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Iscritto: Feb 2004
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Hai ragione, Alex, sono nato ben dopo l'evento (anche se non sono non molto più giovane di te), ma ti assicuro che da queste parti il Vajont si sente ancora "sulla pelle viva": io stesso ho perso dei conoscenti di famiglia e mio nonno, che quella sera si trovava a Belluno, fu tra i primi soccorritori. Ho raccolto le notizie da racconti di parenti ed amici (tralascio i particolari agghiaccianti di chi si è recato sul luogo, per non parlare di chi è sopravvisuto al disastro). Per apprendere almeno in parte la lezione ho ritenuto necessario leggere alcuni testi in merito, tra i quali cito quelli che ritengo più significativi: -MERLIN, T., PANSA, G. & PAOLINI, M. (1997). Sulla pelle viva. Verona: Cierre. -CARLONI, G.C. (1995). Il Vaiont trent'anni dopo. Esperienza di un geologo: CLUEB. -DATEI, C. (2005). Vajont. Padova: Cortina. -MASE, G. (2004). <<Le >>Foto della frana del Vajont. Ferrara: k-flash. -PAOLINI, M. & VACIS, G. (1999). Vajont 9 ottobre 1963. .Roma: Rai radiotelevisione italiana Elle U multimedia .distributore -SEMENZA, E. (2001). <<La >>storia del Vaiont raccontata dal geologo che ha scoperto la frana. San Bartolomeo in bosco: Tecomproject. Oltre a questi testi ho letto anche altri articoli di carattere scientifico, che per brevità non cito. La Merlin forse non è un eroe, ma rimane senz'altro, come affermi, una grande Giornalista. Mi fa molto piacere notare una certo tipo di sensibilità da parte di un funzionario pubblico. Sono le persone come te che possono far crescere la nostra categoria e la nostra società, per il delicato e difficile ruolo che ricoprono. E' vero, spesso il geologo produce relazioni e firme per compiacenza, ma bisogna agire in qualche modo anche sui vari committenti e comitati tecnici, in modo tale che si rivolgano al Geologo preventivamente. In questo senso sarei felice che il Vajont venisse "interiorizzato" molto di più dalla collettività.
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Iscritto: Jan 2007
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e bravo Alex
vedo che hai approfondito con serietà la storia dell'evento. Concordo con te su tutto quello che hai detto, alla parola davvero! Io ero piccolo all'epoca del fatto, mio padre mi accompagnò a vedere la desolante solitudine degli zombi che cercavano inutilmente superstiti tra il fango, mi ricordo dei corpi gonfi che si impigliavano nelle prese del Piave a Nervesa, tra le acque torbide. Ho poi avuto modo di vedere gli anni della disperazione di quelli che avevano perso qualcuno, molti di loro persi nell'alcool e nella pazzia, chè spesso si pensa troppo ai morti che non soffrono più e poco ai sopravissuti che devono tirare avanti. Più tardi ancora e fino a qualche anno fa la domenica andavo spesso nella palestra di arrampicata di Erto, a 200 metri dalla diga ed a distanza di tanto tempo non riuscivo ancora a guardare con occhio tecnico ed estasiato quell'opera umana sporca di sangue di 2000 innocenti. Al, senza polemica, ma paradossalmente se la diga avesse ceduto forse (il se è d'obbligo) ci sarebbero state meno vittime, in quanto l'acqua non avrebbe rimbalzato sul versante di Erto e Cassa piombando poi come una furia su Longarone, vedi tu l'ironia della sorte! Purtroppo il Vajont è anche storia di impunità, di cui il nostro paese è particolarmente specialista, un paese dove ancora adesso chi denuncia la verità viene screditato. E da allora niente è cambiato, nè nelle cose nè nelle persone.
