“Touché” tanto per rimanere in gergo schermistico ma mi riferivo solamente al fatto che gli Ingegneri, fortunatamente per loro, hanno a che fare con calcestruzzo e ferro che hanno comportamenti noti e ripetibili mentre per noi di ripetibili ci sono solo gli errori visto che il nostro regno è l’incertezza e volerla imbrigliare in regole (EC7, NTC etc.) mi sembra una gara veramente dura sulla cui utilità nutro seri dubbi.
Quanto all’autorevolezza degli Accademici cui in gran parte si devono le norme in questione, è a mio parere assoluta se ci si riferisce alla teoria ma non è il ”verbo” quando invece si passa alla pratica e una piccola parte del corso sarà dedicata a dimostrarlo (insomma in questo campo fanno errori tanto quanto noi comuni mortali solo che dall’alto del loro sapere sono molto più abili a trovare poi delle giustificazioni).
Gli steps che proponi sono in linea di massima condivisibili (punti 1 e 3) ma per fare la tua previsione di capacità non dovresti usare i valori più cautelativi, ma bensì la verticale meno favorevole schematizzandola al meglio senza prenderti in questo alcuna riserva.
Non dovrai avere timore inoltre di specificare nel rapporto che la tua è una valutazione di principio con margini di variazione di + 20-30% (a dipendenza della qualità dei dati disponibili) e che va pertanto verificata con almeno una prova di carico (statica o/e dinamica) da eseguire nei pressi della verticale che ti è servita per il calcolo e sono sicuro che non farai alcuna brutta figura nei confronti del Committente
Tu scrivi al punto 2 …seguo (dopo che ing mi ha fornito le tutte le azioni) le procedure di calcolo scelte in funzione del tipo di pali e dell’autore……. e qui casca l’asino (a scanso di equivoci mi riferisco ovviamente al sottoscritto).
Nella letteratura ci sono infatti decine di metodi di calcolo molti dei quali opera di luminari (Bustamante&Gianeselli, Eslami&Fellenius, Fugro, UWA, API, Takesue solo per nominarne alcuni) e quindi referenziati con una fornita casistica di prove di carico, ma il loro impiego non ti garantisce in partenza un risultato migliore del metodo messo a punto da uno scalzane qualsiasi (così a caso cito il mio).
La realtà delle cose è che tutti vanno bene ma è il “manico” quello che conta: se gli input sono corretti gli output lo saranno quasi sempre in ugual misura.
Ergo, è la caratterizzazione geotecnica dei suoli attraverso le prove in situ che conduce le danze ed al corso noi cercheremo appunto di migliorare il vostro stile di ballo oltre che, con il contributo dei partecipanti, anche il nostro.