Ecco un sito che segue la vicenda:
http://www.abruzzoweb.it/contenuti/proce...anze/38183-302/Balocchi ancora non capisco ciò che affermi, perché avrebbero dovuto dire dobbiamo aspettarci il peggio? Gli scienziati mica vanno a sentimento...ad intuito..a sensazioni...a paura.
Le domande dei politici, degli amministratori, dei cittadini e dei media in genere erano sulla previsione, perciò Boschi ha affermato l'improbabilità di un evento distruttivo come quello del 1703 a breve, anche se non si poteva escludere completamente. E' una affermazione fatta su base statistica, l'unico strumento scientifico che potesse dare delle probabilità, gli scienziati, come detto, non vanno e non devono andare a sentimento o a sensazioni.
Il richiamo alle condizioni degli edifici riportate nel verbale e già un qualcosa che va oltre le loro competenze in quanto non hanno e non possono avere idea di quello che è lo stato dell'arte, in materia di prevenzione, operato dalle amministrazioni e dalla protezione civile locale. Non possono sapere la condizione di vulnerabilità degli edifici presenti o le possibili amplificazioni del terreno. Come saprai bene in Emilia Romagna a corredo di un Piano Operativo Comunale c'è bisogno di uno studio di microzonazione sismica e questo chi lo ha deciso lo Stato? La comunità scientifica? l'INGV? Possono deciderlo loro? Oppure è un compito della Regione e degli Enti Locali? Il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile da alcuni anni ha dato le linee guida alle Regioni per gli studi di microzonazione sismica, ma quali Regioni le hanno recepite? Quelle a più rischio sismico?
Inoltre si chiamano piani di emergenza e non di sicurezza, perchè un piano non mette in sicurezza un bel niente.
Questi piani sono a seconda dell'estensione e dell'intensità dell'evento: nazionali e spettano al Dipartimento, provinciali e spettano alle Province, comunali e spettano ai Comuni, ma anche le Comunità Montane come le Unioni dei Comuni dovrebbero redigere piani di emergenza.
Il piano di emergenza non è un documento che una volta fatto si tiene nel cassetto, ma è una serie di attività che vanno dalla previsione (in caso di fenomeni prevedibili) alla fase di emergenza e superamento di questa. Le attività previste poi vanno verificate con esercitazioni.
La legge dice chi deve redigere il piano ma non stabilisce nulla per chi non lo fa (la legge è del 1998).
Per i terremoti a mio avviso servono piani di emergenza nazionali, dato che un terremoto in genere interessa più Comuni e più Province, i quali dovrebbero recepire quelli provinciali come quelli comunali, in quanto il territorio è conosciuto meglio dagli Enti Locali che non a caso sono Enti Territoriali.
Una volta era diverso, lo Stato con i Geni Civili dislocati a livello provinciale, era presente sul territorio.
Se gli Enti Locali non fanno tali piani lo Stato, attraverso il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, difficilmente riuscirà a fare piani nazionali, poiché gran parte delle risorse le riversa non per gli studi ma per il soccorso e superamento delle emergenze.
E' questa, a mio modesto parere, una grandissima anomalia.
Che senso ha far partire le colonne mobili in tutta Italia da Roma?
A l'Aquila alle 6 di mattina del 6 aprile 2009 si sono tutti trovati al casello dell'Aquila Ovest. Chi doveva prevedere l'alternativa per evitare che ciò accadesse? Gli Enti Locali, la Regione o il Dipartimento?
Io la soluzione la vedo così: il Dipartimento finanzia le Province (fin quando ci saranno) e i Comuni più a rischio sismico ed idrogeologico, per la redazione di piani di emergenza e costruzione di sale operative, previa rendicontazione della spesa, prendendo risorse dalle attività che nulla hanno a che fare con la protezione civile...come la gestione dei grandi eventi...riducendo anche l'enorme e costosa struttura che ha a livello centrale.
Nella regione Abruzzo la Provincia a più rischio sismico qual'è? E' una delle Province a più rischio simico d'Italia insieme a Reggio Calabria e Messina.
Questa Provincia come era messa con le attività di prevenzione nelle scuole (attività di competenza provinciale), nella pianificazione di emergenza (attività di competenza provinciale) e nelle attività di prevenzione dei rischi naturali (attività di competenza provinciale). Gli Uffici preposti al deposito delle pratiche sismiche (attività di competenza provinciale) com'erano composti? il personale era sufficiente?
Eppure l'allora Presidente della Provincia dopo il terremoto è andato in giro per l'Italia insieme a Travaglio a parlar male della Commissione Grandi Rischi e dello Stato.