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Ragazzi, ma perché generalizzare ? Perché non si può in assoluto pensare a tirocini gestiti onestamente, e magari incentivati, da studi che intedono fornire tale servizio mantenendo una qualità ? Io e i miei colleghi dei tirocinanti abbiamo avuto cura, e non credo che sia perché siamo degli eletti o più buoni di altri. Inoltre il tirocinio offre un servizio che non credo l'Università, anche con la buona volontà, possa offrire. La pratica degli stage e simili è importante e, se non erro, diffusa anche in moltissime realtà estere. Ovviamente il tutto andrà attentamente calibrato e regolamentato, ma se diventa l'ennesima proposta impossibile è anche per un'inerzia della base (vedi noi) che io giudico eccessiva.
P.S. Anticlinale, nel buttarti a pesce sei un maestro... Sono dieci anni che lavoro.

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P.S. II Se invece, caro anticlinale, volevi fare dell'ironia (che io ingenuamente non ho capito) dicendo che siccome sono ormai laureato non mi interessa nulla degli studenti sappi che ti sbagli, sia per quel che cerco di fare quando posso, sia perché a me il tirocinio durante l'Università, a certe condizioni e magari con una durata inferiore, sarebbe piaciuto. Se ne può discutere, ma credo sia sbagliato cassare la proposta a priori.

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Geostd, è tutto il discorso a monte che non va, cioè: è il sistema stesso che va ristrutturato, anche se la cosa a mio parere è a dir poco utopistica. Il problema nasce anzitutto alla base, dove all'università la casta dei professori sembra esistere solo per autoglorificarsi, od in altri casi a dire del sottoscritto vergognosi, per fare quello che non dovrebbe cioè utilizzare personale e attrezzature per svolgere lavoro professionale, cosa che avviene anche e soprattutto nei dipartimenti di ingegneria (anche se da noi non mancano le eclatanze: lo studio geologico per il tracciato della TAV tratta bologna-firenze, non lo ha fatto una ATI di liberi professionisti, bensì l'emerito prof. G.B. Vai, ordinario di geologia stratigrafica e ricercatore sulle alpi carniche da anni nell'ateneo bolognese). Oppure la realizzazione della nuova carta geologica dell'ER, appaltata spesso senza alcun indugio ad interi staff di ricercatori e professori universitari (cfr. università di siena) i quali si avvalgono di manovalanza più o meno sottopagata (tesisti, rilevatori con assegnino di ricerca, postdottorati da fame in attesa di concorso per non morire di fame).
Attualmente all'università non viene insegnato niente o quasi che possa aiutare un rapido inserimento nel mondo del lavoro, ed in ogni caso a parte qualche caso più o meno felice, in cui la posizione è stata conquistata con artigli e ai bordi di un precipizio sempre più profondo, oppure per alcuni grazie al poco gratificante ma provvidenziale aiuto della famiglia, la professione è allo sbando ma non tanto per i motivi che si sbandierano nel forum, che mi hanno già visto protagonista di polemiche, ma per il fatto che, diciamocelo, in italia la cultura delle spinte e degli appoggi politici la fa da padrone.
Infatti, per chi vuol fare la libera professione, non negare che il successo può essere assicurato in possesso di (professionalità naturalmente a parte, che si intende esserci per default):
a) una tessera politica possibilmente del lato con maggior frequenza di potenziali committenti pubblici e/o privati
b)conoscenze giuste e/o strategiche per entrare nel giro giusto o nella rubrica telefonica di possibile committente di spicco (siamo seri, non si campa facendo la relazione geolgocica per un piano particolareggiato o due palazzine).
c) appartere ad una loggia tipo massonica facciamo pure un esempio il rotary (conosco casi eclatanti di chi ha fatto veramente i soldi con la professione).
d) essere figlio d'arte (il nepotismo è tipico italiano, come dai notai o dagli avvocati, anche nei geologi si annovera qualche caso, il più delle volte quando il predecessore apparteneva alle categorie precedenti).
Per questa ragione ritengo che disquisire sul fatto che il tirocinio vada fatto o no, sia una perdita di tempo, niente più niente meno di quella che sta facendo il sottoscritto scrivendo questo post.
Per cambiare non serve una legge dello stato sul tirocinio o sulla riforma delle professioni: ci vuole un radicale cambiamento a partire dalle persone, avere il coraggio di farsi un esame di coscienza e anche se non è facile opporsi alla logica del lavoro in appoggio alla politica. Allora potrà avere un senso anche fare tirocini pre e post laurea.


