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gto, non è che si voglia escludere a priori il DMT, purtroppo questo pregevole strumento soffre di due significativi inconvenienti, il primo superabile e cioè il costo, il secondo non superabile cioè non penetra le intercalazioni ghiaiose così diffuse talora nel quaternario continentale.
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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Mi pare di capire che Caio avesse a disposizione (solo?) DPSH. Partendo dall'assunto che tali prove sono più adatte ai terreni granulari (magari ne trovassi io dalle mie parti!), ho immaginato Caio nelle stesse condizioni in cui ti sei trovato tu, gto, a dover dimensionare un palo con una spt (Corso di Milano)...se questo è ciò-che-passa-il-convento, ho trovato di buon senso consigliare una back analysis, nella speranza che il luogo sia conosciuto (per precedenti indagini) o che sia stato possibile misurare altri parametri geotecnici in luogo.
The road not taken (Robert Frost)
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La prova dilatometrica può essere continua, alla stessa stregua di una CPTU ma molto più spesso puntuale ed eseguita quindi nel corso di sondaggi come l’SPT o la PMT. In questa ultima versione non vi è allora alcun ostacolo per bypassare gli strati ghiaiosi. Quanto al costo se ci si riferisce all’acquisto puro e semplice mi sembra veramente alla portata di molti se non di tutti ed è comunque un investimento che si ripaga a breve termine. Lo strumento è infatti molto robusto, di facile manutenzione e non è per nulla complicata nemmeno l’interpretazione dei risultati . Quanto al costo per ciascuna prova puntuale in Svizzera è da 2 a 3volte quello dell’SPT (ma ci si deve ricordare che laddove la consistenza del terreno lo consente la lunghezza della prova può raggiungere alcuni metri) ed 1/3 del PMT. Quindi d’accordo che nessuno è profeta in patria ma che gli Accademici italiani, con pochissime eccezioni, non facciano nulla per promuovere questa prova che altri nel mondo ci invidiano (Schmertmann, Mayne e Robertson per citarne alcuni), è veramente inspiegabile oltre che del tutto stupido almeno a mio personalissimo parere (da qui il richiamo a Tafazzi).
Gianni Togliani
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...se questo è ciò-che-passa-il-convento se il convento passa un cibo rancido e andato a male io o svuoto il piatto e lo riempio con qualcosa di nuovo acquistato in una rosticceria doc (dico rosticceria e non ristorante di lusso) oppure digiuno...
Impara l'arte e mettila da parte!
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È del tutto ovvio che non avendo nulla a disposizione se non SPT o DPSH ci si deve arrangiare con quello si ha. Quello che discuto è il fatto che nel programmare una indagine geognostica a nessuno in Italia viene in mente che c’è anche il DMT per caratterizzare, in modo spesso ineguagliabile, i terreni fini (le sabbie in particolare).
