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Assalto alle professioni
Confindustria, con l’appoggio di Tremonti, suona la carica per l’abolizione degli ordini. Il vero obiettivo è entrare in grande stile nel mercato dei servizi
DI MARINO LONGONI
L’assalto di Confindustria alle professioni ha mancato, per ora, il bersaglio. Ma ha raggiunto comunque il risultato di chiudere in un angolo il mondo degli ordini. La cittadella dei «privilegiati» è assediata, e la sua caduta sembra ormai solo una questione di tempo. Ricapitoliamo brevemente i fatti.
Nelle bozze del decreto legge sulla manovra, compare, a sorpresa, un articolo che di fatto abolisce gli ordini professionali. In seguito alle proteste dei diretti interessati, viene prima modificato, poi stralciato. Ma Giulio Tremonti, nella conferenza stampa di presentazione della manovra, promette che la riforma si farà, si tratta solo di trovare il momento adatto. Dopo un paio di giorni l’Italia si trova sotto il tiro dei mercati finanziari, la situazione si fa critica, maggioranza e opposizione decidono di dare un segnale e di approvare in pochissimi giorni la manovra correttiva. Tra i pochi emendamenti che saranno inseriti rispunta l’abolizione degli ordini. In pochi minuti al senato si mobilitano gli avvocati del Pdl minacciando di non votare la fiducia. Tremonti minaccia le dimissioni. Interviene Schifani. Si trova un compromesso con una norma pasticciata, incomprensibile, inattuabile. Ma tutta la stampa, istigata dalle dichiarazioni al vetriolo di Emma Marcegaglia, si scatena contro la lobby dei professionisti, la nuova «casta» che, pur di difendere i propri privilegi, non ha esitato a mettere il paese a rischio di default. Scende in campo anche la Cgil. Tutti sotto le bandiere delle liberalizzazioni, del mercato, della libertà di accesso dei giovani, dello sviluppo economico. Balle.
L’abolizione degli ordini non farà aumentare il pil, non creerà posti di lavoro, non faciliterà l’accesso dei giovani alle professioni anche perché molte sono già sature e per le altre non esistono barriere all’ingresso se non capacità personale e impegno.
Il vero obiettivo è l’interesse di Confindustria a entrare in un mercato, quello dei servizi professionali, che si presenta allettante. L’esperimento dei Caf, i Centri di assistenza fiscale, può dirsi riuscito: i sindacati, in difficoltà nel loro campo, si sono riconvertiti come fornitori di servizi professionali di bassa gamma. Ora si vuole ripetere l’esperimento più in grande. Ma c’è l’ostacolo degli albi, della personalità della prestazione professionale, della resistenza di un mondo che non vuole cedere il passo perché è radicato da secoli nella realtà produttiva italiana, fatta di miriadi di piccole e medie imprese, di rapporti di fiducia consolidati, di relazioni umane che vanno anche oltre il business.
L’industrializzazione dei servizi abbasserà i costi? Può darsi: intanto però il panino (personalizzato) che mi servono al caffè del Duca, a cento metri dalla redazione di ItaliaOggi, mi costa 4 euro (assieme a una bottiglia di minerale, un caffè e una spiritosaggine di Fausto), il Big Mac menu, 50 metri più avanti, costa 5,90 e lo forniscono insieme a un «buongiorno» stereotipato.
- Italia Oggi7 18 luglio 2011

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Be se non altro a meno che non istituiscano anche il geologo certificato, "sai, tutto è possibile" possiamo state tranquilli che confindustria e sindacati non ambiscono ad una lavoro così malretribuito come quello del geologo.


"Prosunt omnia quae obstant"
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Be se non altro a meno che non istituiscano anche il geologo certificato, "sai, tutto è possibile" possiamo state tranquilli che confindustria e sindacati non ambiscono ad una lavoro così malretribuito come quello del geologo.


Ah Ah, certo siamo tra i più poveri dei professionisti e una volta tanto questo aspetto potrebbe favorirci.

Ma, conoscendo l'industria e soprattutto i costruttori, spesso taccagni a non finire, temo che non ci sia da stare eccessivamente tranquilli.

