Luca,
per quanto mi riguarda il 99% delle DMT di cui ho curato l’esecuzione quando ero responsabile di una ditta operante nel ramo (quindi dal 1980 al 1995) e successivamente come consulente, è stato di tipo puntuale perché come giustamente hai fatto notare molto spesso si trovano strati superficiali prevalentemente ghiaiosi che ne impediscono l’uso come prova continua.
Alla luce dei miei 30 anni di impiego delle DMT credo di poter affermare che sono prove in situ di importanza fondamentale per una corretta caratterizzazione geotecnica dei terreni fini specie se usate in concomitanza con le CPTU o meglio ancora le SCPTU di cui sono il complemento ideale (o viceversa).
Nel recente corso di Milano (23 Settembre scorso) ho avuto modo di presentare un Case History (Stabio) piuttosto illuminante in proposito perché dimostrava come, interagendo con le due prove, si possano evitare errori grossolani nella determinazione di OCR, Cu ed M in cui si sarebbe invece certamente incorsi avendo a disposizione solo delle CPTU anche se interpretate con un software di alto livello come CPTe-IT, cui, come noto, sovrintende personalmente Robertson.
Nel caso qualcuno fosse interessato all’argomento mi permetto di segnalare anche in questa sede che il corso di Milano verrà ripetuto il 2 Dicembre prossimo (Luca non è che tu abbia voglia o/e tempo di partecipare?. Per verificare se sia o meno il caso di affrontare il viaggio potresti parlarne con chi ne ha già assaggiato in anteprima la “commestibilità come ad esempio ” “Pasionaria”, Michele Conti, Marco Franceschini, Massimo Trossero ed Agi, per citarne alcuni).