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In base alla nuova ordinanza sismica cosa cambia nel calcolo della capacità portante?
Mille grazie a chi mi vorrà rispondere.

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La nuova ordinanza è sospesa e non contiene mai la voce capacità portante come puoi verificare con il comando trova.
Consulta se mai la bozza del nuovo testo unico che uscirà a giorni.


"Prosunt omnia quae obstant"
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Ho consultato il nuovo testo unico ed anche in questo caso non compare la voe incriminata ma si parla di fattori di riduzione dei parametri geotecnici quali Fi e coesione. Ho provato ad applicare questi fattori alla formula di Terzaghi ottenendo che per tereni non coesivi mi viene fuori un fattore di sicurezza inferiore a due mentre per materiali coesivi è pari a tre.
Certo che a breve dall'entrata in vigore della normativa sono parecchie le cose non chiare.
Cia e grazie per la risposta, se so qualcosa di nuovo mi faccio sentire.

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Attenzione non confonderti non esiste più il fattore di sicurezza 3, fine a se stesso, posto in una formula avulsa; sei passato dalle tensioni ammissibili agli stati limite. Questa capacità portante con i coefficienti parziali il progettista la dovrà confrontare con le necessità della struttura ...

Quindi noi ci dovremo necessariamente specializzare nella individuazione di parametri geotecnici affidabili e negli scenari di pericolosità geomorfologica.

Lo so è dura, dobbiamo studiare e modificare il modo di pensare.
Speriamo in corsi di aggiornamento e in amici competenti.
Ti consiglio di leggerti gli Eurocodici è un sistema valido per apprendere come funzionano gli stati limite (con esempi svolti).

Come avrai notato nell'ordinanza non si accennava nemmeno alla capacità portante, ora con le ultime modifiche sembra che qualcosa si chiarisca, ma non speriamo in troppo.
Ti lascio il link per esaminare le modifiche:
http://www.rete.toscana.it/sett/pta/sismica/


"Prosunt omnia quae obstant"
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BOZZA di Testo coordinato dell’Allegato 2 – Edifici – aggiornamento15/01/05

5.4.7.4 Verifiche di capacità portante
Nelle verifiche di capacità portante dei terreni di fondazione si adottano modelli di comprovata affidabilità quali, ad esempio,
quelli di cui all’Allegato 4 o all’EC8-Parte 5. Limitatamente alle strutture di dimensioni e caratteristiche correnti, eretti su suoli
di fondazione di tipo A, B e C e nei casi in cui per fondazioni su pali non è necessario calcolare i momenti flettenti di origine
cinematica, come specificato al punto 3.3.2 nell'Allegato 4, le verifiche potranno essere effettuate anche confrontando le
sollecitazioni trasmesse al terreno con la capacità limite di quest’ultimo determinata assumendo i valori nominali dei parametri
di resistenza del terreno ed utilizzando un coefficiente di sicurezza globale pari a 2.0 per le fondazioni superficiali e ad 1.7 per
le fondazioni su pali. Il predetto coefficiente 1.7 si applica globalmente al modello del blocco rigido equivalente alla palificata.


"Prosunt omnia quae obstant"
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Il mio dubbio forse era un'altro, mi spiego meglio, il calcolo della capacità portante, utilizzando i fattori di riduzione, lo posso fare sempre con la classica formula di Terzaghi? Riguardo al fattore di sicurezza volevo dire che utilizzando i fattori di riduzione (Fi diviso 1.25 e Coesione diviso 1.25) mi vengono fuori dei valori che che avrei ottenuto se avessi applicato un fattore di sicurezza 2 (terreno non coesivo) e 3 (con coesione) sempre utilizzando Terzaghi.

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Si ma hai sempre un fattore 2 rispetto ad un ipotetica struttura che vale 1
GLi stti limite, erchè più precisi, sono meno cautelativi, sotto certi aspetti (per quel che ne ho capito).
Magari Ridolfi ti spiega meglio...

Comunque tranquillo perchè a quanto pare non vogliono applicare gli stati limiti alle fondazioni.....NOn si fidano


"Prosunt omnia quae obstant"
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Raccogliendo l’ invito di M. Trassero cerco di spiegare il concetto di “Stati Limite” ma riuscire ad essere chiari in un argomento come questo e in più farlo con poche righe in un post, è opera ciclopica. Chiedo, quindi, scusa in anticipo per la non chiarezza e per le eventuali omissioni.

Allo stato attuale delle conoscenze in campo strutturale, nella valutazione dell’affidabilità di una qualsiasi struttura, semplice o complessa che sia, il metodo più razionale sembra
( ma ormai si va in quella direzione) essere quello probabilistico, ciò significa considerare, sia i carichi agenti sulla struttura che la sua resistenza come processi stocastici,cioè variabili aleatorie. Verificare una struttura ai fini della sicurezza significa, quindi, verificare che, stabilita una legge di distribuzione dei carichi e una legge di distribuzione della resistenza della struttura stessa, la probabilità “P” di superare uno “Stato Limite” non sia maggiore di un valore assegnato “Pu”. Si evince subito che stabilire questo valore di “Pu” non è solo un fatto tecnico ma ha implicazioni di carattere economico e sociale.
In pratica l’approccio probabilistico dovrebbe essere inteso come una descrizione dei fenomeni in gioco più vicina alla realtà che non il metodo delle “tensioni ammissibili” che usando un coefficiente di sicurezza costante, considera, sia le azioni sulla struttura che la sua resistenza, valori costanti, non tenendo conto della frequenza con cui, ad esempio, i carichi variabili agiscono sulla struttura stessa.
Con il metodo probabilistico nel determinare le sollecitazioni di calcolo viene introdotto il concetto di “combinazione di carico” cioè l’azione globale sulla struttura “Fd” è la combinazione, attraverso opportuni coefficienti stabiliti in maniera probabilistica, delle azioni permanenti e delle azioni variabili. Combinazione di carico che cambia per ogni
“Stato Limite” considerato.
Definizione di “Stato Limite”.
Quando una struttura perde le sue caratteristiche e non soddisfa più allo scopo per la quale essa era stata concepita, si dice che essa ha raggiunto uno “Stato Limite”.
Gli “Stati Limite”, secondo le Istruzioni CNR (ma è cosa universalmente riconosciuta), sono classificati in due categorie. Esse sono:
A) Stati limite Ultimi 1) collasso di tutta la struttura o di una parte di essa.
2) rottura di una parte della struttura per mancanza di duttilità.
3) trasformazione della struttura in un sistema labile per
formazione di cerniere plastiche.
4) instabilità totale o locale.
5) rottura per fatica.

