Originariamente inviato da: massimo trossero

Per quanto riguarda la gestione della qualità delle indagini, ipotizzo che la proporranno sicuramente gli entri alternativi agli ordini, creati da geologi intraprendenti, a cui iscriversi costerà una fortuna ma tutto sommato se ne avrà un grosso vantaggio.
Chi potrà disporre delle somme necessarie per entrare nel gioco.
E' una prassi che mi funzioni all'estero.


Non credo che sia solo una questione di qualità delle indagini. Quelle dovrebbero essere eseguite nel rispetto delle procedure e delle norme. Chi le esegue dovrebbe essere essere "certificato". E non mi sto riferendo alle circolari bla bla bla, ma ad una "certificazione " senso lato. Un ente che superiore che certifichi che le prove siano eseguite correttamente. Chi le firma dovrebbe essere responsabile della corretta esecuzione delle stesse. Di niente altro.

La questione per me sta nel manico. In chi queste prove le chiede (o non le chiede). Il professionista geologo. Io vedo sempre meno ingegneri che si assumono responsabilità di firma di perizie statiche senza eseguire prove. E sono anni che non incontro ingegneri che le prove se le fanno in casa, salvo qualche battuta con lo sclerometro. Ma se c'è una contestazione o un dubbio corrono subito in laboratorio.
Invece per molti di noi la prova è ancora un optional.
E sono sempre di più le gare (riguardanti restauri o adeguamenti di strutture) che mi capitano sotto mano dove c'è un piano molto dettagliato di prove sulle strutture, redatto dall'ingegnere incaricato della progettazione, con in coda quattro indagini geotecniche buttate a casaccio del tutto inadeguate ed inappropriate.
Ed il geologo dov'è? Perchè non ha partecipato alla redazione del piano di indagini corrette? Perchè non è stato incaricato direttamente e non ha fatto valere le sue esigenze?
Perchè non ci viene riconosciuta pari dignità (per il nostro ambito, evidentemente)?