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e l'XLS
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da questo link:
http://nuke.mccoy.it/Articolienotetecniche/tabid/64/Default.aspxLa procedura adottata da Matt è una delle possibilità, è un criterio di lower bound maggiormente conservativo.
Personalmente, a monte di ogni ragionemanto, io direi che siamo in un'area di confine: i limi, tra l'attritivo e il coesivo; siamo sicuri che il criterio di Begemann è in grado di distinguere il comportamento attritivo o coesivo, con dissipazione o meno delle sovrappressioni idrauliche??
Sicuramente non con certezza, e questa incertezza può essere dileguata solo da prove di dissipazione con penetrometro elettrico dotato di sensore piezometrico, o altre prove dedicate.
Quindi, a partire dei dati che abbiamo, e leggendo il grafico 'plot' della Qc e dei livelli, io considererei tutto lo spessore (dai -2 ai -12 m) prima attritivo, calcolandone la RD. Poi coesivo, di nuovo calcolandone la Rd.
Adotterei infine il minimo tra i due Rd.
E' un criterio molto semplice ma i dati onestamente non sembra giustifichino una maggiore precisione.
Qualora con misure granulometriche o piezometrico-dissipative venga confermata la suddivisione di Begemann modellata da matt, allora procederei in questa maniera, sempre cercando di semplificare, notando che la suddivisioen attritiva prevale:
1) strato superficiale coesivo da -1.8 a -3.8 con Cu media XX e Cuk XX
2) strato attritivo fino a -12 = con phi medio XX e phi k XX
Verifica preliminare allo squeezing con Nc = 4, poi utilizzo di una delle soluzioni di letteratura con coesivo su attritivo (ma l'attritivo sottostante non appare per niente rigido).
Ripeto che senza ulteriori indagini non mi fiderei per niente di begemann. Rammento che Zhang e Tumay hanno sviluppato un algoritmo probabilistico (disponibile freeware per CPT elettrico) dove assegnano
probabilità di rinvenire date litologie, e non certezza, pur avendo la U.
Dal punto di vista della nuova normativa, si tratta di una platea,le verticali sono entro l'area occupata dalla fondazione, la profondità di posa è nota, quindi abbiamo una conoscenza puntuale del segnale stocastico con le sue fluttuazioni, senza dovere estrapolare; come è evidente dal grafico in 'plot' si tratta di un litotipo stocasticamente omogeneo (senza eteropie, al di là delal stratificazioen verticale. In questo caso la media dei parametri governa la verifica agli SLU e il valore caratteristico è quello più vicino alla media. Questo lo specificherei bene in relazione, facendo riferimento al punto (e nota) rilevante dell'EC7 e all'articolo rilevante della Circ. CSLLPP (scusate ma adesso non li ho sotto mano).
Sarei interessato ad ascoltare altre opinioni sul problema multistrato, la mia è solo una delle tante possibili.
Inoltre, dato ceh abbiamo litologie piuttosto 'soffici', a bassa resistenza, bisognerebbe a monte degradare i parametri in base ai meccanismi di degradazione ciclica e sovrappressione, secondo quanto dicono EC8 e NTC08. passare quindi dal parametro X a Xcyc (X ciclico) e poi finalmente Xcyc,k ed eventualmente Xcyc,d , da inserire nelle verifiche.
Per queste litologie sarebbe molto opportuno fare ciò, una volta esclusa la liquefazione (primissima verifica da eseguire, do per scontato che matt l'abbia già fatta).