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anche un giovane laureato (che abbia voglia di fare ed imparare) un qualche servizio lo produce comunque.Magari i primi 2 mesi sarà un po impacciato e forse ci puo anche stare che non riceva compenso (ma un rimborso spese almeno per mangiare quello sì), ma dal terzo mese qualcosa di più pratico credo che riesca a farlo.
Sicuramente non produrrà per 1000euro al mese, ma avrà sollevato da alcuni incarichi/compiti altrte persone che nel frattempo si saranno occupate di cose più importanti ed avranno prodotto denaro anche per lui nello stesso arco di tempo.
condivido....per questo invocavo in qualche post più su maggiore onestà intellettuale perchè le cose, tra persone intelligenti, possono essere caratterizzate da evoluzioni sia di tipo tecnico-culturale che economico ma dipende da ambo le parti


http://alessandrocascone.blogspot.com


Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui"
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Egregi Signori e colleghi salve!
Manco da un pò in quanto "stufo" e "schifato" dal mondo del lavoro come geologo mi son indirizzato verso altri lidi.
Su questo argomento con me sfondate un porta aperta. Appena laureato (non tantissimi anni fa...) ho fatto il giro di molti studi professionali cercando il primo impiego, ma trovai solo porte chiuse.
Contattai diversi liberi professionisti anche telefonicamente e ad uno di loro chiesi se aveva voglia di prendermi ANCHE GRATIS! Ebbene sì, ho detto che non avrebbe dovuto preoccuparsi di pagarmi fino a che non avrei reso un servizio utile alla sua Società. Ma nulla, mi son sentito rispondere in modo vago.
Stessa domanda l'ho rivolta alla segreteria dell'professionale della mia regione (cosa ci stanno a fare quelle mummie lì??) ma la risposta era smepre la stessa...... se non hanno loro una lista di studi per praticanti che sono la punta dell'iceberg, chi la deve avere???
Ergo, da due anni lavoro per tutt'altro che la geologia, in quanto gli sbocchi sono molto pochi.

Porto l'esempio di un commercialista che deve per forza fare diversi anni di praticantato (gli avvocati idem) e poi provare a passare l'esame di stato. Noi possiamo afre subito l'esame di stato!
Anche i titolari di studi di commmercialisti possono veder ancdare via un giovane appena formato, ma se uno è bravo lo tengono e se lavora sodo può diventare "associato" dello studio. Sfido io, con la penuria di posti di lavoro, mollare un posto da geologo appena si è fomrati!!!!

Ora che dire? Ringrazio anche io Egidio se si prenderà cura dei neo-laureati (e anche se non lo farà...) con una sezione dedicata. Chissà mai che si muova qualcosa nella giusta direzione.

Saluti.


Rugge.
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Oggi sicuramente i problemi per inserirsi nel mondo del lavoro in generale sono molti, in particolare poi per i geologi vista la considerazione prossima a zero degli amministratori....e degli altri tecnici, per non parlare dell'ignoranza (in senso puro della parola) della gente comune che ancora, spesso, non conosce in che modo l'operato dei geologi possa tutelarli (valutazioni sul rischio idrogeologico, tanto per fare un esempio)

Esiste però un altro problema che, seppur non direttamente legato ai problemi di cui sopra, rende ulteriormente gravosa la vita degli esseri umani, nello specifico italiani.

Quale ?

Ma l'innata tendenza ad arrendersi, quell'indole tutta italica di deporre subito i remi in barca.....che poi in acqua, forse, non sono mai stati messi sempre per quella mentalità di aspettare l'onda per muovere la barca.

Giova veramente non combattere ? e ammesso che all'inizio si siano sfoderate le spade, serve riporle nel fodero alle prime (ma anche alle seconde, alle terze, ecc.) sconfitte ?


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Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui"
(Ezra Pound)
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Ok cascone, tu invochi maggiore onestà intellettuale da ambo le parti, ma quanti la pensano come te? Quanto sono pronti come te a "istruire in neo-laureato"?
Penso pochi, pochissimi.
La soluzione è solo una: INSEGNARE LA GEOLOGIA-APPLICATA ALL'UNIVERSITA' COME DIO COMANDA, magari attraverso esercitazioni, escursioni, visite presso cantieri ecc. ecc.;
altrimenti SOLO POCHI FORTUNATI risuciranno a lavorare in questo campo!
Come mai nel resto del mondo un laureato in geologia che esce dell'Università/College può esercitare la professione mentre per quanto ci riguarda ci sono infiniti impedimenti e problemi?


