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#64554 21/04/2009 11:55
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Riprendendo quanto riportao nel DM 2008, parag. 7.11.3.4.2.." La verifica a liquefazione può essere omessa quando si manifesti almeno una delle seguenti circostanze:
1) eventi sismici attesi di magnitudo M inferiore a 5"

Ma come faccio a determinare se l'evento attesso potrà averea una Magnitudo inferiore o superiore a 5?

Ho visto che l'INGV ha pubblicato un rapporto con la suddivisoone dell'Italia in zone sismogentiche con una magnitudo attesa espressa per ciascuna zona.

Posso fare riferimento a ciò o ci sono altre metodologie?

Grazie
Stefano

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Originariamente inviato da: GEOMugello
Ho visto che l'INGV ha pubblicato un rapporto con la suddivisoone dell'Italia in zone sismogentiche con una magnitudo attesa espressa per ciascuna zona.

Posso fare riferimento a ciò o ci sono altre metodologie?


La suddivisione di cui parli per ora, e se non giungono smentite, mi sembra sia l'unico documento ufficiale che contiene il riferimento alla magnitudo attesa.
Tra l'altro si tratta di momento sismico e non magnitudo, ma dato che la norma è vaga ("magnitudo attesa M") potremmo interpretarla come qualsiasi misura di intensità sismica, altrimentri avrebbe dovuto specificare Ms, Ml, Mb, Mw o altro.

Il problema sorge nelle zone non classificate, perchè non mi sembra sia scritto che nelle zone non sismogenetiche si abbia una magnitudo non >5.

Per cui l'unica cosa sicura da fare sarebbe saltare quel primo passo e riferirsi direttamente al successivo step (soglia di 0.1 Amax)


"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761
P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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Ciao, premeto che non conosco la normativa in quanto studio all'estero ma, il problema della liquefazione non e', come ben sapete, relativo alla sola magnitudo. In letteratura riportano che si possa avere liquefazione anche al di sotto di Mw<=5 ma e' molto raro e in condizioni molto particolari. Se si usa poi il metodo classico di Seed and Idriss (Nspt), per parametri derivabili dal terremoto, la pga e' la variabile piu' importante; ovviamente devono esserci tutte le altre condizioni, relative al materiale, perche' si possa avere liquefazione. Penso quindi che il primo step suggerito da Mccoy sia la prima cosa da valutare.

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Mi spiace che la mia risposta precedente sia andata persa.
Dando per scontato cosa dice Luca, circa Ag, il vero bandolo iniziale della matassa è Mw

Vi invito a leggere:
http://zonesismiche.mi.ingv.it/quesiti/index.php?id=m23&year=2007#m23
Così avete una risposta definitiva.

Non l'avrete però per stabilire le conseguenze della liquefazione... Qui le NTC latitano.

Ultima modifica di massimo trossero; 21/04/2009 16:54.

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Non riesco a rintracciare il file a cui Meletti si riferisce quando dice:

"Per quanto riguarda la magnitudo da usare in analisi sulla liquefazione, il consiglio è quello di usare la magnitudo massima attesa in ogni zona sismogenetica. Questo valore è ricavabile dalla colonna 8 della tabella 6 a pagina 38 (rappresentato nella figura 36a) del rapporto conclusivo della mappa che trova in questo sito."

grazie dell'aiuto

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Mi spiace ma non posso postare il link perche richiede che tu compili un form iniziale.

Inizia da http://zonesismiche.mi.ingv.it/
vai su http://zonesismiche.mi.ingv.it/elaborazioni/
compila il form
e poi devi andare nel menu documentazione tecnico scientifica
li trovi il citato documento


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Basta mettere su google la parola chiave Rapporto conclusivo bozza aprile 2004 INGV e ti esce facilmente la pubblicazione che cerchi a pag 38.

saluti, agi

Ultima modifica di agi; 24/04/2009 16:49.
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Mi collego a questo tema, ponendo una domanda:

La mia zona è classificata come 2, con un valore di accelerazione orizzontale ag = 0.25g.

Se la categoria del suolo di fondazione è di tipo C ovvero “Depositi di sabbie e ghiaie mediamente addensate, o di argille di media consistenza con spessori variabili da diverse decine fino a centinaia di metri, caratterizzati da valori di Vs30 compresi tra 180 m/s, e 360 m/s (15 < NSPT > 50, 70 < cu < 250 kPA).
Secondo voi esiste la possibilità di stimare a quale valore di magnitudo il suolo rischierà di subire liquefazione.

Insomma pongo questa domanda perchè in questi giorni mi è capitata l'opportunità di visionare una abitazione in muratura, posta su terreni sabbiosi saturi, distante circa 50 Km dalla zona epicentrale del terremoto di L'Aquila, in cui le lesioni presenti fanno pensare ad un cedimento del terreno su cui poggia la struttura in muratura.

E' possibile che il terreno abbia subito liquefazione???E come potrei fare una veriifica analitica???

Seconda domanda: perchè nelle Università Italiane si studia tutto tranne quello che bisognerebbe studiare???

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Esiste anche il cedimento indotto da forze sismiche, che è ancora più comune.


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Sì Massimo, va benissimo, ma ci sono metodi analitici che mi consentano di dimostrare che il cedimento derivi da una possibile liquefazione del terreno indotto dal sisma (sebbene abbastanza distante dalla zona epicentrale), piuttosto che da una condizione preesistente del terreno e quindi della struttura???

Cerco di spiegarmi meglio: se io tecnico mi trovo di fronte ad una casa lievemente lesionata, le cui lesioni sono riferibili ad un cedimento del terreno, ci sono possibilità di sapere se quel cedimento è stato indotto dalla liquefazione delle sabbie dovute al sisma, oppure erano già preesistenti???

Di queste situazioni ne sto riscontrando molte, qui dalle mie parti e mi sto chiedendo di quanto esse possano essere riferibili ell'evento sismico aquilano o meno...

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