Immagino che il Professore che citi ti abbia parlato del metodo di calcolo di cui hai chiesto informazioni come uno dei tanti disponibili allo scopo.
Magari ti interessa sapere che i metodi analitici non sono in genere i più adatti per fare previsioni sulla capacità dei pali battuti.
Per dimostrarlo ho preparato una sintesi che non posso allegare (>1.5 MB) ma che posso fornire a chiunque la desideri (il mio indirizzo è "gtogliani@bluewin.ch"), dei risultati ottenuti per il “Pile Capacity Prediction Event” promosso dagli organizzatori nell’ambito dell’ISC’2 di Porto (2004) relativo ad un palo prefabbricato di sezione quadrata (b=0.35m) e lunghezza 6 m infisso nei suoli residuali della zona.
Esaminando il documento in questione e premettendo che la resistenza ultima del palo è quella individuata, nel corso di una prova di carico statica, da un cedimento pari al 10% del diametro del palo stesso e che una previsione si considera accettabile quando la capacità calcolata è + o -20% di tale resistenza ultima, le conclusioni che se ne traggono, sono:
1.la prova di carico dinamica è quella che offre la maggiore percentuali di successi (5 previsioni su 6) come giusto pretendere da uno strumento di controllo che spesso sostituisce la prova di carico statica tradizionale (ma questo tuttavia non vale per i pali trivellati ne per i CFA anch’essi oggetto di previsione);
2.tra le capacità determinate direttamente dalle prove in situ le migliori sono quelle ottenute dalle PMT (5 previsioni su 8), seguite dalle SPT (8 su 18) e infine dalle CPTU (12 su 54);
3.i metodi analitici in questa graduatoria sono desolatamente ultimi (1 previsione su 16).
Questi risultati talvolta sorprendenti hanno comunque una loro logica (ad esempio Bustamante e Gianeselli che hanno codificato sia il calcolo con le CPT che con le PMT lasciano per queste ultime un agio molto minore alle interpretazioni personali, le migliori previsioni usando l’SPT sono state fatte dai brasiliani e dai portoghesi ricorrendo a formule studiate in modo specifico per i suoli residuali da loro assai comuni).
Le previsioni di successo relative alla resistenza ultima del palo, tuttavia non sono spesso tali se si giudicano in base alla distribuzione tra la resistenza di attrito e di punta, quest’ultima spesso sopravalutata almeno a giudicare dall’andamento della curva carico-cedimento.
Se hai interesse su questo argomento ti consiglio comunque di consultare il libro di Bruschi sulle prove in situ che presenta molti dei metodi di calcolo maggiormente in uso spiegandone in modo esauriente i criteri di applicazione.

Ultima modifica di gto; 06/11/2011 09:25.

Gianni Togliani