nella carta del rischio sismico in Italia di qualche anno fa la zona del Pollino era considerata a basso rischio nonostante che la linea del Pollino abbia agito come trascorrente sinistra a livello più che regionale, spostando verso l'attuale est l'arco calabro.
La cosa mi lasciava estremamente perplesso e ne parai anche in occasioni più o meno pubbliche: secondo me o c'era un gap sismico oppure la bassa densità di popolazione e la scarsità di manufatti non aveva lasciato ricordi
Oggi vedo che la situazione è cambiata e la zona intorno al Pollino vede una continuità nella carta di pericolosità sismica che prima non c'era. Inutile dire che preferisco da un punto di vista geologico la seconda ipotesi. Vedo comunque che la linea del Pollino non influenza l'andamento della suddivisione sismica
Però vorrei sapere:
1. il meccanismo focale di questi sismi: questa faglia sembrerebbe dunque "tagliare" la linea del pollino o, almeno, non essere ad essa correlata, come mostra anche la nuova carta
2. onestamente non conosco l'EPTM1... c'è kla possibilità di sapere cos'è?
3. fino ad oggi non è mai stata messa in relazione con una scossa forte una precedente attività di sciame sismico o altri precursori sismici
4. riporto quanto scrittomi pochi giorni fa da un noto geofisico, con cui mi ento piuttosto spesso, che è un pò scettico sulle previsioni usando esclusivamente la sismicità
Beh, possiam dire che, nelle previsioni a breve termine, siamo nelle mani dei rospi!
Ritengo che il futuro vedrà un approccio multibanda e multitecnica alle previsioni, in cui tenere conto di:
1) strain regionale
2) strain locale
3) segnali sismici
4) precursori sonici, ultrasonici e in banda radio
5) anomalie gravimetriche o di altri parametri fisici
6) livelli acque sotterranee
7) dati storici riguardanti il sito o siti similari
8) "bio-fonti", come sparizione di anfibi (animali molto sensibili a minime variazioni ambientali. Quindi anche i rospi avranno il loro ruolo).
Può darsi che alcuni di questi dati non siano di facile o generalizzato maneggio in generale ma che, in caso di presenza di altri precursori, possano essere oggetto di monitoraggi mirati.
D'altra parte, l'analisi focalizzata quasi esclusivamente su 3) ha mostrato i suoi limiti proprio negli Abruzzi (anche se pare che un'analisi di tipo 7) avrebbe dovuto suggerire maggiore cautela).
Personalmente, credo che lo strumento in prospettiva più potente, nel senso che potrebbe essere lo strumento che va a dire "ragazzi, stiamo attenti, e affiniamo l'analisi degli altri precursori", sia l'analisi dello strain, perché uno stesso segnale sismico può essere visto con occhi molto diversi a seconda che ci sia molta energia da scaricare oppure no.
nota: per la questione dei rospi, suklla quale fra me e questo ricercatore c'è stata una lunga corrispondenza, la trovate riassunta in questo link:
http://aldopiombino.blogspot.com/2010/04/i-rospi-di-un-lago-marchigiano-e-il.htmlpertanto domando al buon Riga, ringraziandolo per la ricerca, se la sua indagine ha tenuto conto solo della sismicità o si rifà anche ad altri parametri.