Originariamente inviato da: notarangelo
Per la caratterizzazione sismica ai fini delle NTC è sufficiente applicarne una, nessuno sta dicendo che si devono applicare tutte; in uno studio di risposta sismica locale e di microzonazione sismica è necessario applicare più di una compreso il downhole!



Sembra opportuno ricordare che gli ICMS riportano:

Tabella 1.6‑2 - Livello2. Sintesi delle indagini, elaborazioni e prodotti
Indagini Indagini geofisiche in foro del tipo DH o CH, cono sismico, sismica a rifrazione, analisi con tecniche attive e passive della dispersione delle onde superficiali
per la stima di Vs, microtremori ed eventi sismici.


Non bisogna ovviamente utilizarle tutte o più di una. Si dovrà decidere caso per caso quale sia più opportuna. Rimando ad una lettura dei volumi sulla Microzonazione dell'Aquila, dove ci sono molte pagine dedicate ai confronti tra più tecniche (ad esempio nella Macroarea 3 si sono confrontati DH, ReMI, inversione HVRS vincolata da ERT e registrazioni da terremoti). In alcune aree non si sono utilizzati i DH, in altre, come L'Aquila Centro, la profondità raggiungibile non era sufficiente a spiegare le frequenze e le amplificazioni osservate. Nella proposta di revisione degli ICMS si sta pensendo di rendere obbligatoria (o quantomeno molto consigliata) la stesura di una mappa delle frequenze dei suoli già al primo livello. E' ovvio che di fronte a frequenze attorno ad 1 hz o inferiori, un DH a 30 m non è sufficiente per caratterizzare il profilo di velocità dello strato risonante e si consiglia quindi l'esecuzione di misure passive di dispersione delle onde superficiali con array possibimente bidimensionali e di dimensioni adeguate.



Marco Mucciarelli
Università della Basilicata
http://www.unibas.it/utenti/mucciarelli/index.html