Di ritorno dal Convegno sulla Protezione Civile di Milano. A mio modesto parere sempre di più c'è dstanza tra il mondo accademico e la realtà presente in Italia, sembra che viaggino su binari diversi alcuni proprio sono come a Matrix. Da un lato le leggi portano ad una disintegrazione delle strutture preposte alla protezione civile e difesa del suolo, dall'altro il mondo accademico che sembra non avvertire queste cose e continua a proporre nuove tecnologie per la previsione, la prevenzione e la gestione dei rischi come se vivessimo in Francia, Svizzera, Stati Uniti, Giappone o altro. Ma qui non è Matrix, si continuano a Costruire Centri Funzionali in prossimità di faglie attive, o Sale Operative in aree alluvionabili con leggi che continuamente riorganizzano (a volte smembrandole come le Autorità di bacino) senza senso logico le strutture preposte alla difesa del suolo o protezione civile solo per sistemare persone. Di questo nessuno ha accennato, nessuno ha riferito al prof. di Tolosa esperto in rischio industriale, che in Italia, a differenza che in Francia, le industrie ad attività di rischio di incidente rilevante tranquillamente possono costruirsi ed espandersi sopra faglie attive.
Ma che senso ha continuare ad investire in sistemi previsionali metereologici soprattutto lì dove non esistono reti idro-pluviometriche con dati in real time? La professionalità in questi campi sta decadendo e prima o poi a capo delle strutture ci troveremo rabdomanti, cartomanti ed astrologi.