I rapporti di fiducia consolidati comunque verrano molto difficilmente intaccati.


"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761
P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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I rapporti di fiducia consolidati comunque verrano molto difficilmente intaccati.

solo se devi risolvere "grane" che i ribassisti non sanno fare
l'attacco concentrico, sindacati, confindustria e una certa politica cialtrona e male informata porteranno a fare sparire le "libere" professioni scomode non controllabili e ....
stà comunque a noi vendere cara la pelle e al nostro CN prendere le dovute iniziative (magari consltando la base)


michele conti
fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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Ah Ah, certo siamo tra i più poveri dei professionisti e una volta tanto questo aspetto potrebbe favorirci.


Non penso che i professionisti che eseguono attività d'indagini geognostiche siano così poveri come quelli che redigono solo le relazioni.
In alcuni anni "fiscali" il mio fatturato per le attività geognostiche è stato anche 45 volte superiore a quello delle relazioni geologiche.
Ci sono grosse strutture create da nostri colleghi, più o meno rappresentanti o ex di ordini, che fatturano dal milione di euro ai 5 milioni di euro.
Ok...direte! Gli utili non sono paragonabili a quelli derivanti dalla sola attività di consulenza(20-30% contro anche il 90-95% dell'incasso) ma che vuoi che sia quando praticamente il 98% della mia fonte di reddito deriva da quel tipo di attività professionale che già da tempo viene erronemante affidata alle imprese anzichè ai liberi professionisti?
Chi ha la responsabilità di questo? Forse gli stessi ordini che dovevano tutelare da tempo queste prerogative professionali?
Troppo tardi piangere adesso sul latte versato!

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Non penso che i professionisti che eseguono attività d'indagini geognostiche siano così poveri come quelli che redigono solo le relazioni.
In alcuni anni "fiscali" il mio fatturato per le attività geognostiche è stato anche 45 volte superiore a quello delle relazioni geologiche.
Ci sono grosse strutture create da nostri colleghi, più o meno rappresentanti o ex di ordini, che fatturano dal milione di euro ai 5 milioni di euro.
Ok...direte! Gli utili non sono paragonabili a quelli derivanti dalla sola attività di consulenza(20-30% contro anche il 90-95% dell'incasso) ma che vuoi che sia quando praticamente il 98% della mia fonte di reddito deriva da quel tipo di attività professionale che già da tempo viene erronemante affidata alle imprese anzichè ai liberi professionisti?
Chi ha la responsabilità di questo? Forse gli stessi ordini che dovevano tutelare da tempo queste prerogative professionali?
Troppo tardi piangere adesso sul latte versato!

Guarda che non è vero che chi fa solo professione (scusa, relazioni geologiche ti_prego), se la passa necessariamente male.
Certo con un bel numero di operai alle dipendenze ci puoi arrivare a quei fatturati che dici (facendo anche i micropali pollicesu).
Sicuramenta la sodisfazione che provo per un lavoro ben riuscito è almeno 45 volte superiore a quella per una prova penetrometrica (in gioventù ho provato anche questa esperienza) salute

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Facendo la relazione e le prove ho sicuramene più soddisfatto che farne una sola..poi è un po come quando si facevano le tesi..c'era chi amava rilevare (tra cui io..)e chi scappava via..

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Ivan lavora da imprenditore con tutti i rischi (tanti) e onori (a volte pochi). il professionista è su un'altro piano (interagente e/o collegato ma sempre diverso)
ora leggi e regolamento stanno confondendo le cose (responsabilità dell'impresa; ad esempio faccio spesso il consulente dell'impresa contribuendo a fare variare il progetto se insufficente e richiedendo indagini aggiuntive e in questo spesso il geologo è uno che si mette di traverso)
ma il professionista deve essere quello che decide cosa e come fare le indagini e come interpretarle in funzione della problematica da affrontare interagendo con il progettista. l'impresa fa (con cosenza) quello che gli dicono di fare. quando l'impresa è in posizione ambigua progettista geologo esecutore le cose si complicano


michele conti
fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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Personalmente sono a favore dell'esame di stato ed all'APC; bisogna rendersi conto che la parte appetibile della nostra professione riguarda i laboratori e le attività imprenditoriali certificate, quindi viste come una posizione di rendita. E' qui che Confindustria, Sindacati e politica vogliono mettere le mani.
La relazioncina non fa gola a nessuno. L'unica mia speranza è riposta negli ingegneri, gli unici ad avere la forza contrattuale e gli "attributi" per mandare di traverso il boccone ai soliti padroni del vapore.

