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#58129 22/09/2008 10:07
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Volevo sapere, non avendo informazioni praatiche sull'argomento, quali sono i limiti d'uso reali del CPTU rispetto alla effettiva saturazione dei terreni indagati.
OVVERO
Quale deve essere la saturazione del terreno indagato perchè non vada il tilt la pietra porosa del sensore?
Quanti metri di terreno insaturo attraversato possono mandare in tilt lo stesso sensore causa suo disseccamento?

Non essendo in uso dalle mie parti non ci avevo mai fatto caso a questo limite dello strumento. Mi piacerebbe saperne qualcosa di pratico, grazie.


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massimo trossero #58130 22/09/2008 10:10
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In particolare mi riferivo alle indagini in argille e limi, in quanto le sabbie o sono sature o non lo sono, e lo si vede subito calando un sondino; mentre le argille sono più insidiose non potendo rilevare la falda in esse, in maniera rapida.


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massimo trossero #58131 22/09/2008 11:17
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Innanzitutto bisogna distinguere tra le pietre porose intasate con oli al silicone e quelle con "grasso". Queste ultime stanno prendendo piede perchè non danno problemi di disareazione, e quindi possono tranquillamente attraversare anche numerosi metri di terreni insaturi, tuttavia il grafico della u fa letteralmente schifo.
Nelle prove con pietre porose con oli al silicone io faccio SEMPRE realizzare il preforo fino alla quota della falda. In pratica si fa una CPTU con una pietra già usata, senza tener conto dei valori di U fino alla falda, si estrae la punta, si sostituisce la pietra porosa, la si protegge con una guaina, si satura il foro già fatto, e poi si riprende la perforazione dalla quota raggiunta in precedenza.
In questo modo ho comunque una stratigrafia in continuo, anche se devo "giuntare" le 2 prove, ma almeno sono sicuro che la u ha qualche significato.

Carlo Caleffi #58133 22/09/2008 12:39
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Grazie,
Ed in questi materiali come fai a valutare di essere giunto in falda?


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massimo trossero #58152 22/09/2008 19:55
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in genere quando arrivo a fare una CPTU conosco in modo abbastanza dettagliato la stratigrafia ed il livello della falda. Nelle zone dove lavoro io (pianura mantovana ed emiliana) i dati idrogeologici sono in genere ben noti e riportati in numerose cartografie disponibili.
Considera inoltre che nei terreni fini il terreno è praticamente saturo per un significativo spessore sopra il livello piezometrico. Per cui se anche la falda è più bassa di 1-2 m rispetto alla previsioni iniziali, in genere la prova CPTU non ne risente significativamente.

Carlo Caleffi #58153 22/09/2008 20:00
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Grazie infinite


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massimo trossero #58158 23/09/2008 07:16
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Qualche tempo fa abbiamo avuto un problema del genere su terreni limoso-sabbiosi e, dopo vari tentativi, il problema è stato risolto utilizzando del grasso al litio.

Ma forse oggi esiste qualcosa di più specifico. Forse ti potrebbe aiutare chi costruisce attrezzature del genere.

Saluti
Gaio

Gaio #58172 24/09/2008 05:41
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Il discorso è quanto mai complesso e lungo.
Le norme tecniche di riferimento sono le ASTM D5778.
In linea generale:
1 - Le pietre porose andrebbero preventivamente saturate per un periodo sufficientemente lungo (almeno 3 ore in cella di disareazione) con acqua disareata.
2 - L'uso del grasso al litio conviene per temperature esterne non eccessive, altrimenti tende a divenire poco viscoso.
3 - Si pone grande attenzione alla disareazione completa dell'acqua e delle pietre porose, ma non si dice nulla al contenuto in aria del grasso usato.
4 - Vi è un problema di "desaturazione", ovvero mentre avanza la punta a 2cm/s si crea a retro della punta (ovvero in corrispondenza della pietra porosa) un "vuoto" (suction pressure) legato al movimento stesso, determinando la presenza di pressioni neutre addirittura negative!
5 - Il grasso è la capacità di trasmettere le pressioni tende a diminuire con la profondità in quanto, a causa delle pressioni negative di cui sopra e dell'attrito laterale, tende ad essere allontanato dalla propria sede.

Io in genere operavo in questo modo:
a - raggiungevo il presunto limite della falda: se avevo a disposizione una punta sonica potevo visualizzare on-line i valori registrati nella punta.
b - Appena raggiungevo il livello piezometrico (incremento della U) attendevo qualche secondo affinchè la pressione neutra esterna alla punta (sicuramente superiore rispetto a quella atmosferica nella quale avevo operato per preparare la punta) andasse a disciogliere l'aria eventualmente presente.
c - In qualche caso, per prove realizzate a profondità non eccessive (max 10-15 m) non sostituivo la punta per realizzare la prova successiva, in quanto la pressione neutra alla quale avevo portato la punta (10-15 bar, appunto) mi garantiva maggiormente l'assenza di aria nella punta.
E' da considerare che quest'ultima procedura (anche se nei casi sperimentali effettuati mi dava buoni risultati) non è considerata nelle norme e nelle specifiche e pertanto la prova potrebbe essere contestata.



Matteo Cultrera #137957 30/04/2015 07:32
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Salve Massimo, non mi è ben chiaro come vengono applicati i 10 15 bar. Il numero si riferisce alla profondità raggiunta? (10m di acqua corrispondo circa ad 1 bar se non sbaglio) poi vedo che prima si parla di acqua deaerata e non capisco se poi quest'ultima viene usata per effettuare la prova o se viene in qualche modo sostituita con olio siliconico.


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