This is The End, my only Friend, The End (J. Morrison)
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Ma perchè mi deve venire applicato in studio questo nuovo balzello ?

Che cosa c'entro io se l'Università che viene pagata dagli studenti non fornisce il sapere sufficiente agli stessi per esercitare la professione e quindi risulta inadempiente ??

I docenti universitari sono ben pagati, esercitano la professione da una condizione di privilegio sia di prestigio che d'attrezzature (perchè queste sono pagate dai contribuenti e non da loro), i loro corsi d'insegnamento sono di un numero di ore pari a quelle di due settimane di un docente di scuole medie superiori ma vengono pagati il triplo di questi ultimi al mese e per 12 mesi all'anno.

Hanno inoltre la possibilità di delegare 12 ore del loro corso a chi ha pratica professionale, ossia a liberi profesisonisti che sanno fare realmente la professione facendo pagare dall'università in totale la bella cifra di 1.200.000 lire (i professori a contratto).

Se non sono privilegi questi ditemi che cosa intendete per privilegio !!

Quindi per favore non prendetevela con noi professionisti che arranchiamo giorno dopo giorno subendo una continua concorrenza sleale da parte degli unversitari, ma prendetevela con loro se non v'insegnano a sufficienza !!!

Ricordatevi cari giovani colleghi che dopo domani vi trovere nelle nostre condizioni.

Un'ultima osservazione: l'ordine professionale fu una grande conquista se adesso non funziona come ritenete debba funzionare prendetevela con coloro che lo gestiscono in questo modo e con voi stessi che li avete votati.

Antonio

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Caro Anticlinale, prendo atto della tua risposta, piacevolmente (per me) articolata e senza eccessi. Il problema ha più facce; posso concordare su alcune cose che dite tu e Scaglioni, ma non credo nella possibilità di risolvere le questioni sociali sempre partendo da un'ipotetico inizio da cui poi, in realtà, non si parte mai. Cambiare le mentalità (le nostre comprese) è un processo lungo; nel frattempo proviamo a discutere soluzioni parziali che magari, alla fine, comporranno un quadro generale. Il ricorso sistematico agli stage anche all'estero suggerisce che, in nessuna realtà, il sistema di formazione universitario riesce a farsi carico di tutta la formazione stessa dalla base su su fino a rendere una persona già perfettamente adatta al lavoro, per una molteplicità di ragioni, anche comprensibili, che non c'è spazio per discutere qui. Gli studi professionali o le aziende sono una risorsa di formazione preziosa; si tratta di valorizzarla senza giocare allo scaricabarile e, permettetemi, ritengo più corretto vedere la proposta e poi discutere. Si possono calibrare in modo ottimale i tempi, costruire sistemi di incentivi per gli studi anche diversi dal finanziamento diretto, fornire assistenza e controllare la qualità e così via. Lo scopo finale dovrebbe essere quello di alleare costruttivamente, come già si fa in altri campi, Università e mondo del lavoro a beneficio di tutti. Si può fare un riforma buona o una riforma cattiva; con una riforma buona io, personalmente, sarei disposto a contribuire alla formazione a beneficio degli studenti e di miei futuri colleghi. Con una riforma cattiva, scaricabarile, costrittiva e quant'altro no. Dicendo no a priori non seghiamo le gambe all'Università, ma a quanti - oggi studenti - ci seguiranno; dicendo sì, ne possiamo almeno discutere, prospettiamo una possibilità in più. Poi, magari con le baionette - metaforicamente - e chidendo corrispettivi contribuiamo a una buona riforma o affossiamola, ma in quest'ultimo caso non perché pretendiamo prima di risolvere la questione di Adamo ed Eva o perché siamo ancora incazzati con il barone di turno (del quale, alla fine e nonostante tutto, non mi frega proprio niente).