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Guarda che non è vero che chi fa solo professione (scusa, relazioni geologiche ti_prego), se la passa necessariamente male.


Rapporto CRESME/Consiglio Nazionale dei Geologi
“Mai come in questo momento di crisi economica i geologi sono una risorsa preziosa per il nostro Paese, un Paese dove la scienza della terra può contribuire a salvaguardare il territorio, a valorizzarne le risorse, a garantire la sicurezza dei suoi abitanti, a sviluppare nuovi segmenti innovativi di rilevante interesse economico. E invece da alcuni anni la nostra professione vive una fase critica”. Così il Presidente del Consiglio nazionale Pietro Antonio De Paola ha commentato i risultati salienti dello studio realizzato dal Cresme su incarico del Consiglio Nazionale, presentato oggi a Roma in occasione del convegno nazionale su Formazione universitaria e mercato della geologia in Italia: crisi e prospettive.
Calo degli iscritti all’albo, difficoltà a trovare occupazione, insoddisfazione rispetto ai percorsi formativi, a cui corrisponde un calo del numero dei laureati in geologia: sono questi gli indicatori di una difficoltà a crescere che richiede una decisa inversione di tendenza. Il numero di iscritti ai corsi di laurea in geologia è infatti passato da 8.689 nell'anno accademico 2001/2002 a 7.246 nel 2008/2009, un calo di quasi il 17% in appena sei anni, in controtendenza rispetto alle dinamiche generali della popolazione studentesca, cresciuta del 5%, e mentre gli iscritti ai corsi di laurea, in un certo senso, “concorrenti” quintuplicavano.
“Tutto ciò – sottolinea De Paola - risulta tanto più paradossale nel momento in cui la crisi economica, le emergenze climatiche ed ambientali, l’uso sconsiderato del suolo e delle risorse idriche, energetiche e minerarie, e, di contro, l’impiego di avanzate tecnologie di monitoraggio territoriale e ambientale, di esplorazione del sottosuolo, di sapiente lettura e analisi integrata del territorio e relativo substrato riassegnano alla geologia un campo di applicazione eccezionale.
Non solo l’intera legislazione rilancia il ruolo dei geologi ma l’intero processo dell’uso del territorio e di tutte le risorse naturali poggia le sue basi su nuovi modi di pianificare, di costruire, di utilizzare le risorse per i quali la conoscenza della evoluzione e delle caratteristiche del territorio e del sottosuolo è un elemento base dello sviluppo sostenibile. Per non parlare poi della pressante necessità di mettere in sicurezza aree sempre più vaste interessate da fenomeni sismici e di dissesto idrogeologico."
Il CRESME stima in 800 milioni di euro il mercato potenziale del geologo, di cui 341 milioni, pari al 43% del totale, la quota sul fatturato complessivo delle attività collegate direttamente alle opere di ingegneria ed all'edilizia. Ma se si considerano anche le attività di rilevamento geologico di base, le indagini geotecniche e geofisiche, studi, ricerche e prove di laboratorio, fanno riferimento al settore delle costruzioni allargato, non meno del 55%.
Dall’indagine campionaria realizzata dal CRESME emerge come circa il 60% dei geologi fatturi meno di 30 mila euro in un anno, mentre il 32 % da 30 a 100 mila euro. Soltanto il 7 % ha un fatturato da 100 mila a 1 milione di euro e poco più dell’1 % superiore a 1 milione di euro.
La distribuzione del fatturato ottenuta mediante l’indagine campionaria è risultata compatibile con quella dedotta dagli Studi di Settore, che permettono di stimare un fatturato annuo medio di circa 39 mila euro ed un volume d’affari complessivo nel 2007 di circa 600 milioni di euro; si tratta di circa 650 milioni di euro del 2009, quindi poco più dell’80% del potenziale di mercato 2009 stimato dal Cresme (800 milioni), il che suggerirebbe ancora margini di crescita per la categoria.
Il 29% dei ricavi dei geologi provengono dal settore pubblico e un altro 29% da committenza diretta da privati; mentre le imprese di costruzioni, in media, contribuiscono direttamente con una quota sul fatturato complessivo del 14%.