Natura non nisi parendo vincitur
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Anche io non sono dell'idea che l'eventuale praticantato debba essere a titolo gratuito. Se una persona mi prende per il praticantato non mi fa esclusivamente un favore è un do ut des in cui il mio do è certamente minore del "des" ma in ogni caso è fondamentale un compenso, se pur minimo finalizzato a rendere "professionalizzante" il periodo di formazione. Questo anche perchè a mio avviso chi non è compensato può benissimo scegliere di dare davvero poco al mentore proprio iun relazione al fatto che non percepisce nulla. In secondo luogo qualunque prestazione, sebbene dal valore aggiunto minimo, DEVE essere riconosciuta e per questo retribuita. Non è corretto in linea di principio dedicare il proprio tempo a titolo gratuito, la fase successiva di questo percorso è giocare al ribasso sulle parcelle e la concorrenza slòeale nei confronti dei colleghi.
Per quanto concerne il "decalogo del buon tirocinante" penso anche che bisognerebbe inserire qualche vincolo in più relativamente ad un possibile career plain che il professionista che ospita il tirocinante dovrebbe sottoscrivere all'inizio dello stage. Questo perchè in questa maniera anche lo stagista sarebbe garantito e maggiormente motivato. Alla luce di questo l'eventuale compenso minimo iniziale verrebbe quindi integrato sulla base di relazioni di merito periodiche (che per uno stage dovrebbero essere almeno a cadenza trimestrale) che per altro rimarrebbero al tirocinante come referenze, o in caso di relazione negativa permetterebbero al professionista di interrompere motivatamente il proprio rapporto con il tirocinante. In questo modo secondo me si spingerebbe il tirocinante a rendersi necessario all'interno dell'azienda ospitante ed al contempo si indirizzerebbe verso una formazione professionalizzante reale e soprattutto riconosciuta in primo luogo dall'azienda ospitante.
Queste proposte sono il frutto di una riflessione più ampia che è la seguente: lo stage è finalizzato esclusivamente a superare l'esame di stato o ad imparare la professione? Se fosse legata esclusivamente all'esame di stato secondo me stiamo "volando veramente basso".
Ciao a tutti

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x paleosoil

purtroppo metti il dito (o forse tutta la mano) nella piaga: l'Università non ha interesse a diventare applicativa per interesse sia di coloro che insegnano materie poco applicative all'ingegneria (paleontologia in primis) sia di coloro che con l'ingegneria ci vanno a braccetto (geofisica, geologia applicata)


x geolello

riposto la domanda:
perchè dovrei formare una persona, pagandolo addirittura, per avere servizi che posso tranquillamente svolgere da solo, anzi, aver un ulteriore (e bravo, visto che sarà un mio clone) concorrente ?
dimentichi un piccolo particolare: la mole di lavoro di un geologo medio NON E' tale da necessitare di collaborazioni, soprattutto se continua (la mole di lavoro).


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Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui"
(Ezra Pound)
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X cascone