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P.S. (come al solito): e per favore, cerchiamo di essere un po' più equilibrati con la questione degli Ordini professionali. Io non sono un fan dell'autorità costituita, mi limito a prendere atto del fatto che praticamente tutto quello che viene fatto a favore della professione in Italia - e non certo solo contro - deriva dagli Ordini. Sbagliano ? Si potrebbe fare meglio ? Accettano compromessi ? Può darsi e qualche volta è certo, ma secondo me solo la disonestà intellettuale più completa può portare a dire che sono un fallimento sotto ogni punto di vista. Là, in prima linea, ci sono consiglieri e presidenti - non la maggior parte di noi - eletti sì con una minoranza di voti, ma perché molti, anche gli insoddisfatti, non hanno votato, nemmeno per Scaglioni. E dire "perché tanto non cambia niente" è una giustificazione qualunquista. Il fatto è che preparare un programma adeguato, fare campagna elettorale, farsi eleggere, agire e accettare gli inevitabili compromessi costa fatica. E sono ben pochi quelli disposti a farla e a sostenere fattivamente quelli che lo fanno. Chi, per esempio, ha avuto la possibilità di partecipare un minimo ad attività politiche lo sa bene; a criticare, a dare disponibilità sulla carta e a fare i duri e puri sono buoni tutti. Poi quei tutti, al momento opportuno, spariscono e rimangono i pochi a prendersi le rogne, magari a lottare contro i soliti noti e in più , a venire criticati senza tregua loro stessi; una specie di dannazione.

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P.S. II Intendevo dire tutto quello che viene fatto sul piano istituzionale e pubblico, perché conosco bene l'impegno di molti miei colleghi sul piano privato, che certo ha contributo in modo determinante ad affermare la professione.

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sul preparati si può discquisire a volontà (oggettivo), sul volonterosi direi quasi idem (soggettivo: all'università ho conosciuto lavativi della peggior risma, festaioli cogli amici del dams che la parola lavoro la vedevano come l'ultima riga del tabellone dell'esame della vista.

....ma che università hai frequentato???forse ai tuoi tempi era diverso!

Al lavoro avere un tirocinante universitario è una palla al piede, da seguire passo a passo per evitare cavolate megagalattiche e per insegnare persino come aprire la porta del cesso...
scusa ma tu dove lavori per dire che le ditte se ne approfittano dei "preparati" e "volonteosi" tirocinanti dell'università???????????

Lavorare???non lavoro!o meglio non riesco a trovare lavoro! ho da poco finito il tirocinio postlaurea, che ho fatto presso una azienda sempre tramite l'università. ti assicuro che è stato interessante e non credo di essere stata una palla al piede per nessuno.
Comunque forse mi sono espressa male, con l'espressione "le ditte ne approfittano" volevo dire che preferiscono un tirocinante universitario (gratis), rispetto a un neolaureato(da pagare).

hehehe un altro dei miei rinomati post ultramegapolemici.
Ma chi ha avuto a mano dei neolaureati o dei tirocinanti sa cosa vuol dire.

... non dimenticare che sei stato anche tu un neolaureato!
Mi sono laureata a 24 anni appena compiuti con il massimo dei voti, nel giro di 4 mesi ho sostenuto l'esame di stato, mi sono iscritta all'ordine, so unsare Autocad e il Gis.... e come me conosco altre 10 persone che stanno nella mia stessa condizione. quattro di noi stiamo facendo la SIS, sentomdoci dire: "avete intrapreso una buona strada". magra consolazione, per chi avrebbe voluto fare il geologo.
se volete sempre geologi con 3 o 4 anni di esperienza, vuoi dirmi tu come possiamo fare se abbiamo solo 24 anni???
scusate per lo sfogo!