un saluto Dario
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Iscritto: Apr 2005
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Nel 1997 ero ad Asti per eseguire dei rilievi topografici nell’ambito della progettazione per la sistemazione idraulica della città dopo la piena del 1994. Insieme ad i miei colleghi rappresentavamo l’”istituzione” in quei luoghi, in quanto lavoravamo per il Magistrato per il Po. Nell’avvicinarci ad una abitazione, non facendo capire per chi stavamo lavorando, a valle del ponte di C.so Savona parlammo con una signora, una contadina, che gentilmente ci invitò a prendere qualcosa a casa sua e così cominciò a raccontarci la sua terribile storia, i giorni che rimase in soffitta con i figli prima che arrivassero i soccorsi senza viveri e bevande e poi la vicenda agghiacciante del marito rimasto imprigionato nel piano di sotto mentre cercava di prendere le ultime cose da portare sopra, le urla di disperazione nel momento che si era accorto di essere rimasto imprigionato e loro sopra che lo sentivano e non potevano far nulla, provarono disperatamente anche a rompere il solaio, ma purtroppo non servì. Rimasi fortemente colpito da quella storia come da altre che gli abitanti del posto ci raccontarono. Qualche giorno dopo accendo il televisore e vedo che trasmettono uno spettacolo sulla tragedia del Vajont, rimasi impressionato dalla descrizione che il narratore fece su determinati ambienti istituzionali, le incredibili analogie che riscontrai con la tragedia piemontese che venne anche citata in quanto, ironia della sorte, ma i mesi di ottobre e novembre sembrano quelli delle catastrofi naturali in Italia e poi si parlava di geologi e di Magistrato alle Acque, di “allegre” commissioni di collaudo, insomma molte cose ed ambienti a me noti se non quasi familiari. Il mattino dopo incontrai a Parma in Ufficio i miei colleghi con i quali lavoravo ad Asti, tutti avevamo visto lo spettacolo di Paolini e capii che tutti rimanemmo fortemente colpiti e che le mie sensazioni, in parte, erano state anche le loro. Poi la piena del Po del 2000, un avvio di inchiesta per corruzione e l’arresto di alcuni nostri dirigenti. Sono passati degli anni e ancora noto che la storia si ripete, a volte si ha fortuna e non ci sono vittime ma l’arroganza dei “poteri forti” è la stessa mista ad incoscienza ed ignoranza ma con un preciso obiettivo il profitto. Mi trovo a discutere sul terzo traforo sul Gran Sasso, stessa situazione del Vajont, da una parte i montanari e dall’altra lo Stato spinto dalle imprese (lo Stato nello Stato... Aquater o Impregilo che siano) e il mondo accademico in parte accondiscendente (Prof. Misiti, Prof. Celico, Prof. Crescenti, Prof. Massoli-Novelli ed altri) e in gran parte zitto, muto, allineato e coperto. C’è voluta un Ordinanza Nazionale di Protezione Civile per far capire a questi signori (ma forse nenache) che il sistema acquifero non era affatto isolato dai laboratori dell’INFN nei quali era stoccato materiale altamente tossico e pericoloso, ci volle uno sversamento casuale di idrocarburi su un torrente per aprire una inchiesta dalla quale si decise di dichiarare lo stato di emergenza nazionale e dalla quale emerse che quasi tutta la popolazione abruzzese che si alimentava tramite gli acquedotti da quell’acquifero (ca. 800.000 persone) stava correndo pericoli fino ad allora ignorati. Ora è il turno dei discaricati anche qui da una parte i poveri e sfigati cittadini che subiscono e dall’altra i politici con i tecnici asserviti ma questa volta il pericolo non si percepisce subito poiché i danni arrecati all’ambiente dai rifiuti poi sull’uomo hanno ripercussioni a lungo termine difficilmente individuabili. Ecco forse perchè cari colleghi, che ringrazio per i complimenti, ho una certa sensibilità per queste problematiche. Per quanto riguarda la sensibilizzazione delle istituzioni e dei politici sulla nostra figura professionale, cerco di fare del mio meglio, come quando, insieme ad un collega professionista abbiamo contattato politici, amministratori e Ordine Professionale Regionale e Nazionale, fino a stilare e consegnare una bozza di legge regionale per istituire un servizio geologico regionale atto a promuovere iniziative che interessavano direttamente la figura del geologo....ed in tante altre occasioni (proposte di inserimento della figura professionale del geologo all’interno del Min. dei LL.PP., in Uffici provinciali o regionali) ma devo dire, sinceramente, che sia da parte del Consiglio Nazionale come da parte dell’Ordine Regionale non ho avuto mai degli appoggi, anzi mi sono fatto sempre sentire io con loro, i quali non mi hanno mai chiamato ed io a starli a pregare proprio non mi va.
Ciao Alessandro
Ultima modifica di Alex-64; 16/10/2008 23:43.
Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
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Iscritto: Feb 2004
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9 ottobre 2009
Un altro anno è passato.
Forse abbiamo imparato qualcosa .... o forse no....
Credo che il Vajont abbia ancora molto da dire: dal punto di vista scientifico, analisi del territorio, umano.
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Il Vajont ha certamente molto da dire perché ce ne sono stati tanti altri di Vajont. In fondo il concetto è sempre lo stesso: negare l'evidenza, creare diversivi nell'informazione e crocefiggere chi parla fuori dal coro, così da accelerare il processo che porta molte persone a dimenticare... (non tutti per fortuna)
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Da sottolineare che, tranne la solita eccezione de "La storia siamo noi" che ha riproposto venerdi mattina un documentario sulla vicenda, c'e stato un silenzio assordante (e purtroppo a cui siamo abituati) sull'anniversario. Tanto più che non era "mediaticamente" difficile legarlo alle vicende attuali. Ma evidentemente ricordare e fare presente che le tragedie spesso sono figlie di soprusi da parte dei poteri forti (economici, politici...), di arroganza, superficialità e di incompetenza da parte di tecnici anche di fama, è impossibile, oggi ancora più di ieri.
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