). D'altra parte effettuare analisi particolareggiate (stratigrafiche e geofisiche) per opere di limitata rilevanza costerebbe in genere più dell'incremento di spesa legato alla maggiore incidenza di ferro e cemento delle strutture e solo questo può giustificare la grossolanità dell'enunciato della norma e, conseguente, delle "procedure" (a naso) per stimare l'incremento sismico o, se volgiamo, "la risposta sismica locale" (... e non mi chiedere quale sia il valore "significativo"...) Ciao
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Mi dispiace non poter condividere del tutto la risposta (in linea di principio condivisibile) di Domenico Belcastro nel senso che l'attuale normativa non prevede la possibilità di valori intermedi tra 1 e 1,3 nel caso che "il naso" ti faccia supporre un incremento sismico. Romeo e Marsan hanno scritto il loro libro precedentemente alla normativa del '96 e riportavano esperienze valide sotto il profilo sperimentale e compatibili con la precedente normativa, ma oggi in contrsto con quella vigente secondo la quale è "di regola" 1 oppure 1,3.
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Per il calcolo dell'incremento sismico locale si fa riferimento alla metodologia proposta da Carrara e Rapolla(vedi n° 4 del 96 della rivista trimestrale dell'ONG)che rapporta la variazione del coeffciente di fondazione (epsylon - e -) con la rigidità sismica (R) secondo una relazione empirica così riassunta: Rigidità(R) Coeff. di Fondazione (e) R(Ton/mq x s)>1,5 1 R tra 1,5 e 0,5 1.1 R tra 0,5 e 0,1 1,2 R<0,1 1,3
CIAO
AntonioI
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In verità, il D.M.24/01/1986, al punto C.6.1.1, recita che "...il coefficiente sarà incrementato fino a raggiungere, nei casi di più elevata compressibilità, il valore di 1,3", il che vuol dire che può assumere i valori intermedi tra 1 e 1,3...e non 1 OPPURE 1,3...o no?
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Vorrei ricordare a godrock che le nuova normativa sismica (D.M. 16.01.1996) ha modificato il punto C.6.1.1 e la nuova formulazione, non più legata alla "compressibilità", non sembra ammettere valori intermedi. Quando le valutazioni di contrasto d'impedenza sismica fanno individuare un coefficiente diverso da 1 si dovrà "saltare" direttamente al valore 1,3 e ciò a misura del grado di approssimazione delle valutazioni richieste dalla norma. Purtroppo lavori e pubblicazioni successivi alla citata normativa fanno ancora "distrattamente" riferimento alle vecchie regole ingenerando confusione nei lettori. Tra questi lavori è il caso di citare quello di Rapolla del '96 pubblicato sulla nostra rivista "Geologia tecnica ed ambientale" e l'ottimo Lanzo-Silvestri (Hevelius, 1999) che a pagina 133 cita con chiarezza ancora la vecchia normativa sismica nell'illustrare il coefficiente "epsilon", ma che per il resto è perfettamente valido. Probabilmente, l'originaria stesura era precedente all'entrata in vigore delle nuove norme.
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