B) Stati Limite di Esercizio 1) deformazione eccessiva.
2) fessurazione eccessiva ( cemento armato)
3) corrosione
4) fenomeni locali non compromettenti, però, la stabilità.
5) vibrazioni eccessive.

Oltre a questi “Stati Limite”, altri stati limite possono essere imposti dal particolare tipo di struttura considerata; es. resistenza all’urto di un Boeing 747 con velocità di 900 Km/h.

Tutto quanto è stato finora detto e che vale per le strutture sopraterra, deve essere applicato anche alle strutture sottoterra ed è a questo punto che possono nascere dubbi e perplessità rispetto alla vecchia procedura. Si capisce subito che, alla fine dei salmi, la verifica più restrittiva è quella agli stati limite di esercizio, sarà, allora, determinante il calcolo dei cedimenti della struttura di fondazione, da comparare,poi, con la deformabilità ammissibile della struttura sovrastante.

Il Testo Unico sulle costruzioni e l’ O.P.C.M. 3274/03 recepiscono l’ EC8 e EC7 e ambedue eurocodici adottano il metodo degli “Stati Limite”. Sarà necessario, quindi, cambiare, un po’ tutti, mentalità, in particolare per EC7, che riguarda la progettazione geotecnica, e che obbliga a operare in maniera differente da come è stato fatto fino ad ora; bisognerà prenderci un po’ la mano.
Secondo me, una volta che il T.U. e la 3274/03 sono entrati in vigore ( sono contrario ad ogni ulteriore ritardo), non ci sarebbe nulla di stano se, per un periodo di tempo, in materia di geotecnica, rimanesse il metodo delle “Tensioni Ammissibili”. Sia in Inghilterra che negli Stati Uniti i due metodi convivono e convivono fino al tal punto che si possono trovare strutture la cui parte in elevazione è progettata con il metodo degli stati limite mentre le fondazioni sono progettate con il metodo delle tensioni ammissibili.
L’ importante, nei casi di progettazione mista, è di essere chiari (dichiarare ) come e quali carichi si adottano con il metodo delle tensioni ammissibili rispetto al metodo degli stati limite.

Saluti / Ridolfi

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Egregio Ridolfi, trovo interessante che Lei sottolinei che gli SLE sono i più importanti dal punto di vista progettuale e che lo studio dei cedimenti governa la struttura (come ribadito più volte anche sul forum).
Trovo a questo punto strano, dopo la mia seconda lettura del capitolo 7, che non si accenni mai ai moduli di deformazione del terreno o ai metodi empirici, introducendo in questi dei fattori di sicurezza (mentre si assegna FS1 al peso di volume).

Inoltre si impone lo stesso fattore di sicurezza su un parametro geotecnico proveniente da differenti metodi (ad esempio cuELL e cuFV per citarne uno).

Mi da l'impressione che sia stato steso, questo capitolo, da strutturisti e non da geotecnci.
Sicuramente i geologi sono stati sostanzialmente assenti, perchè liquidati in poche righe ed ai quali non si propongono minimamente standard di qualità.

Speriamo che in tempi ragionevoli appaiano circolari esplicative.


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Complimenti a Ferdinando Ridolfi per il coraggio nel preparare la sua valida sintesi, per di più senza l'ausilio di immagini (senza le quali, ahimè, il concetto non può che rimanere oscuro ai non addetti).
Quantunque capisca bene (o creda di capire, scusate la presunzione) l'analisi dell'affidabilità, il passaggio tra questa e l'applicazione pratica semplificata degli SLU e SLE mi lascia alquanto perplesso. Anche, alcuni argomenti come la calibrazione dei fattori di sicurezza parziali per il sistema terreno fondazioni non sembrano attualmente avere una soluzione.
È difficile codificare adeguatamente e semplificando la funzione di distribuzione dei carichi di una struttura, quando questa è soggetta a varie tipologie di carichi, ognuna con una sua funzione, e alcune (carico neve, vento, sisma, alcune inoltre soggette a una legge probabilistica di ricorrenza nel tempo).

Mi sfuggeinoltre il nesso tra coefficienti moltiplicativi (o fattori di sicurezza parziali) e indicazioni di utilizzo del 5° percentile delle resistenze e del 95°%-ile dei carichi:sicuramente i fattori moltiplicativi sono troppo bassi per distribuzioni disperse che si rinvengono nella realtà. Problemi che si creano quando si tenta una semplificazione di un problema complesso.


"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761
P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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