Ti espongo un paradosso.
- Tu hai comprato presso un regolare impianto di riciclaggio un materiale riciclato, composto al 90% da ghiaia e al 10% da laterizi, con tanto di certificazione.
- Hai usato questo materiale per il sottofondo di un piazzale.
- Per qualsiasi motivo hai poi deciso di rimuovere il materiale di sottofondo da un certo punto per ampliare il piazzale in un altro punto.
Secondo l'interpretazione ambientale della norma, non hai un rifiuto e un sottoprodotto, bensì una materia prima: la prendi e la riutilizzi. Buon senso, economia, risparmio delle risorse: l'ambiente ringrazia.
Secondo l'interpretazione "corrente" della norma, il tuo materiale è un rifiuto. Lo porti a discarica o a riciclaggio, torni all'impianto e ne ricompri uno identico con il suo bel certificato. Tempo e soldi buttati in scavi, analisi, autotrasporti, pratiche e certificati, al fine di evitare denunce: le attività pseudoeconomiche costruite su questo presupposto ringraziano.
Abbiamo a che fare con una legge nata per contrastare i rifiuti ma applicata in modo da trasformare in rifiuto anche ciò che non lo è.