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Caro D.M., tu pensi veramente che questi vogliono migliorare l’università? Se volevano dei consigli non approvavano la legge di “riforma”in funzione del documento di programmazione economica. Sono solo tagli e basta. L’unica “novita” (o meglio tornare indietro di 100 anni) sono l’istituzione delle fondazioni. Hanno tagliato indiscriminatamente e probabilmente non hanno nemmeno sfiorato i baroni. Inoltre, nella legge non c’è nessun riferimento al merito.
Infine, permettimi di dire che la meritocrazia inizia dl’alto e non dal basso. Ci ritroviamo un ministro che non ha nessun “merito” (curriculum), non conosce la scuola e per abilitarsi si è fatta ben 1000 Km. Tutti i giorni stanno ad inferire contro i prof. del sud e lei si è abilitata proprio presso una scuola di “ciucci” (Ovviamente da lei ritenuti tali). Addirittura stanno affermando che per insegnare il teorema di Pitagora bisogna conoscere il lombardo, il piemontese, il siciliano, ecc. ……… Affermano, per giustificare i tagli, che sprechiamo i soldi per ricerche inutili. (la ricerca non è mai inutile se fatta con rigore scientifico e morale) Il tutto con il beneplacito della stampa che pur di mantenere i loro privilegi hanno spostato l’attenzione degli italiani sulla scuola. (vedi finanziamenti veramente inutili ai gioprnali) ……… Mi fermo perché mi sono incazzato!!!!!!!!
Egì, non farti prendere dalla malattia che ultimamente ti affligge.
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Iscritto: Apr 2000
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Adriano, avevo solo espresso alcume mie opinioni personali. Nessun riferimento ad azioni e/o persone di governo attuali o passate. A prescindere dal nuovo decreto, ho solo fornito una mia personalissima visione su come vorrei vedere l'università italiana. Ciao
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Sto con i ricercatori, però quello che ha parlato sulla intervista di Brunetta si è contraddetto una o più volte. Il discorso di Brunetta meno contratti a progetto e più assunzioni è giusto deve però essere attuato.
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Iscritto: Feb 2004
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Tratto da: http://www.buconero.eu/2008/10/italian-research-oecd/ " Come dimostrano questi grafici e tabelle dell’Organizzazione per la Cooperazione e Sviluppo Economico (OCSE), rispetto agli altri paesi sviluppati l’Italia dedica molte meno risorse alla ricerca.
Spese R&S in percentuale del PIL: Questo grafico confronta le spese totali per R&S in percentuale del PIL, sommando sui diversi tipi di ricerca (fondamentale, applicata e sperimentale) e settore (pubblico, privato e academico). L’Italia si trova al 24o posto tra i 35 paesi, e investe solo 1.10% del PIL nella ricerca, da confrontare con il valore medio EU-27 di 1.74% e con quello dei 30 paesi OCSE di 2.25%. La Francia, la Germania, gli USA e il Giappone, invece, investono rispettivamente il 2.12%, 2.51%, 2.62% e il 3.33%.
Ricercatori ogni 1000 occupati: Questo grafico confronta il numero di ricercatori ogni 1000 occupati. L’Italia si trova al 28o posto su 34 paesi, con 3.4 ricercatori ogni 1000 occupati (equivalente a tempo pieno) da confrontare con il valore medio EU-27 di 6.0 e per i 30 paesi OCSE di 7.4. La Germania, la Francia, gli USA e il Giappone, invece, dispongono rispettivamente di 7.2, 8.2, 9.7 e 11.0 ricercatori ogni 1000 occupati.
Le tabelle e i grafici in evidenza sono sotto copyright dell’OCSE, 2008. Sono disponsibili sul sito www.oecd.org e sono stati riprodotti qui secondo i termini d’uso del sito OCSE."
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1) diminuiamo gli studenti a monte con il filtro (CHE NON E' IL TEST DI ENTRATA) con 1 o 2 anni da succhiare alle scuole superiori (sistema anglosassone che guida il sitema educativo nel mondo per il 90%)va all'università chi dimostra di essere capace.
Beh potrebbe essere una buona idea....
2) diamo un tempo massimo di laurea: il concordato, o legale + 1 anno di recupero, poi fuori dall'università per sempre, con laurea o meno. (cosi la gente si rimbocca le maniche) molti soldi servono anche per mantenere i fuoricorso.
Questa invece mi sembra una visione delle cose molto soggettiva, perchè se una persona viene da buona famiglia e ha tutto il tempo da dedicare all'università non si può pretendere allo stesso tempo che una persona che deve anche contemporaneamente lavorare finisca nello stesso tempo...oppure possiamo parlare di una persona che si ritrova con gravi problemi di famiglia o di salute e per questo perde un anno o +....in definitiva questa regola mi sembra troppo restrittiva ....
3) diamo i soldi all'università in funzione del merito, ovvero a quelle che fanno ricerca e pubblicano o producono brevetti
d'accordo ma nel merito inseriamoci anche le valutazioni sulla didattica d'altronde si va all'univ per imparare prima che per fare ricerca, prepariamo i prof ad insegnare e valutiamoli anche su quello....
4) fuori dall'univerità o declassamento dei docenti (non ordinari) che non hanno prodotto risultati scientifici rilevanti grazie a i finanziamenti ricevuti.
vedi sopra...
queste alcune delle ricette ..... [/quote]
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E lasciate in pace l'Asino del Monte Amiata, povera bestia!
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Beh potrebbe essere una buona idea.... buona o no, non è mia, è la realtà anglosassone Per quanto rigurada i giovani di buona famiglia (che nell'anno della pantera più che studiare occupavano il DST della Sapienza) si attivano le lauree part-time (anche lì c'è un limite di tempo) Anche questa non è mia come idea, sempre del sistema anglosassone
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