Gianni Togliani
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La prova dilatometrica può essere continua, alla stessa stregua di una CPTU ma molto più spesso puntuale ed eseguita quindi nel corso di sondaggi come l’SPT o la PMT. In questa ultima versione non vi è allora alcun ostacolo per bypassare gli strati ghiaiosi... Gianni, io mi riferivo al DMT montato sul semplice trattorino che monta anche DPSH e CPT. Nella maniera che dici tu è usato molto poco da queste parti (o forse per niente), anche se l'idea è sicuramente buona. Alcune peculiarità delle prove dilatometriche sono state discusse in un altro thread, nel quale sei invitato a replicare. http://www.geoforum.it/ubbthreads.php?ub...true#Post104965
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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Luca, per quanto mi riguarda il 99% delle DMT di cui ho curato l’esecuzione quando ero responsabile di una ditta operante nel ramo (quindi dal 1980 al 1995) e successivamente come consulente, è stato di tipo puntuale perché come giustamente hai fatto notare molto spesso si trovano strati superficiali prevalentemente ghiaiosi che ne impediscono l’uso come prova continua. Alla luce dei miei 30 anni di impiego delle DMT credo di poter affermare che sono prove in situ di importanza fondamentale per una corretta caratterizzazione geotecnica dei terreni fini specie se usate in concomitanza con le CPTU o meglio ancora le SCPTU di cui sono il complemento ideale (o viceversa). Nel recente corso di Milano (23 Settembre scorso) ho avuto modo di presentare un Case History (Stabio) piuttosto illuminante in proposito perché dimostrava come, interagendo con le due prove, si possano evitare errori grossolani nella determinazione di OCR, Cu ed M in cui si sarebbe invece certamente incorsi avendo a disposizione solo delle CPTU anche se interpretate con un software di alto livello come CPTe-IT, cui, come noto, sovrintende personalmente Robertson. Nel caso qualcuno fosse interessato all’argomento mi permetto di segnalare anche in questa sede che il corso di Milano verrà ripetuto il 2 Dicembre prossimo (Luca non è che tu abbia voglia o/e tempo di partecipare?. Per verificare se sia o meno il caso di affrontare il viaggio potresti parlarne con chi ne ha già assaggiato in anteprima la “commestibilità come ad esempio ” “Pasionaria”, Michele Conti, Marco Franceschini, Massimo Trossero ed Agi, per citarne alcuni).
Gianni Togliani
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Gianni, la voglia di venire non mancherebbe sicuro, il tempo è un fattore purtroppo più critico, vedremo.
Per tornare al discorso c'-phi', l'articolo postato in precedenza da michele fa parte della teoria degli attrattori, che viene ilustrata anche nel libro di Alberto Bruschi a pag. 166. Il discorso qui è più dettagliato e la tabella 5.6 potrebbe essere utilizzata con le dovute cautele, permangono però i dubbi rispetto al dataset di controllo (quanti campioni di laboratorio?) e alla mancanza di una struttura di correlazione tra c' e phi' nelle correlazioni proposte
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Premesso che la coesione efficace (argille OC) dovrebbe essere tenuta in conto preferibilmente nelle valutazioni a breve termine, sulla determinazione dei parametri efficaci di resistenza al taglio di questi suoli dalle CPTU credo si possa dibattere a lungo ma senza cavare un ragno dal buco a meno di operare scelte personali comunque opinabili. Per quanto mi riguarda sono ad esempio piuttosto perplesso sulla la possibilità di derivare “a” per via grafica ritenendo il metodo troppo soggettivo. Per ricavare “Nm” preferisco allora seguire il criterio di Mayne (SOA-1, Alexandria 2009) e determinare dapprima l’angolo di attrito ponendo a=c’=0 procedura questa che permette di sostituire nell’equazione che Bruschi riporta a pag. 167, Log [(qt-sigma v)/sigma’v] a Log(Nm) . Nel grafico relativo usufruendo dei valori di Bq che mi sono noti (l’angolo di plastificazione è uguale a zero), identifico poi in successione il valore di “Nm”, di “a” ed infine di “c’” che poi paragono a quello calcolato tramite l’equazione di Mesri via pressione di preconsolidazione. Per le scelte finali, operative, mi affido all’esperienza, al buon senso e …. alla misericordia di Dio.
Gianni Togliani
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....Per le scelte finali, operative, mi affido all’esperienza, al buon senso e …. alla misericordia di Dio. In effetti la geotecnica rimane più un'arte divinatoria che una scienza, in relazione ai moltissimi fattori da considerare e ai pochissimi dati generalmente a disposizione. Ovviamente, avendo già un numero di prove note nell'area, paragonando limiti, granulometrie, phi' e c', possiamo farci un'idea se i risultati dei due metodi sopra citati sono da adottare o da scartare alla luce della conoscenza a priori (un aspetto del metodo bayesiano, ossia se l'a posteriori devia di molto da un' a priori informata, scartiamo il risultato).
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