I problemi, almeno nella mia regione, sono riconducibili innanzi tutto alla “politica” esercitata dall’Università e dall’Ordine negli ultimi anni, in cui è stata data priorità alla quantità (più siamo più contiamo) piuttosto che alla qualità (più preparazione = maggiore considerazione).
A fronte di una preparazione sempre bassa (nonostante i 5 anni) e lontana dalle esigenze di mercato, si è avuto un incremento esponenziale e costante degli iscritti all’albo che si sono riversati nella professione per mancanza di altri sbocchi lavorativi (per inciso, in tutta la prov. di SS, estesa quanto il Friuli Venezia Giulia, c’è un solo geologo dipendente pubblico

). Chi oggi fa libera professione lo fa non per vocazione, ma per necessità, e si sa che la necessità alla fine rende schiavi (prima viene lo stomaco, poi la morale) con tutto ciò che ne consegue (tariffe basse, studi eseguiti unicamente ad avvallo a progetti etc. etc.). Se oggi si dovesse riformare veramente il nostro corso di studi (certe materie devono essere insegnate esclusivamente da chi ha operato seriamente nel settore :rolleyes: , possibilmente all’estero e non da professori riciclati e demotivati

), i primi seri risultati ci sarebbero fra un decennio, probabilmente già troppo tardi considerata l’aggressività

ed elasticità

dimostrata da altre Università.