Ringrazio tutti per il contributo dato.
Siete stati così precisi che a rileggere la mia domanda tanto generica mi sento inadeguato
Provo ad integrare ora.
La relazione geologica che stavo leggendo e che ho usato come base del mio lavoro riportava insistentemete di depositi eluviali e colluviali.
Poiché non mi era chiaro cosa implicassero questi aggettivi ho formulato la mia domanda; domanda distorta dalla mia propensione alla modellizzazione: questi due aggettivi mi dicono qualche cosa della permeabilità?
Bene, mi avete risposto che no, non danno indicazione della permeabilità, ma dell'origine del deposito (immagino però che questi due aggettivi qualche altra informazione la diano e - magari frequentando il forum - mi saranno più chiari quali riflessi applicativi ci possano essere dal fatto che un sedimento sia generato in loco o arrivato da altrove).
Fortunatamente nella relazione geologica comparivano anche 5 prove di permeabilità in sito di tipo Lefranc (su circa 20 ettari di «deposito detritico colluviale» con permeabilità bassa (k= 10-7÷10-8 cm/sec) su una formazione marina pliocenica
sottostante).
Penso che concorderete con me che meglio ancora di una misurazione di permeabilità diretta in laboratorio, ci sia una prova in campo.
La conducibilità idraulica, nelle prove Lefranc a carico variabile, è data dall'applicazione di questa formula:
K = AdH / C dt Hm
A = area di base della tasca filtrante
dH = H - H = differenza di carico idraulico
dt = t - t = intervallo di tempo corri spondente a dH
Hm = carico idraulico corrispondente al tempo medio (t + t ) /2
C = coefficiente di forma
Ho provato a rifare i conti, ma per ora non sono riuscito a ottenere i risultati del geologo.
Quando (e se

) vi riuscirò, mi piacerebbe capire se si può usare qualche cosa di diverso di un tempo medio (ma fare una integrazione sul periodo o qualche cosa simile).
Ri-grazie.
'ndrini