Ma come si inserisce il geologo nella fase di mutamento tecnologico e strutturale che sta attraversando il proprio mercato di riferimento? Dall’indagine emerge che la maggior parte dei geologi è attiva nello sviluppo di nuove metodologie di monitoraggio ambientale e rilevazione dei movimenti del suolo e nel settore delle energie rinnovabili. I più giovani, invece, si occupano maggiormente, oltre che di energie rinnovabili, di sistemi informativi, modelli tridimensionali del suolo e sottosuolo e di sviluppo software. In termini economici, invece, il settore innovativo più promettente risulta essere lo stoccaggio geologico di rifiuti speciali, seguito, a grande distanza, da nuove metodologie di monitoraggio e rilevazione, sviluppo software e fonti energetiche rinnovabili.
Di fronte a queste dinamiche diventa essenziale una profonda riforma della formazione professionale per restituire qualificazione e rendere più competitiva la categoria fortemente penalizzata rispetto ad altre professioni.

Per il Presidente De Paola “sono necessarie due azioni urgenti; la prima riguarda l’obiettivo prioritario di una riforma dei profili professionali oggetto di formazione universitaria, guardando all’evoluzione dei mercati di riferimento, valutando con gli Atenei metodi in grado di adeguare i contenuti e l’offerta formativa alle concrete esigenze del mercato. Strategia già perseguita dal Consiglio nazionale che da cinque anni ha istituito un’ “Alta scuola per le applicazioni della geologia” in convenzione con l’Università di Roma “Sapienza” con profili rivolti all’innovazione tecnologica e all’aggiornamento professionale di eccellenza. Non solo, ma in questo ambito il Consiglio Nazionale ha avviato un progetto di Aggiornamento Professionale Continuo, che a dicembre 2010 terminerà la fase triennale sperimentale. Alla fine del percorso sperimentale saranno gli Ordini territoriali a valutare la possibilità di sanzionare i professionisti che non abbiano adempiuto all’obbligo di formazione.“
La seconda questione “che impatta fortemente sulle prospettive di lavoro della nostra professione, riguarda la salvaguardia della specificità delle competenze. Il nostro Paese ha vissuto e sta ancora vivendo anni di confusione professionale. Non è possibile che tutti possano fare tutto, perché in questo modo si mortificano le professionalità migliori e si abbassa la qualità dei servizi che nel nostro caso significa mettere a rischio la vita delle persone e distruggere risorse naturali non rinnovabili. Ben venga una riforma dell’Università, delle professioni e un riconoscimento di quelle emergenti non regolamentate, ma si faccia chiarezza, anche al nostro interno, su chi può e sa fare una cosa e chi invece non può.”

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Certo con un bel numero di operai alle dipendenze ci puoi arrivare a quei fatturati che dici (facendo anche i micropali pollicesu).


Non sono un'impresa edile ..nè metallurgica. Sono un geologo esperto in indagini geognostiche e non vedo che attinenza ha ciò che dici con la mia professione. A meno che non ti riferivi ai calcoli di dimensionamento dei micropali...ma non mi occupo nemmeno di questo tipo di lavoro. 2pollicisu

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Sicuramenta la sodisfazione che provo per un lavoro ben riuscito è almeno 45 volte superiore a quella per una prova penetrometrica (in gioventù ho provato anche questa esperienza) salute


E vorresti negarla ai giovani geologi che si avvicinano alla professione partendo proprio dalle indagini geologiche? basta

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