mi spiace per la tua mole di lavoro. In generale penso che se non si ha la necessità di un collaboratore allora non è corretto prenderne uno, se invece ne prendi uno allora lo paghi perchè il suo tempo ha certamente un valore, probabilmente non uguale a quello del tuo ma certamente lo ha. Estremizzando la tua osservazione rispetto alla formazione di un concorrente potresti alla stessa maniera pensare di prendere un collaboratore, non pagarlo e dargli una formazione errata, così anzicchè formare un concorrente magari lo elimini pure ed il vantaggio è doppio. Ma in verità penso che quando decido di prendere un collaboratore, stagista o tirocinante che sia io ho delle necessità in fatto di tempo e certamente il valore aggiunto della sua presenza presso la mia "azienda" è legato all'auomento della produzione (intesa come aumento della mole di lavoro svolto) e quindi certamente questo DEVO riconoscerglielo, a parte questo ho sempre pensato, magari perchè sono un povero ingenuo, che formare una persona al mio seguito, fare gruppo e soprattutto fare scuola può solo essere un valore aggiunto alla professionalità mia e della persona che mi metto accanto. Se così non fosse allora non ha nemmeno senso provare ad inserirsi nel mercato è giusto che lavorino solo i vecchi e che gli altri stiano a guardare. Il valore aggiunto di un giovane non è solo legato alla preparazione, è legato all'approccio al lavoro, alla metodologia di istudio del problema che nel tempo si è evoluta (e li vorrei contare i colleghi che si aggiornano costantemente) è legato al nuovo respiro che può dare al mio studio ed anche eventualmente alle competenze, certamente accademiche, ma comunque nuove che magari io ho tralasciato negli anni.
Io mi sono sempre occupato di geologia applicata e quello so fare, senza falsa modestia abbastanza bene, ho chiamato con me due giovani, bravi anzi bravissimi, che portavano con se un piccolo bagaglio di formazione (accademica) in ambito di protezione civile uno e di sismica l'altro. Il risultato è che io do a loro la mia capacità professionale ed il mio approccio al lavoro e loro danno a me competenze che io negli anni non ho avuo modo di sviluppare. In tre ci siamo inseriti in due mercati che fino a pochi mesi fa non avevo nemmeno idea che potessero essere così proficui. Eccolo quà il do ut des. E se penso che avrei potuto avere le stesse cose non pagando nulla sono un poazzo o peggio sarei stato un furfante. Infine ti dico che sono certo che loro andranno via dal mio studio, certamente alla lunga le loro professionalità si svilupperanno e cominceranno ad andare autonomamente abvanti e magari a chiedere qualche soldo in più che non posso dargli (se trovi un geologo ricco me lo presenti). A quel punto mi rimetterò dentro altri due giovani. è così che si fa la scuola, investendo sulle persone. A me che mi rimane? Assolutamnete nulla e ne vado fiero.
Ciao Cascone

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cascone Offline OP
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ti sembrerà strano ma condivido tutto quello che hai scritto laugh

.........anche (ma non solo) perchè hai fatto riferimento a persone che hanno portato un valore aggiunto al tuo studio


ti faccio inoltre osservare che:

Quote:
In generale penso che se non si ha la necessità di un collaboratore allora non è corretto prenderne uno
qui il problema non era riferito al titolare che chiede collaborazione ma al praticante che chiede di imparare, quindi, scusami l'ardire, il distinguo da te fatto è fuori luogo.

Concludo:

Quote:
ho sempre pensato, magari perchè sono un povero ingenuo, che formare una persona al mio seguito, fare gruppo e soprattutto fare scuola può solo essere un valore aggiunto alla professionalità mia e della persona che mi metto accanto.
scusa geolello, mi copi le opinioni e mi dai pure addosso ? laugh
mi rendo conto di aver scritto tanto su questo forum per cui seguire tutte le mie incursioni è difficile ma sono concetti che ripeto spesso.

con simpatia
Alessandro


Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui"
(Ezra Pound)
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carissimi,
forse partiamo da un assunto sbagliato, cioè che uno debba per forza fare subito, appena laureato, un praticantato in uno studio professionale.
Esistono anche altre possibilità, ad esempio farsi assumere da delle aziende anche straniere. Capisco che sto scoprendo l'acqua calda, però è una considerazione da fare.
Mi vengono in mente quelle che fanno subappalti nei cantieri ferroviari o stradali, per non parlare di chi fa ricerche petrolifere e minerarie in giro per il mondo. Sono ditte che spesso hanno voglia di investire sui giovani. Si tratta di grandi cantieri dove si finisce a fianco a persone che magari non rappresentano esattamente la crema della società, si mangia polvere e si sta lontano da casa, inizialmente ci si sente sfruttati, magari non si fa lavoro d'ufficio ma lavoro sporco di cantiere però si imparano tante cose.
Dico questo perchè, secondo me, fare immediatamente praticantato in uno studio è un'arma a doppio taglio. Se anche per ipotesi si finisce in un posto dove il tutor ha veramente voglia di insegnare, alla fine si passa l'esame di stato e si ottiene il tanto desiderato timbro, una cosa non si ha, I CLIENTI!!! Nessuno ve li regalerà ne vi insegnerà ad ottenerli. Riuscire a costruirsi una clientela non è cosa facile e il rischio è di finire con timbro, partita IVA ma di fatto disoccupati.

Complimenti a cascone per gli "obblighi" stilati. E' un'idea da seguire e migliorare.

Saluti,
beppe

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Un Cascone da solo ovviamente non fa giorno.....

forza con le proposte, sia da parte dei futuri praticanti sia dei futuri tutor.

Come vedreste equo e conveniente un praticantato ?


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