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PER ANTICLINALE:

sono perfettamente d’accordo con Diamante, mia amica e collega.
Impreparati???? Sicuramente non siamo pronti al mondo del lavoro, ma non per nostra mancanza. Chiedo scusa, ma voi “vecchi” geologi come eravate appena usciti dall’università? Io non credo più preparati di noi ………… e poi siamo sicuramente inesperti…….. ma impreparati no……….
Volenterosi lo siamo senza ombra di dubbio…. io (e come me tante altre persone) mi sono laureata a 24 anni non ancora compiuti, con il massimo dei voti e una media esami quasi del 29. Ho subito superato l’esame di stato (e vi assicuro, non è stato facile), e ora mi ritrovo a frequentare la SIS perché non ho avuto altre possibilità.
E poi un’altra cosa:
ho fatto la tesi in geotecnica al dipartimento di ingegneria civile della mia università. Tra gli ingegneri c’era un forte pregiudizio verso noi geologi, ma fortunatamente alla fine, lavorando sodo, mi sono fatta apprezzare e rispettare……………. parlavano di me come di “un geologo atipico”, cioè di una studentessa in geologia preparata e volenterosa………………. Immaginate che rabbia…………… un giorno arrivano in dipartimento i risultati di alcune prove down-hole effettuate da un geologo………. Le ho guardate e mi sono sconvolta……….. i tempi di arrivo delle onde si allineavano perfettamente su una retta (il nostro collega aveva trovato il modo di eliminare gli errori casuali….. che genio!!!) ….. si parlava di velocità di intervallo quando le misure erano state effettuate con una sola terna di geofoni……….. insomma per farla breve
1) qualche volta i “vecchi geologi” sanno meno di noi neolaureati;
2) se gli altri professionisti hanno un forte pregiudizio verso noi geologi è anche colpa di qualcuno dei nostri cari “vecchi” colleghi.
Io so perfettamente che tra i geologi ci sono ottimi professionisti, persone preparatissime e degne di rispetto, ma ho visto con i miei occhi che non è sempre così…… il problema è che gli altri professionisti generalizzano e ovviamente a noi geologi questo dà un enorme fastidio…………… lo stesso identico fastidio che proviamo noi neolaureati quando un “vecchio” geologo ci chiama impreparati e svogliati!
Ora scusate, vado ad imparare come si fa ad aprire la porta del bagno………

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Sbagliate se ve la prendete con i geologi più vecchi perchè se avessimo la possibilità di crescere trovereste lavoro anche voi.
Nonostante ci sia il mercato, non si riesce a creare degli studi professionali con più di due o tre persone (tranne rari casi).
Da una parte c'è l'Università che invece di occuparsi di sola ricerca, anzi spesso con la scusa della ricerca, svolge importanti lavori professionali come i professori universitari che dopo avere insegnato qualche ora alla settimana vanno nei loro studi a svolgere attività professionale; lo stesso vale per le grandi società di indagini che fanno in toto i lavori più importanti.
Sono d'accordo che non dobbiamo piangerci addosso ma nemmeno fare come i polli di Renzo, mentre gli altri (Ingegneri di grido, società di indagini o come si chiamano adesso "Laboratori", qualche professore universitario e altri burocrati politicizzati) ci vogliono togliere quel poco che in soli 20-30 anni siamo riusciti a costruire anche grazie ai vecchi geologi più illuminati e cioè la nostra presenza qualificata e riconosciuta nel campo delle attività di indagine geognostica e nella geotecnica.

Questi personaggi troveranno delle difficoltà nel relegarci a fare solo il MODELLO GEOLOGICO, anche se hanno dalla loro parte anche l'Ordine Nazionale Dei Geologi.

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